Il Futurismo compie 100 anni e Milano lo festeggia con una mostra e una serie di iniziative sparse per la città.

Perché il Futurismo oggi?

Nel febbraio del 1909, prima sulla Gazzetta dell’Emilia e, poi, su Le Figaro, Marinetti pubblica il Manifesto Futurista, un coacervo di proposizioni tra le quali spiccano chicche, quali l’antifemminismo; l’idolatria per la guerra, sola igiene del mondo, e la violenza; il rifiuto del passato; l’esaltazione per tutto ciò che è moderno e per la velocità – celebre il confronto fra un’automobile e la Vittoria di Samotracia.

Priva di qualsivoglia apparato critico che, se non altro, indichi come queste anime belle abbiano contribuito con i loro ideali a creare il clima favorevole alla partecipazione dell’Italia a quello sciagurato evento che fu la Ia Guerra Mondiale, che condusse alla morte di milioni di uomini e, tra gli altri, di Umberto Boccioni – massimo esponente artistico del Futurismo e uno tra i maggiori artisti del ‘900 – la mostra snocciola 250 opere che vanno dalla fine dell’Ottocento agli anni 60.

Con la stessa acriticità che ha condotto gli storici dell’arte e il pubblico a sottostimare, in ragione del suo contenuto ideologico, questo movimento di avanguardia, Milano oggi celebra il Futurismo a livello artistico e multimediale, senza fornire un quadro storico di riferimento del periodo in cui si formò e che contribuì a forgiare.

La scelta delle opere esposte risulta, inoltre, assolutamente bulimica, prevedendo un percorso che parte, per la scultura, da Medardo Rosso e dalla Maternità di Previati – opera pittorica di matrice divisionista, esposta alla Triennale di Brera nel 1891 – fino a Il benessere provvisorio di Lucia Marcucci del 1965.

Come dire che tutti i movimenti precedenti fornirono strumenti utili allo sviluppo del Futurismo – ovvio. Come voler affermare che, conclusasi per ragioni storiche – l’arrivo del Fascismo, in primis, e il cosiddetto ritorno all’ordine – e personali – la morte di alcuni tra i suoi maggiori esponenti, quali Boccioni e Sant’Elia – un certo percorso creativo, tutti gli artisti che vi parteciparono, pur aderendo ad altri movimenti, lo continuarono sotto forme diverse e, addirittura, pittori degli anni 60 per il solo fatto di usare, ad esempio, alcune tecniche – tipo il collage – proprie del Futurismo ma, prima, del Cubismo, appartengono a quella stessa corrente ideologico-artistica.

L’esposizione.
La mostra si apre con esempi della cosiddetta “smaterializzazione delle forme“, grazie al moto e ai riflessi della luce. Tra le opere scelte, quelle di alcuni “precursori” – come Pellizza da Volpedo che, in Automobile al Passo del Penice, dipinge una vettura semi-trasparente per mostrare l’effetto della velocità su un corpo solido; e Balla che, nel 1905, firma La pazza, splendido controluce che si riallaccia alla cultura del socialismo umanitario e compone piccoli paesaggi monotonali ispirati alla fotografia. E ancora Carrà, che nel 1910/11, si cimenta con i temi propri del Futurismo in Stazione di Milano.

Il vero fulcro dell’esposizione è però costituito dalle opere del periodo 1910-1915, ideate essenzialmente da Boccioni, Balla, Carrà, Soffici e Severini.

Accanto a uno tra i capolavori di Boccioni, ossia il trittico Stati d’Animo (del 1911), che risente ancora dell’influenza simbolista, i migliori esempi del cosiddetto dinamismo plastico, al quale l’evoluzione pittorica di Boccioni giunse dopo il suo viaggio a Parigi e l’incontro con gli esperimenti cubisti: Elasticità e Ritratto della madre, entrambi del 1912, Donna al caffè (1912/14), Il bevitore, del 1914, e Dinamismo plastico, dell’anno successivo.

