Cado, Lasciatemi

teatro-san-girolamo-luccaAl San Girolamo di Lucca un classico di Poe rivisitato in chiave lirica. Nell’ambito della rassegna Camera con vista, va in scena Il crollo di casa Usher. Gli applausi volano.

Diteci che fare.
Se sin dall’inizio dei tempi certe mani a noi sconosciute hanno scritto e plasmato i destini corrispettivi, che qualcuno ci istruisca a conseguirli in fretta. Che sia rapido il nostro veleggiare, traumatico persino, se questo volete. Ma non lasciateci qui ancora. E ancora. E ancora.
Siamo a Lucca. Ancora San Girolamo, ancora una prima nazionale. Emanuele Gamba porta sulla ribalta della città Il crollo di casa Usher, opera lirica su libretto unico.
La storia è nota, come l’autore. C’è l’estraneo e ci sono gli Usher; c’è la finestra spiegata su un paesaggio devastato. E poi il maniero. E ancora il maniero. Gli Usher e il male che li rode dall’interno. Chissà se anche un Usher ha ragione di essere al mondo: questa stirpe votata alla pazzia genetica, confinata alle estremità dell’apparato umano. Unico porto, questa casa: viva, organica e cangiante. Vogliate aprire le porte.
Due i temi di questa apologia umana, due le parole chiave della regia che li contrappone: morte e isteria; cornici – e poi la luce. Questa è casa Usher, al di là delle tremende pareti: luce. Ma sarebbe ben pazzo chi la spacci per buona, quand’essa è spiraglio e si rovescia così nell’oscuro, sminuzzata in lame. Ne basta poca, poca è sufficiente: una scintilla è il drappo che scivola sul piano dello specchio. E casa Usher – con le sue dimensioni, con le sue forme – si rivela al pubblico sguardo. E con essa, la sua follia. Luci viola, bianche, indaco: vasta è la gamma delle perversioni umane. E poi i dipinti, le cornici che avvincono il vuoto. Vuota è l’esistenza tra le mura di casa Usher. E se realmente la morte attende con un fascio di crisantemi sul cuore, per quale motivo indugia?
La scena è divoratrice, lo spazio ha un peso, una densità soffocante. Nel suo ventre tre vite muovono il passo: Philip, giunto da un fuori indefinito; Roderich e Madeline, i fratelli Usher. Nella casa tutti loro, nella casa come sul crinale tra sanità e delirio. E Madeline è la prima a scivolare. Ma per un corpo che s’interra a migliaia se ne estraggono. In uno spazio esiguo il tempo può dilatarsi all’infinito. Spazio e tempo possono essere l’uno inversamente proporzionale all’altro.
Così la storia si frammenta, i suoi cardini rompono i legami. Tra i vivi si frappone la morta, la memoria nello stinto arazzo del presente. E se è l’arte a consolare l’uomo, che diremo di quelle cornici? Duro e materno è il loro abbraccio quando Philip e Roderick v’introducono il capo. Tutto è effimero, insopportabilmente effimero. Arte, ci salverai ancora? Amore nostro, vicina nelle ore più inquiete, dicci: che farai quel giorno? Sarai al tuo posto, diligente amica? O deluderai le aspettative di ognuno? La casa si restringe. Sir Roderick e la muraglia di libri che gli si erige attorno mentr’egli ride, ride e ride ancora, come un ossesso. “Ride / Ma non sorride più” (E. A. Poe).
Ecco, magari è l’arte stessa il sospirato tramite. Tra mondo e inferi si erge una cornice. Sarà per questo, dunque, che Madeline, la morta Madeline attende in essa, l’abito bianco predato dal proiettore financo a confondersi col fondale del muro. Ecco, ecco l’uomo: pittura indistinta tra due mondi distinti. Ed è in quel muro, in quella cornice che Roderick dovrà seguirla.
Caducità. Qui è il punto. E la sabbia, la sabbia lo grida ogni volta che scivola dai bicchieri, tra le mani, persino tra le pagine dei libri (e questo, sì, questo è un terribile presagio). La sabbia.
Ma che dire della musica? Favali ingombra la ribalta di composizioni che s’insinuano con fare da ladro. Questa musica è acqua, l’acqua sconquassata. Ma in superficie, ovvio, null’altro che un tremolio. Parole e poi musica, canto e parole. Casa Usher, una piaga infetta.
«Ma è davvero crollata, casa Usher?». Philip, non sai quanto vorremmo saperti rispondere. Chissà. E qui è l’intoppo, sebbene infinitesimale: avremmo preferito una conclusione più drastica in un’opera che, perlomeno in Poe, sceglie di vergare la parola “fine” con prepotenza. Minuzie a parte, un’opera suggestiva. E il pubblico può ritenersi sollevato della comparsa, a lungo invocata, dell’agognato libretto operistico. Nessuna scomodità, questa volta, meno male.
La casa è distrutta. Andiamocene. Copriamo queste rovine, anche a costo di ingerire un sudario. Ogni uomo ha in sé, da qualche parte, una casa Usher.

Lo spettacolo è andato in scena, nell’ambito della rassegna Camera con Vista:
Teatro San Girolamo – Lucca
domenica 4 maggio, ore 18.00

Il crollo di casa Usher
Opera lirica in atto unico
tratta da La Caduta Di Casa Usher di E. A. Poe
libretto e musica di Federico Favali
direttore Giuseppe Bruno

regia Emanuele Gamba
immagini Alessandro Ferri
scene e costumi Rosanna Monti
luci Marco Minghetti

personaggi e interpreti:
Lady Madeline Maria Elena Lorenzini
Philip Ricardo Crampton
Roderick John Paul Huckle

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