Al Teatro Sala Fontana è di scena Il malato immaginario in un’ originalissima e divertente regia e riscrittura che mette in risalto la grande comicità del drammaturgo francese.

Un ritmo serrato e un chiaro riferimento alla commedia dell’arte sono gli ingredienti con cui si dà inizio a questa meravigliosa creazione della talentuosa Teresa Ludovico, con un vivacissimo Pulcinella che – in perfetto dialetto napoletano – introduce il pubblico alla pièce con un prologo creato ad hoc per lo spettacolo, in cui si dichiara “al servizio del signor Molière”. Oltre a fare gli onori di casa, la simpatica maschera apre letteralmente il sipario e ciò che compare davanti agli occhi degli spettatori è una sorta di piramide formata da tre strati tavole di legno praticabili, dove quella più in alto ospita – per la quasi totalità della messinscena – l’ipocondriaco Argante assiso su una poltrona che, girando su se stessa, limita a questo i suoi movimenti.

Attorno (anche simbolicamente), ruotano tutti gli altri personaggi che occupano man mano i vari livelli della scena: Antonietta, la serva scaltra – un vero Pulcinella in gonnella e, non a caso, interpretato dallo stesso attore – si dà da fare nelle faccende domestiche raccogliendo ortaggi e fiori fatti spuntare ingegnosamente tra le tavole della scenografia, mentre con pungente ironia commenta i pensieri del suo padrone. E poi la figlia Angelica, candida e amorevole; la moglie Belina, conturbante, arrivista e spregiudicata – fantastico come la regista rende il suo ménage con il marito; l’innamorato Santino – che, nella versione originale, era Cleante – e un pugno di medici pronti a dare bella mostra di sé e del loro “latinorum”.

La vicenda riprende le trame tipiche delle commedie degli errori e di quelle amorose, ma l’autore ha saputo orchestrarle in modo talmente sapiente che il pubblico non si accorge nemmeno dell’effettiva banalità di alcune situazioni. A questo, va aggiunta l’idea drammaturgica della Ludovico che, trasportando l’azione in Italia con forti caratterizzazioni dialettali che, a sorpresa, ne enfatizzano la vena umoristica, riesce a non stancare mai. I costumi connotano l’epoca effettiva in cui è ambientata la commedia e una netta divisione visiva tra bianchi e neri crea un’opposizione altrettanto netta tra personaggi positivi e negativi.

L’intera pièce è condotta con ironia e infinito buon gusto e anche i tagli e le modifiche al testo sono funzionali. Non è un caso, infatti, che in un’edizione tanto attenta alla comicità insita nel testo, sia stata eliminata la scena della confessione della piccola Luigina – figlia minore di Argante – al padre, indicata dai critici di ogni epoca come il punto in cui massima comicità e realismo si uniscono – risultato della continua ricerca in questo senso dell’ultima produzione molièriana – e tanto amata per questo da Goethe. Lo spettacolo però non ne risente affatto in gran parte grazie agli interpreti, tutti notevoli nel caratterizzare i personaggi. Ottima prova d’attore, in particolare, per Augusto Masiello nel ruolo del malato e performance memorabile per Marco Manchisi, vero mattatore della serata che, nel suo elegante dialetto partenopeo – unito a un umorismo naturalissimo – ha strappato ben più di una sonora risata al pubblico. Il suo Pulcinella più che declamare riesce a dar vita a un vero e proprio canto: uno tra i pochi momenti dello spettacolo che non è accompagnato dalle bellissime musiche di scena di Nino Rota – tra le quali fanno capolino anche Chopin e Beethoven – arrangiate da Michele Di Lallo. Musiche che fungono ottimamente da commenti alle azioni che, spesso, ne seguono il ritmo, riesumando anche quell’aspetto tanto caro al genio francese che farciva i suoi testi di composizioni e balletti un po’ per gusto personale e un po’ per compiacere l’appassionato Luigi XIV, suo protettore e principale committente.

Alla maschera napoletana è affidata anche la chiusura della messinscena che, nel finale, presenta un’ulteriore modifica al testo, proponendo – in versione sintetica – la storia personale di Molière che moriva per un attacco di tosse, iniziato proprio su quei versi finali della rappresentazione de Il malato immaginario. Un artificio originale per unire il teatro e la realtà, l’uomo e il personaggio, che rende questo spettacolo assolutamente imperdibile.

Lo spettacolo continua:
Teatro Sala Fontana

via Boltraffio, 21 – Milano
fino a domenica 27 febbraio
orari: ore 20.30 – domenica ore 16.00

Il malato immaginario – ovvero Le Molière imaginaire
di Jean-Baptiste Molière
regia, adattamento e riscrittura di Teresa Ludovico
con Augusto Masiello, Marco Manchisi, Serena Brindisi/Cristina Mileti, Ilaria Cangialosi, Michele Cipriani Andrea Fazzari e Daniele Lasorsa
spazio e luci Vincent Longuemare
costumi Artelier Luigi Spezzacatene
arrangiamenti musicali Michele Di Lallo
collaborazione al movimento Giorgio Rossi
assistente alla drammaturgia Loreta Guario
assistente alla regia Tatsyuca Kusuhara
cura dell’allestimento Francesco Gennaccaro, Giovanni Pascazio e Franco Martiradonna
tecnici di tournée Fabio Ciaccia, Roberto Colabufo

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