Al Teatro Ventaglio Smeraldo fiabe interattive per spettatori dai 6 ai 96 anni. Gli organizzatori, Elisabetta Milani e Giovanni Lucini, ci spiegano i retroscena del loro lavoro.

Chi dice che una fiaba può piacere soltanto a un bambino?

Al Teatro Ventaglio Smeraldo anche gli adulti partecipano allo spettacolo di Elisabetta Milani e Giovanni Lucini: gli stessi spettatori, infatti, sono chiamati di volta in volta a interpretare un ruolo nelle favole più famose, mentre la voce narrante – che appartiene alla rana Bila – accoglie il pubblico con un sonoro croac e li guida all’interno del racconto.

Spettatori e attori sono tutti sullo stesso livello, non esiste palcoscenico – ci si siede su tappeti o sedie o scale e ci si sente coinvolti nel modo più assoluto in questa meravigliosa esperienza – mentre i costumi e la scenografia sono frutto di una collaborazione con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Il pubblico risponde con entusiasmo: i bambini ridono e giocano, anche se durante l’azione scenica rimangono, quasi per magia, zitti e attenti.

Gli organizzatori del progetto La Casa delle Storie – Milani e Lucini – lavorano da molti anni a questo genere di spettacoli. Alla base c’è la riscrittura della fiaba: l’impianto rimane quello originale – noto a tutti – ma con qualche piccola modifica per rendere lo spettacolo interattivo.

Si inventa, per esempio, un intero esercito di mici con tanto di codina e orecchie che segue e aiuta il Gatto con gli stivali nelle sue imprese, oppure un gruppo di mugnai che porta dei grossi sacchi di grano in una scena assente nella favola originale. Per trattare con tanti bambini, e, in realtà, anche con gli adulti, è necessario un genere di attore particolare – dicono Elisabetta e Giovanni: «Qualcuno che sia capace sì di recitare, ma soprattutto che sia in grado di gestire un gruppo di persone che non si sa mai come potrebbe reagire alle indicazioni per lo spettacolo».

Gli organizzatori raccontano infatti di come genitori, nonni e zii tirino fuori lati del proprio carattere che di solito restano nascosti – donne che si trasformano in lupi mostrando una forte carica di aggressività e persone chiamate a fare il gatto che si immedesimano talmente nel ruolo da mettersi a camminare a quattro zampe, miagolando e leccandosi le zampe, quando l’unica indicazione era: «Sedetevi davanti ai bambini e poi faremo una danza».

L’intento di Elisabetta e Giovanni, nelle loro parole, è di rispettare il valore educativo della fiaba, mettendo i bambini di fronte alle proprie paure. Infatti i protagonisti dei racconti spesso perdono i genitori o si scontrano con personaggi “cattivi”, quali lupi, streghe e orchi.

Il progetto prevede anche che i bambini provino paura durante lo spettacolo, per poi liberarsene tramite l’uccisione del mostro, in una sorta di catarsi – come quella teorizzata da Aristotele. Leggendo il quaderno con i commenti lasciati dagli spettatori all’uscita si trovano frasi come: “Mi è piaciuto uccidere il lupo” oppure “Mi piaceva quando la strega urlava”.

Questo genere di spettacoli è l’ideale per educare i bambini alla magia del teatro perché si sentono coinvolti in un’esperienza che magari, per loro, è propria degli adulti. Partecipando attivamente alle loro fiabe preferite, giocando insieme ai “grandi” a costruire uno spettacolo, si sentono investiti del ruolo di attori e imparano che il teatro può essere sinonimo di divertimento.

Non è un caso che, nonostante il martellamento continuo della televisione, i bambini rispondano volentieri al richiamo della Casa delle Storie, tanto che un bambino ha voluto rivedere lo spettacolo per ben otto volte, pur non prendendovi mai parte.
Se questa è la domanda dei bambini, al teatro fornire sempre nuove risposte.

Lo spettacolo continua:
fino a domenica 16 maggio
orari: sabato ore 15.30 e domenica ore 11.00. Si consiglia di consultare il sito del teatro per le date esatte

Teatro Ventaglio Smeraldo
Bastioni di Porta Nuova 12,  Milano

Il Gatto con gli stivali
con Caterina Donzelli, Federico Lotteri, Giovanni Lucini, Roberto Vitriolo
scene e costumi a cura degli allievi del corso di Costume per lo spettacolo dell’Accademia di Belle Arti di Brera, coordinati da Paola Giorni e Miretta Tovini

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