Restituire il biglietto a Dio

Il Teatro Tordinona ospita Il Grande Inquisitore della Compagnia del Sole, mettendo in scena la vertiginosa speculazione etica e teologica di Fëdor Dostoevskij.

Nel 1879, Fëdor Dostoevskij sanciva la sua immortale carriera con l’apice della sua letteratura, I fratelli Karamazov, opera che sarebbe stata pubblicata dopo pochi mesi dalla sua morte e che era comparsa a episodi nel corso di un paio di anni. Si tratta di un autentico testamento spirituale, ma anche di un’opera dalla dimensione filosofica imponente, che probabilmente conosce poche altre opere paragonabili per la profondità teorica e teologica con la quale vengono affrontati temi dirimenti della modernità occidentale: dall’interrogativo eterno che ci caratterizza drammaticamente in quanto esseri umani sull’esistenza di Dio al dubbio a questo connesso sul senso del dolore e del male, dal ruolo dell’individuo davanti all’insensatezza enigmatica del mondo alla figura del Cristo in quanto Redentore più umano che divino.

Nel corso degli anni, spesso il romanzo di Dostoevskij è stato portato a teatro, con operazioni di traduzione espressiva non sempre convincenti data anche la mole del capolavoro dostoevskijano; la scelta della Compagnia del Sole e di Marinella Anaclerio però è stata diversa, perché hanno portato in scena allo storico Teatro Tordinona quello che può essere ritenuto il cuore filosofico e concettuale dell’opera, ovvero il celebre dialogo in taverna tra i due fratelli Alësa e Ivan e l’annesso racconto della novella del Grande Inquisitore. Scelta audace ma azzeccata ed efficace, perché se è vero che potrebbe sembrare problematico recitare un così intenso nucleo di significato teologico – costruito attorno ai lancinanti interrogativi sul libero arbitrio e sull’incapacità di accettare il male del mondo – allo stesso tempo tale capitolo del romanzo sembra scritto per essere visualizzato a teatro e recitato. Lo fanno magistralmente Flavio Albanese nei panni di Ivan Karamazov e Tony Marzolla in quelli di Alësa “Aleksej” Karamazov, le due prospettive opposte e le due facce della stessa medaglia, il “freddo” e il “caldo”, l’ateo radicale dall’intelletto euclideo e il campione religioso del “perdono” assoluto e fervente devoto di Dio e di Cristo.

Il dialogo-scontro tra i due fratelli, ai due lati di un tavolo di osteria, è restituito dalla regia di Anaclerio con energia essenziale: tutta l’atmosfera viene restituita grazie anche agli ottimi costumi di Stefania Cempini, e condensata dai giochi di luce e ombre della scenografia, dove svetta una sorta di iconostasi movibile che richiama la corona di spine del Cristo o la tela di una ragnatela. Simbolo visivo efficace del labirinto filosofico nel quale siamo chiamati e tirati con energia, tanto che ci sono pagine (della bibbia o dello stesso romanzo del genio russo) che costellano questo pannello.

Quello che voleva perciò Dostoevskij è quello che viene confermato dalla Compagnia del Sole, da sempre così sensibile nei confronti dei grandi classici della letteratura che vengono sempre trattati con estrema cura e rispetto, senza commettere l’errore così frequente nella drammaturgia contemporanea di oltraggiare i grandi della tradizione per strampalate rivisitazioni più o meno avanguardistiche e ipermoderne. Sia Dostoevskij sia la Compagnia del Sole vogliono gettare il fruitore all’intorno di un autentico gorgo filosofico, senza la possibilità di uscirne indenni e con le idee chiare: neanche il ritorno del Messia, come raccontato dal poema scritto da Ivan, garantisce alcunché, perché le parole del Grande Inquisitore non sono deliranti ma profondamente razionali e condivisibili. A quelle parole, l’unica risposta sensata è il silenzio del Cristo e il suo amore indiscriminato e infinito, espresso in un bacio sulle labbra; questo scambio è ottimamente restituito dai due attori, che non commettono l’errore di delegare ad altri due interpreti la parte dei protagonisti della novella. D’altronde Ivan è il Grande Inquisitore, e Aleksej è Gesù Cristo: nel loro scontro carico di affetto, emerge da oltre un secolo la domanda senza risposta che l’essere umano si pone dall’alba dei tempi. Ma continuare a porre tale domanda è il nostro dovere in quanto uomini e donne.

Lo spettacolo continua:
Teatro Tordinona
via degli Acquasparta 16 – Roma
orari: da martedì a sabato ore 21.00
fino al 24 ottobre

Il Grande Inquisitore
da I fratelli Karamazov di F. M. Dostoevskij
drammaturgia e regia Marinella Anaclerio
con Flavio Albanese e Tony Marzolla
impianto Scenico Francesco Arrivo
costumi Stefania Cempini
disegno luci Cristian Allegrini
grafiche Giuseppe Magrone
organizzazione Dario Giliberti
comunicazione Marilù Ursi

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