La trincea come metafora

Si conclude la Stagione teatrale del Cantiere Florida di Firenze con Il nemico. Un interessante esperimento di mezcla di forme teatrali altre, quasi del tutto riuscito.

La trincea, i cunicoli, il sottosuolo dove l’essere umano si rifugia e resiste per un tempo inumano, combattendo una guerra altrettanto inumana, sono stati oggetto di indagine artistica nel cinema (da No Man’s Land a Underground), in letteratura (basti pensare a La guerra invernale del Tibet di Dürrenmatt o all’ignavia in attesa di un nemico subdolo ma sconosciuto che si respira ne Il deserto dei tartari e perfino, in senso soprattutto metaforico, in Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij), in teatro (dove la buca è metafora di impotenza/mancanza di senso dell’esistenza in Giorni Felici e i bidoni della spazzatura racchiudono i due poveri esseri, Nagg e Nell, di Finale di partita) e anche in un delicato libro illustrato, L’Énnemi – di Davide Calì e Serge Bloch.

Proprio da quest’ultimo lavoro prende spunto Teatro dell’Elce per mettere in scena il suo J’accuse contro la guerra, la disumanizzazione dell’avversario, un’esistenza spesa a salvaguardare vuoti ideali privi di ogni legame con la realtà più propriamente umana.
Nel lavoro di Marco Di Costanzo si respira la stessa poesia fanciullesca del libro illustrato, mentre Erik Haglund si muove perfettamente nel microcosmo che è il suo intero universo, coadiuvato nella sua pantomima insieme lieve e tragica da un’ottima costruzione scenica e dalle luci e video-animazioni di Beatrice Ficalbi.
Esperimento, quindi, riuscito. Purtroppo, però, c’è un però.
Il meccanismo poetico ed estetico funziona, non così quello semiotico. Infatti, la buca, che dovrebbe generare un senso di solitudine ed esclusione, sia fisico che metaforico, vede il proprio significato messo in discussione dalla presenza, al di fuori di essa ma in scena e in vista (anche se nella semioscurità per quasi tutta la durata dello spettacolo), di Lucia Sargenti (alla voce e rumoristica). Sebbene Sargenti sia un’ottima performer è proprio il suo esserci che stride con testo e sottotesto. Mentre la sua voce, che esprime i pensieri di un soldato (tra l’altro, maschio) e i sogni di un bambino, che canta durante la notte dell’attacco e rumoreggia la pioggia, è troppo presente, troppo costantemente udibile, riempiendo di sé quella solitudine che, al contrario, è propria della buca, e che dovrebbe diventare ancora più lancinante nei silenzi di un’umanità sola e abbandonata a se stessa.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Cantiere Florida


Via Pisana 111r – Firenze
giovedì 20 aprile, ore 21.00

Il nemico
Liberamente ispirato all’album L’Énnemi di Davide Calì e Serge Bloch pubblicato da Éditions Sarbacane
adattamento e regia Marco Di Costanzo
con Erik Haglund
canto Lucia Sargenti
scene, luci, video-animazioni Beatrice Ficalbi
suono Andrea Pistolesi
produzione Teatro dell’Elce
in collaborazione con Teatro Solare, SPAM! rete per le arti contemporanee, Teatro Excelsior Reggello
con il sostegno di Regione Toscana

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