Trent’anni di chiaroscuri

Il deserto dei tartari di Dino Buzzati, riletto in un monologo interpretato da Woody Neri nel buio dello Spazio Tertulliano di Milano.

Dalle pagine di un libro alle parole in scena. Il deserto dei tartari – romanzo del 1940 che ha consacrato l’autore Dino Buzzati – viene presentato allo Spazio Tertulliano sottoforma di monologo, interpretato da un unico attore: il bravo Woody Neri.
La Fortezza Bastiani è una roccaforte ai confini del regno che domina la pianura definita “deserto dei Tartari”. Qui, un tempo, avvenivano incursioni di nemici e battaglie; da anni, invece, non si svolge più alcuna azione militare e, oggi, la fortezza non rappresenta che un inutile e solitario avamposto. Ma al suo interno pulsa ancora la vita dei soldati. Tra questi vi è Giovanni Drogo, che giunge alla fortezza all’età di ventuno anni appena nominato tenente. «Quattro mesi e vado via» dice. Non sarà capace, al contrario, di lasciarla e vi trascorrerà tutta la vita, nella speranza di vedere finalmente apparire i nemici, di combatterli e dare un senso a tanta attesa e alla propria esistenza. Ma il destino sarà beffardo.
L’attore – vestito con cappello e mantello da tenente – si presenta in scena quando le luci della sala non si sono ancora abbassate. Poi si spengono completamente lasciando gli spettatori al buio. La rappresentazione si svolge interamente in una semioscurità, tagliata soltanto dalla flebile illuminazione di tre lampadine che lo stesso Woody Neri accende e spegne – in particolare, nella prima fase, quando la debole luce si alterna a momenti di buio completo – e muove, proiettando la sua ombra sulle pareti e creando dei suggestivi chiaroscuri sul proprio volto.
Non ci sono altre note tecniche: non c’è scenografia, non risuona nemmeno una nota musicale o si sente un semplice rumore. Nel silenzio, dunque, risaltano le sole parole del tenente che raccontano – attraverso monologhi, pensieri, dialoghi simulati – trent’anni della sua vita, trent’anni di attese, di speranze, di illusioni e delusioni. Fondamentalmente trent’anni di nulla. Trent’anni sprecati. Sfumati.
Se, tuttavia, la versione teatrale del romanzo risulta moderatamente efficace nel rendere la desolazione di una sorta di illusionistica prigionia volontaria, non riesce nel complesso a fare del tutto presa sullo spettatore. La mancanza di scene, il buio completo dietro la figura del tenente, l’assenza di suoni e musica (a proposito, può essere interessante correre su Youtube ad ascoltare Fortezza Bastiani, dolce canzone di Franco Battiato ispirata proprio al romanzo di Buzzati), l’interpretazione – comunque ottima – che raramente conosce forti cambi di ritmo, pesano sulla rappresentazione, per quanto siano probabilmente scelte registiche consapevoli, volute e ricercate.
Le lampadine si illuminano e si spengono. Lo spettacolo fatica ad accendersi.

Lo spettacolo continua:
Spazio Tertulliano
via Tertulliano, 68 – Milano
fino a domenica 3 febbraio
orari: da mercoledì a sabato, ore 21.00 – domenica, ore 16.30

Il deserto dei tartari
di Dino Buzzati
adattamento teatrale a cura di Maura Pettorruso
regia di Carmen Giordano
con Woody Neri
disegno luci Fabio Antoci
organizzazione Daniele Filosi
produzione Trento Spettacoli
in coproduzione con Provincia Autonoma di Trento – Ecomuseo della Valle del Chiese
con il patrocinio di Fondazione Dolomiti Unisco – Associazione Internazionale Dino Buzzati
Media partnership Corriere della Sera – Corriere del Trentino

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