Bologna r…ussa

La giornata di sabato della manifestazione aretina, giunta alla sua quarta edizione, presenta lo spettacolo di Kepler-452, che tenta la fusione tra il testo culto di Anton Čechov e l’esperienza dolorosa di Annalisa e Giuliano Bianchi. Ma anche una performance itinerante e un accenno ai cambiamenti climatici.

Sabato pomeriggio Arezzo ci accoglie con The-NELKEN-Line, un progetto della Pina Bausch Foundation che sta invadendo vie e piazze in vari Paesi europei, dove persone che non hanno mai praticato la danza regalano un momento di bellezza a ignari passanti grazie a una serie di movimenti che mimerebbero il trascorrere delle stagioni, eseguiti tenendosi in fila serrata, con accompagnamento musicale e, per costumi, abiti originali che esprimono il gusto e la sensibilità verso l’eleganza di ciascun partecipante.

A seguire – prima dell’inizio dello spettacolo serale – in tema con le attuali vicende internazionali, un gruppo formato da cinque ragazze/i sale sul palco del Teatro Petrarca, che ospita anche quest’anno alcuni tra gli appuntamenti del Festival dello Spettatore, per denunciare il problema del cambiamento climatico – e la sua urgenza. Nell’ormai acquisita consapevolezza della sua drammaticità, tale realtà toglie ogni speranza alle generazioni più giovani circa il loro futuro prossimo.
Ascoltandoli, viene però da pensare anche a tutta quella parte di mondo, geograficamente la più estesa e numericamente la più popolosa, che non ha nessun futuro all’ordine del giorno in quanto duramente impegnata in una quotidianità spesso tragica, dove il presente è l’unico tempo nel quale si trascorre un’intera esistenza.

Ma veniamo allo spettacolo. Il giardino dei ciliegi riletto da Kepler-452. Essere scacciati dalla propria casa, dalla propria terra, dai legami più intimi e familiari, dai propri ricordi, dagli animali raccolti o allevati, dalle proprie radici che affondano in un humus prezioso che ci ha resi ciò che siamo – nel bene o nel male. Ed essere scacciati dal passato – che è il nostro presente – dal nuovo che avanza, una speculazione edilizia oppure un esproprio per un malinteso bene comune; da un privato o con un’asta pubblica o da un’amministrazione comunale, nello specifico quella della città di Bologna. Perdere tutto perché non si è provveduto a stare al passo coi tempi, perché non ci si è adeguati al nuovo corso investendo, cambiando il proprio modo di produrre, comprendendo che è alle porte quella rivoluzione che spazzerà via un’intera classe di latifondisti parassitari per ridare dignità a operai e contadini (che in Russia erano servi della gleba fino al 1861); oppure perché, non avendo mezzi, ci si è accontentati di un comodato d’uso per la propria casa colonica, costruita pian piano partendo da un rudere, fidando nell’amministrazione comunale e nel suo impegno a rispettare i patti.
Passato e presente si specchiano e la Storia con la S maiuscola si dimostra sempre il puzzle che raccoglie tutti i pezzi delle storie individuali (con la s minuscola), intime e insieme collettive, che viviamo noi tutti. Questa la premessa.
L’intreccio tra le due drammaturgie, il dramma cechoviano e la realtà di Annalisa e Giuliano Bianchi, non è sempre convincente e si avvertono tempi di sospensione e ripetizioni che rallentano eccessivamente il racconto. Il contrasto a livello poetico si riconcilia verso la fine, nella scena della festa, dove il coinvolgimento di parte del pubblico presente rende palpabile l’imbarazzo che creano i momenti di felicità imposta dalle convenzioni o dagli obblighi sociali, unificando in una sottotraccia emozionale – ben resa – i tempi dell’attesa di Čechov e la nostra quotidiana pochezza o piccola infelicità. L’angoscia invade il palcoscenico, con un senso di solitudine umana, una pesantezza del vivere che, spesso, è solamente un sopravvivere a se stessi e a quanto ci circonda ma che non ci appartiene oltre. Questo sicuramente il momento più riuscito dell’intero spettacolo, in cui sono le atmosfere a creare quel rispecchiamento tra testo drammatico e quotidiana follia.
La scenografia ben sposa questo mondo al rovescio, queste esistenze sull’orlo del disastro (ieri come oggi), mentre le luci accentuano la dimensione intimistica di alcune scene. Buona la scelta delle musiche. Meno la resa dei video.

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito del Festival dello Spettatore 2019:
Teatro Petrarca
via Guido Monaco, 12 – Arezzo
sabato 5 ottobre, ore 21.30

Il giardino dei ciliegi
Trent’anni di felicità in comodato d’uso
ideazione e drammaturgia Kepler-452
regia Nicola Borghesi
con Annalisa e Giuliano Bianchi, Paola Aiello, Nicola Borghesi e Lodovico Guenzi
produzione ERT Emilia Romagna Teatro

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