Materializzazione di un sogno al chiaro di luna

Nell’ambito della seconda Stagione Internazionale di Danza 2011-2012, il Primo Riccitelli di Teramo presenta Il Lago dei cigni nella messa in scena del balletto La Classique di Mosca.

Il Lago dei cigni, capolavoro indiscusso del balletto russo del XIX secolo musicato da Cajkovskij, viene presentato dalla compagnia moscovita nella sua versione più classica, con la coreografia di Petipa risalente al 1895, leggermente riadattata da Vorotnikov in chiave più moderna. Il riallestimento prevede innanzitutto una diversa suddivisione dello spettacolo: ai tradizionali quattro atti vengono preferiti due grandi atti suddivisi in quattro quadri, due ambientati al castello del Principe Sigfried e due sul lago. La coreografia è inoltre alleggerita da una serie di manierismi in funzione di una sequenza più snella e scorrevole.

Impossibile non commentare i quadri bianchi, sul lago. La scenografia è meravigliosa: una quinta di tulle lascia intravedere, prima di alzarsi, le ragazze-cigno sul lago al chiaro di luna per poi trasformarsi, una volta richiusa, in alberi rampicanti ascendenti verso il cielo a incorniciare delicatamente e geometricamente il proscenio. Le luci, eccezionali, color blu elettrico acceso da note di avion, restituiscono davvero la sensazione e l’esperienza di un sogno. Si staglia su questo insieme color notte, cielo e mistero il bianco degli abiti delle ballerine, che diventa luminosissimo e si accende al chiarore della luna, immortalato per sempre dalle indimenticabili note di Cajkovskij.

Il Lago dei cigni è un’opera ormai entrata pienamente nel nostro pantheon di simboli, desideri e paure ancestrali, senza tempo. Solletica in ciascuno di noi l’istinto irriducibile al sogno, all’interpretazione del doppio, alla possibilità che le cose, in fondo, non siano davvero come sembrano. Solletica però anche l’occhio più inesperto che non può rimanere indifferente all’estetica classica, alle geometrie lineari e perfette di una danza alla quale oggi non è facile approcciarsi, tanto e così profondamente sono cambiati i linguaggi e gli stilemi dell’arte contemporanea. A guardarlo con gli occhi di oggi, tuttavia, ci sembra una danza estremamente femminile, femminino in effetti, in cui predomina, indiscusso, il corpo di Odile/Odette sempre e solo sorretto dal Principe Sigfried.

Esistono diverse versioni del finale del balletto: oggi prevale l’happy end in cui i due amanti si riconciliano in vita, ma in passato si è assistito al suicidio di Odile prima, di Sigfried poi, all’annegamento di entrambi gli amanti cui seguiva una riconciliazione soltanto ultraterrena. Sigfried determina, a ogni modo, le sorti della storia, ma non suscita quasi alcuna emozione nello spettatore che rimane assolutamente incantato dalla bellezza femminile, eterea, evanescente e sognante delle ragazze cigno sulle onde del lago.

Belli i costumi, pregevoli i ballerini: segnaliamo, in particolare, la prima ballerina Nadeja Ivanova, stella ormai affermata della danza internazionale che ci ha deliziato con interminabili fouettée en tournant, il giullare Roman Shuparsky (che in altri allestimenti ha interpretato il cattivo Von Rothbart), e il Rothbart di Alexander Sedov.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Comunale di Teramo
via Ignazio Rossi, 9 – Teramo
lunedi 5 dicembre, ore 21.00

Il lago dei cigni
Balletto in due atti e quattro quarti
direzione Elik Melikov
prima ballerina Nadeja Ivanova
libretto Vladimir Beghiscev e Vasily Geltzer
musica Pëtr Il’ic Cajkovskij
coreografia Alexander Vorotnikov da Marius Petipa
scenografie Evgeney Gurenko
costumi Natalia Pavana

Personaggi e interpreti:
Odile, Cigno nero/Odette, Cigno bianco: Nadejda Ivanova
Principe Sigfried: Dimitri Smirnov
Von Rothbart: Alexander Sedov
Giullare: Roman Shuparsky
Il Ciambellano: Alexander Sedov

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