Una mostra e un assolo di danza con musica dal vivo per chiudere la sei giorni del Festival che si snoda tra palazzi, giardini, torri e mura di San Gimignano.

All’interno della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea dedicata al pittore Raffaele De Grada, la nostra giornata inizia con una visita alla mostra Man Ray. Wonderful Visions (visitabile fino al 7 ottobre).
Nel corridoio ci accoglie il volto squadrato e ammaliante di Juliet, in dieci copie fotostatiche dell’opera The Fifty Faces of Juliet (1941/54), dove è il particolare e la trattazione delle sfumature del bianco e nero a dominare l’obiettivo di Ray. Sulla stessa scia, Dora Maar (Composition à la petite main, 1936), che introduce però anche a quella serie di nudi da album che racconteranno l’intero percorso di Ray: i corpi come forme geometriche pure, linee sinuose di geroglifici indecifrabili (vedasi anche La robe noire, 1930), spazi riflessi di luce per gli esperimenti di solarizzazione.
Nella stessa sala i Rayograph (che si ottengono appoggiando gli oggetti direttamente sul materiale sensibile, ossia sulla carta fotografica emulsionata ed esposta alla luce di una lampadina), eseguiti dall’artista dada tra gli anni 20 e la fine dei ‘30.
Da notare alcuni tra i feticci di Man Ray, quali l’ossessione per il corpo femminile, le mani, gli autoritratti, e l’ironia sottile di sottofondo (vedasi Violon d’Ingres, 1924; Noire et Blanche, 1926; Pavillon de la Mode, 1925; Autoportrait suicidaire, 1929). Ma anche un’inquietudine profonda che traspare, ad esempio, in Transatlantic (1920), dove frammenti di legni, fiammiferi, pagine semicarbonizzate paiono spoglia e vestigia di un naufragio umano insieme simbolico e reale.
Al piano terra, anche un piccolo museo archeologico e la Spezieria dello Spedale di Santa Fina – che incanta con le sue atmosfere di una medicina pre-scientifica in delicato equilibrio tra stregoneria ed erboristeria.

In serata, la sesta edizione di Orizzonti Verticali si chiude con Egon – Site-specific. In questa versione short dello spettacolo che aveva debuttato al Teatro Cantiere Florida di Firenze lo scorso ottobre, ritroviamo la consonanza tra i movimenti del danzatore e le spirali, le volute e le creazioni di generative art, che avevamo già rintracciato nel precedente spettacolo.
Diana lavora bene con il proprio corpo, scavando nella psicologia contorta e informe dell’uomo e della donna che, tra fine Ottocento e inizi del Novecento, cercano di liberarsi dai condizionamenti di una società costrittiva e perbenista per affermare la propria piena e vitale personalità. Da un’entrata in scena, come già notavamo, di matrice beconiana (il Trittico, del ‘91, o Portrait of George Dyer Talking, del ‘66), nella plasticità delle pose o nella frammentazione del corpo in membra trattate come quarti di carne, con una matericità significante; il danzatore passa senza soluzione di continuità a un’iconografia che si rispecchia appieno, nei tratti nervosi e nei movimenti sincopati, nell’Autoritratto di Schiele a matita, tempera e acquerello del 1910.
Purtroppo, sul palco di Montestaffoli si perdono alcune costruzioni prospettiche di grande efficacia, dato che le proiezioni sono solo sul fondale, mentre al Cantiere Florida investivano anche le pareti laterali e il piano scenico, ricreando, ad esempio, la cella in cui fu rinchiuso Schiele, e limitando visivamente – e simbolicamente quasi fosse una prigione psicologica – il danzatore.
Molto belle, nel senso di coinvolgenti e adatte a seguire e sottolineare i movimenti di Leonardo Diana, le musiche originali, in parte eseguite dal vivo da Andrea e Luca Serrapiglio.
Diana si dimostra, ancora una volta, interprete sensibile e si spera di rivedere questo lavoro, magari in una versione più corposa che ridia spazio anche alla figura di Klimt (che qui resta in ombra e se ne accenna solamente a livello di proiezione degli ori, delle volute e degli altri elementi simbolico-decorativi propri del suo Albero della Vita e di molte altre opere).

Purtroppo lo spettacolo Ellepi, di e con Fulvio Cauteruccio, è stato annullato all’ultimo, privandoci non solo di una performance ma anche del piacere di rivedere la Torre e Casa Campatelli, con i suoi arredi originali e le atmosfere familiari di un pezzo di storia incastonato tra cimeli e balocchi.

Orizzonti Verticali Festival 2018
San Gimignano, varie location
domenica 8 luglio, ore 19.00
Torre e Casa Campatelli

Impresa Fulvio Cauteruccio presenta:
Ellepi
con Davide Arena, Fulvio Cauteruccio e Flavia Pezzo
regia Fulvio Cauteruccio
(spettacolo annullato)

ore 22.00
Rocca di Montestaffoli
Versiliadanza presenta:
Egon
Site-specific

di e con Leonardo Diana
video PROFORMA – Nicola Buttari, Martino Chiti
musica live Andrea Serrapiglio e Luca Serrapiglio
produzione Versiliadanza 2017

La mostra continua:
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”
San Gimignano
fino a domenica 7 ottobre
orari: fino al 30 settembre, dalle ore 10.00 alle 19.30; dal 1° ottobre, dalle ore 11.00 alle 17.30
Man Ray. Wonderful Visions

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