I manoscritti non bruciano


Al Teatro dell’Orologio in scena, per due serate speciali, la trasposizione teatrale dell’immortale opera di Michail Bulgakov Il Maestro e Margherita

La rassegna DCQ arriva alla seconda edizione col titolo evocativo Nuda anima, raggruppando al suo interno spettacoli teatrali, mostre fotografiche, performance e persino degustazione di prodotti biologici, coinvolgendo quindici compagnie e una consistente schiera di attori, autori e registi emergenti; una giuria decreterà dei vincitori nelle varie sezioni, rendendo l’iniziativa ancor più avvincente e degna di lode.
Il Teatro dell’Orologio ha prestato volentieri i suoi spazi all’iniziativa promossa dalla compagnia DoveComeQuando, che nelle varie giornate ha registrato un’ottima affluenza di pubblico. Tra le tante proposte, il 23 e il 24 maggio è andato in scena Il Maestro e Margherita, trasposizione del celebre romanzo di Bulgakov, perseguitato dalla censura sovietica e per trent’anni messo al bando, divenendo poi alla fine degli anni Sessanta uno dei romanzi più importanti del Novecento, perché, come si dice in questo stesso “metaromanzo” (dove all’interno si parla di un dattiloscritto dato alle fiamme per disperazione, stessa sorte dell’opera di Bulgakov!), i manoscritti non bruciano, non scompaiono, perché restano indelebili nell’anima.
Alla compagnia Synapsi Theatre di Roma, e alla regista Valentina Cognatti, non mancano certo mestiere e passione: la messa in scena è potente e visivamente efficace, trascinante, sfruttando tutta una serie di segni espressivi che spaziano dal linguaggio del corpo (la danza), al suono e alla musica, alle luci (adottate con grande attenzione, per creare spesso una specie di tableaux vivants, fermi immagine balenanti e scioccanti). La traduzione è svolta con grande perspicacia, non offrendo al pubblico una mera antologia di passi del romanzo ma ricostruendo le vicende raccontando tutti gli episodi salienti, ma ripercorrendone lo sviluppo per intero. Anche i costumi sono ottimi, stravaganti, tra burlesque e anime giapponese, tra Rocky horror picture show e Tim Burton.
Tuttavia, per quanto il prodotto risulti alla fine senz’altro incisivo, per merito della regia e degli interpreti, è pur vero che forse si sono in generale forzati un po’ troppo i toni: troppo morboso il tutto, quasi che Bulgakov fosse passato attraverso David Lynch, rendendo tutto troppo inquietante, troppo orrorifico e claustrofobico, perdendo la verve tipica del romanzo, dove il demonico è vitalismo, gioia, persino comicità, e non solo tortura, allucinazione delirante, incubo.
D’altronde, come tutti i capolavori, Il Maestro e Margherita non ha bisogno di aggiornamenti particolari, perché è in grado di parlare dell’oggi come era capace di interpretare l’epoca nella quale uscì pur essendo stato scritto decenni prima.

Lo spettacolo continua:
Teatro dell’Orologio – Sala Grande
via dei Filippini, 17/a – Roma
fino al 24 maggio, ore 20.45

Synapsi Theatre presenta
Il Maestro e Margherita
tratto dall’opera di Michail Bulgakov
regia Valentina Cognatti
con Giovanni Avollo, Serena Borelli, Amparo Lavezzo, Flavia Mancini, Francesca Marchionne, Flavio Mattei, Francesca Ragozzino, Michele Robibaro, Federica Salvati

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