Chi sei? Un immòto o un dinamico?

In prima nazionale al Teatro Era di Pontedera, Il nullafacente di Michele Santeramo con la regia di Roberto Bacci.

La piccola sala del teatro Era è davvero il luogo adatto per il lancio, in prima nazionale, del nuovo lavoro di Michele Santeramo, con la scena più in basso rispetto alla tribunetta per gli spettatori, come da tradizione greca.
Ambiente contenuto e una scenografia minimale composta solo da un tavolo con sedie e una poltrona, per i cinque bravissimi attori che si danno il cambio, stando seduti di spalle agli spettatori di prima fila, quando non è il loro turno.
Dal luogo privilegiato del pubblico si possono vedere chiaramente le espressioni dei volti, le sfumature, udire addirittura i sospiri che accompagnano le battute del testo – di grande sagacia – che si rappresenta intorno a un tavolo di cucina, cuore della casa. Questa vicinanza pare indispensabile allo spettacolo stesso, non ci si potrebbe immaginare di fruirlo da più lontano, pena la perdita della sua essenza fondamentale, ossia la scrittura drammaturgica.
Il testo e le battute sono fondamentali in questo lavoro, preziosa ogni parola, ogni alito – per comprendere la filosofia del nullafacente. Può sembrare facile non fare nulla, rimanere immòti di fronte alla vita, parere persone inutili – forse neanche degne di averla avuta in dono, questa esistenza. In realtà, questa è la visione illusoria di chi è ben inserito nel sistema, organizzato da altri, e non si rende neanche più conto di come agisce. Infatti, chi agisce, in scena e anche nella vita reale, è pieno di problemi e di idiosincrasie. Non è forse questa la triste verità?
Lo spettacolo si incentra completamente sulla destrutturazione del tempo e delle aspettative peoprie della nostra esistenza. Chi vive meglio? Colui che agisce o colui che resta fermo? Quello che cerca di risolvere o quello che aspetta? Chi sarà più felice in fondo al percorso della vita?
Due i punti focali: la malattia incurabile che porta via la realtà, e alla quale non ci si può contrapporre se non con l’accanimento terapeutico, che in definitiva non serve a risolvere niente; e la crescita immobile all’occhio umano di un bonsai, che è intriso di vita, nonostante la sua fissità.
Un lavoro intessuto di filosofia e di passione che, se lo si comprende con l’anima, in un’ora di rappresentazione, può indurre a una riflessione profonda sulla propria esistenza, soprattutto sulle eccedenze e le sovrastrutture imposte che non determinano la felicità, anche se ci appaiono tali, ma al contrario la risucchiano con metodi ambigui e subliminali.
La prima performance della prima nazionale ha già maturato ottimi frutti, che con l’affinamento diverranno senz’altro delle ghiottonerie, delle preziose ricercatezze.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Era

via Indipendenza, Pontedera (PI)
venerdì 3 marzo

Il nullafacente
di Michele Santeramo
regia e spazio scenico Roberto Bacci
con Michele Santeramo, Silvia Pasello, Michele Cipriani, Francesco Puleo, Tazio Torrini
luci Valeria Foti e Stefano Franzoni
assistente alla regia Silvia Tufano
allestimento Sergio Zagaglia e Leonardo Bonechi
assistente ai costumi Benedetta Orsoli
immagine Cristina Gardumi

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