Cinepanettone Timi

pergola-teatro-firenzeDall’11 al 16 febbraio il Teatro della Pergola di Firenze ha ospitato Filippo Timi, nelle vesti di regista e protagonista, e il suo Don Giovanni. Uno spettacolo decisamente fuori dalle righe che lascia lo spettatore non poco perplesso.

La trama del Don Giovanni di Timi è quella di Mozart-Da Ponte, o almeno così afferma il regista, ma il solo paragone con l’opera del maestro di Salisburgo fa impallidire. L’intreccio mozartiano è divertente, appassionante e velatamente piccante, il suo Don Giovanni seduce e conquista le donne con maestria innata, le usa e le abbandona senza perdere mai il fascino che lo contraddistingue. Le donne lo odiano, eppure lo amano. Il Don Giovanni di Timi, al contrario, è un drogato, una figura volgare, gretta e irrispettosa tanto degli uomini quanto delle donne. Parla costantemente di sesso con una volgarità talmente banale e triste da ricordare i vari Vacanze di Natale sul Nilo, in Montagna, alle Bahamas & co.
Timi intrattiene il suo pubblico per tre ore (ebbene sì, tre ore) facendo la cacca (un elemento ricorrente dello spettacolo), mostrando il sedere della maggior parte dei suoi attori, e facendo usar loro un linguaggio da osteria. L’intreccio narrativo risulta poco approfondito; l’importantissima fase dell’equivoco durante la quale Don Giovanni e il suo servitore Leporello si scambiano i ruoli, tanto per dirne una, passa in secondo piano e il tutto si risolve in un mucchio di gente che corre dentro e fuori dal palco gridando senza posa.
E cosa dire delle donne, quelle che dovrebbero essere le figure centrali dell’opera? Timi le trasforma in macchiette sciatte e insipide alla mercé di un uomo, anche lui, senza niente da dire e tutt’altro che interessante. Donna Elvira, interpretata dalla bravissima Lucia Mascino, una donna distrutta, logorata dall’amore meschino che prova per Don Giovanni, diventa una nobildonna volgare, il cui monologo iniziale si limita a una sequenza di cazzo, parola che diventa il suo leitmotiv, la sua costante battuta d’entrata e d’uscita. Donna Anna (Elena Lietti), una fanciulla sulla sedia a rotelle violentata da un padre-cyborg che parla sardo dopo aver inspirato elio, in seguito all’assassinio del genitore da parte di Don Giovanni, si trasforma in una dominatrice sadomaso che tortura Don Ottavio, fidanzato-servo la cui unica occupazione è masturbarsi sul palco ogni volta che la sua amata lo maltratta. Zerlina (Marina Rocco), infine, non è più la giovane donna pura e ingenua che, in seguito alle lusinghe di Don Giovanni arriva addirittura a mettere in discussione l’imminente matrimonio con Masetto, come l’aveva intelligentemente creata Mozart, ma una bomboniera con tanto di cavalletto girevole, bionda e stupida che mangia cioccolato.
Anche colui che dovrebbe essere l’alter ego del protagonista dell’opera, Leporello (Umberto Petranca) non viene risparmiato dall’impietoso appiattimento psicologico; il suo unico tentativo di approfondimento, infatti, si tramuta in farsa, ed egli viene qui immaginato come un omosessuale isterico che trascorre le giornate litigando con il bellissimo servo di Donna Anna (Alexandre Styker). Tra i due, dietro all’odio si cela un certo feeling che culminerà in un bacio troppo lungo il cui unico obiettivo, probabilmente, sarebbe stato quello di scandalizzare. Siamo nel 2014 e fortunatamente non ce n’è più alcun bisogno.
In definitiva, un cast di alto livello che avrebbe meritato, secondo noi, un copione diverso in grado di sfruttare al meglio le ottime qualità di tutti gli attori.
Filippo Timi parla di spettacolo barocco inevitabilmente caratterizzato da una costante interazione con il pubblico, ma il risultato è uno spettacolo kitsch ed eccessivo che imbarazza chi lo guarda.
Apprezzabili le scene, anche queste del factotum Timi; particolari e inevitabilmente stravaganti i costumi di Fabio Zambernardi.
La scelta delle musiche segue un percorso di modernizzazione dell’opera, così a Claudio Villa si affianca Pavarotti e a Maria Callas i Queen. Le arie d’opera si alternano alle musiche da discoteca, che permettono al nostro Don Giovanni di abbandonarsi a sfrenati balletti, almeno questi, davvero notevoli.
Assurdi, infine, i due video tratti da youtube e proiettati come scenografia durante due cambi di scena.
Il pubblico, per tutto il corso della pièce, è apparso diviso in due: una parte rideva a crepapelle al motto di “i vostri mariti ce l’hanno piccolo”, e una parte rimpiangeva la tisana della buonanotte e il divano di casa propria. Chi scrive, si sarà capito, fa decisamente parte della seconda…

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro della Pergola
Via della Pergola, 18 Firenze
dall’11 febbraio al 15 febbraio, ore 20:45, domenica 16 febbraio, ore 15:45

Il Don Giovanni: vivere è un abuso, mai un diritto
di e con Filippo Timi
e con Umberto Petranca, Alexandre Styker, Maria Rocco, Elena Lietti, Lucina Mascino, Roberto Laureri, Matteo De Blasio, Fulvio Accogli
regia e scena Filippo Timi
regista assistente Fabio Cherstich
luci Gigi Saccomandi
suono Beppe Pellicciari
costumi Fabio Zambernardi
in collaborazione con Lawrence Steele
produzione Teatro Franco Parenti e Teatro Stabile dell’Umbria

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