Al Teatro Carcano, la lucidità della ragione contro l’esplosività della passione.


La prima rappresentazione de Il giuoco delle parti si apre col doveroso omaggio e ringraziamento al direttore artistico Giulio Bosetti, scomparso lo scorso 24 dicembre. Bosetti è stato attore, regista e soprattutto promotore in campo culturale. Il ruolo che ha giocato nella partita della vita e del teatro è stato eccezionale.

Venendo alla pièce, la parte di Leone Gala – ottimamente interpretato da Geppy Gleijeses – è, invece, quella del marito che accetta di sfidare a duello il gentiluomo che ha oltraggiato la moglie, salvo poi lasciare l’incombenza all’amante. Questo è il succo della commedia rappresentata per la prima volta a Roma nel 1918 e tratta dalla novella Quando s’è capito il giuoco. Il giuoco è quello della vita e le parti sono una sorta di ruoli con caratteri fissi, stabili e non modificabili. La parte del marito, per esempio, prescrive all’uomo di accettare la sfida; la parte dell’amante, invece, obbliga Guido Venanzi (Leandro Amtato) a prendere parte al duello. Ciascuno ha la sua parte e Leone, come ripete più volte, ha ben capito il giuoco della vita che consiste nel guardare in maniera distaccata la stessa e le persone e, in questo modo, scoprirne il lato ironico: «Io guardo e mi diverto», dice infatti. Si torna, quindi, ancora una volta all’umorismo teorizzato da Pirandello stesso.

A un andamento piuttosto piatto dei dialoghi (forse troppo) e della musica (totalmente assente), si contrappongono notevoli contrasti di colore, di luci e ombre. Se il primo atto, infatti, si svolge al buio, con pareti a specchio nere (che rimandano, ancora una volta, alle molteplici sfaccettature della personalità, concetto fondamentale dell’intera arte di Pirandello) e ben rappresenta la camera e il carattere della moglie, così il secondo e il terzo atto sono incredibilmente luminosi e completamente bianchi – perfino i libri posati sul tavolo – e ben rispecchiano la stanza e la personalità del marito.

Evidente, inoltre, il contrasto nei colori dei vestiti: nel primo atto, infatti, il bianco appariscente di Leone contrasta con il nero dell’amante e col rosso che contraddistingue la moglie: Un contrasto che rende anche visivamente il confronto tra ragione e passione. La passione che getta nella disperazione – quasi pazzia – la moglie; mentre la lucidità della ragione fa vivere serenamente il marito. E per questo motivo, davanti alla scena, quasi a guardia del dramma, sono poste otto sedie: per ricordarci di guardare la vita con distacco, perché solo così si può affrontare qualsiasi situazione con leggerezza.

Lo spettacolo continua:
Teatro Carcano
corso di Porta Romana 63, Milano
fino a domenica 24 gennaio
orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 15.30

Il giuoco delle parti
di Luigi Pirandello
regia di Elisabetta Courir
con Geppy Gleijeses (Leone Gala), Marianella Bargilli (Silia), Leandro Amtato (Guido Venanzi), Antonio Ferrante (il dottor Spiga), Franco Ravera (Filippo detto Socrate), Massimo Cimaglia (Barelli e il primo signore ubriaco), Ferruccio Ferrante (il marchesino Miglioriti), Francesco Pupa (secondo signore ubriaco), Francesco Sgrò (terzo signore ubriaco), Giorgia Morese (Clara).
scene Graziano Gregori
costumi Carla Teti
luci Luigi Ascione
musiche Matteo D’Amico, Guido Ruggeri
progetto e drammaturgia Egisto Marcucci

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