Tutte opere che si rifanno a quella molteplicità di sfaccettature che è la visione del reale per l’occhio e il pennello di Picasso e Braque. In altre parole, Boccioni apprende dai cubisti a mostrare i diversi lati della figura solida contemporaneamente a livello temporale, dipingendoli tutti sulla tela a due dimensioni. Seguendo il fil rouge Milano-Parigi, in mostra alcuni quadri di Severini che, nella ville lumière, imita il papier-collé usando la pittura, in Tram in corsa o Metro Nord-Sud, entrambe del ’13, e firma Ritmo plastico del 14 luglio, dove con piglio cubista fa rientrare la cornice nel quadro, dipingendovi sopra. Mentre per Carrà, è da notare una delle poche opere Futuriste, Il Cavaliere rosso, del 1913.

Per quanto riguarda Balla, che non si recò nella capitale francese, la mostra mette in evidenza il suo interesse per la contemporanea ricerca scientifica, con opere che indagano il movimento lineare e la sequenza dei cunei di penetrazione, Automobile + Velocità + Luce (1913) ed Espansione x Velocità (1913/14).

Dello stesso periodo, anche altri quadri a forte contenuto ideologico, come Sventolamento (1915) e La Guerra, dell’anno successivo. In esposizione anche due sculture, un esempio degli assemblaggi che Balla definisce “complessi plastici” e che mostrano la strada che l’artista intraprende in questo periodo, ossia l’astrazione, e Forme uniche della continuità nello spazio del 1913, dove Boccioni mostra il corpo umano come divenire di forme in movimento, massima trasposizione artistica del concetto filosofico di simultaneità enunciato da Bergson.

La maggior parte di queste opere appartiene alle Civiche Raccolte d’Arte del Comune di Milano ed è stata abbandonata per anni a Villa Reale dove, gratuitamente, sia il pubblico milanese che quello internazionale avrebbero potuto goderne ma che disertavano. Negli ultimi anni, in attesa dell’inaugurazione del Museo del Novecento, i medesimi quadri e sculture sono stati messi in mostra, a pagamento, più e più volte e, sebbene capolavori, ci si sarebbe aspettati di ammirare qualche altra opera, oltre a queste – ormai arcinote.

La multimedialità futurista.
Proprio perché il movimento di Marinetti propugnava la compenetrazione di arte e vita, i suoi esponenti si cimentavano a 360° con qualsiasi tecnica artistica o di produzione.
A completare il panorama ecco alcuni esempi di fotodinamismo di Anton Giulio e Arturo Bragaglia che, grazie alla fotografia, già nel 1911, restituivano una visione dilatata della realtà. Esperimenti di fotocollaggio, fotomontaggio e i poetici “camuffamenti di oggetto” di Tato, che risalgono però agli anni 30.

In mostra anche poche immagini del film futurista per eccellenza, Thais, per la regia di Anton Giulio Bragaglia e con le scenografie di Prampolini. Come esempio di teatro futurista si può seguire – purtroppo in piedi – lo spettacolo Feu d’artifice, con le scenografie di Balla, realizzato su musiche di Stravinsky per i Ballets Russes. Su un palcoscenico dove i ballerini non danzeranno mai, alcuni volumi geometrici colorati si illuminano al ritmo delle note musicali.

Una danza di luci, vicina alle istanze di molti registi dell’epoca. Del resto, nell’esposizione sono ben documentati i rapporti tra i futuristi e le avanguardie teatrali, con i costumi plastici per la robotizzazione del ballerino di Depero e le scenografie ancora di Depero, Balla e Prampolini, i bozzetti per il dramma Re Baldoria di Marinetti e gli accenni alle Serate Futuriste, veri happening a metà strada tra comizio, rissa e momento artistico. E ancora, i progetti per una città futurista firmati dall’architetto Sant’Elia, la proiezione di alcuni film e, infine, oggetti di arredamento, poster pubblicitari e copie di trattati, come Pittura scultura futuriste (dinamismo plastico) di Boccioni, edito nel 1914.

Purtroppo la mostra non termina qui. In un’insensata voglia di fagocitare in toto il mondo dell’arte italiano nel movimento futurista, ecco moltiplicarsi le sale tra opere che giungono fino alla metà degli anni 60 e delle quali non scriverò, per non essere accusata io stessa di bulimia letteraria.

Le celebrazioni futuriste, iniziate a febbraio, proseguiranno per il resto dell’anno con una serie di eventi, dai concerti alle performance agli spettacoli teatrali, e che speriamo siano il prodromo di un interesse vero, partecipato e duraturo della città di Milano per il mondo dell’arte, dentro e, soprattutto, fuori dai musei. Futuristi docet.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.