Erotismo napoletano

Al Teatro Quirinetta la canzone erotica napoletana diverte ed entusiasma

Che Gennaro Cannavacciuolo sia un artista poliedrico, imprevedibile, sfaccettato (e anche sfacciato) è noto. Così come è ben nota la sua formazione avvenuta tutta sotto l’egida del grande teatro napoletano: dall’esordio con Eduardo De Filippo (figlio di Eduardo Scarpetta, colui che ha avuto il merito di aver traghettato il teatro napoletano nel nuovo secolo) alla collaborazione con Pupella Maggio, tutto nella gavetta di Gennaro Cannavacciuolo è stato segnato dalla tradizione recitativa partenopea. E facendo di questo bagaglio culturale un punto d’orgoglio, Cannavacciulo da ormai trent’anni gira i palcoscenici portando ovunque gli splendori linguistici di quella tradizione. E soprattutto, ciò che di quella tradizione ne costituisce la quintessenza: la canzone. Un repertorio infinito e inesauribile, adatto a ogni circostanza e a ogni pubblico. Ma occorre saper padroneggiarlo bene. La canzone napoletana non si esaurisce in doppi sensi e mimiche spesso, purtroppo, relegate a macchiette da teatro di terz’ordine. Saperne cogliere il lato colto, profondo e in certi casi rivoluzionario – almeno per i tempi e i contesti in cui sono state create – non è da tutti. Quando poi si presenta un intero spettacolo basato esclusivamente su quelle canzoni il rischio è ancora più grande. Cannavacciuolo ne è cosciente, accetta la “sfida” e vince la partita: Il peccato erotico nella canzone napoletana è uno spettacolo di quasi due ore che non annoia, non lascia spazio a momenti morti e coinvolge a più riprese lo spettatore. L’attore scende in platea, interagisce col pubblico che diventa una spalla ideale cui vengono riservate provocazioni e sberleffi, crea brevi e irresistibili siparietti tra una canzone e l’altra. Il tutto coadiuvato da un trio (pianoforte, clarinetto e violoncello) che lo segue passo passo in una perfetta simbiosi musicale. Unico filo rosso che lega queste canzoni diversissime per carattere ed epoca è il tema. Ma il peccato del titolo è piuttosto allegria, leggerezza, ironia, un modo tutto napoletano di intendere l’erotismo che Cannavacciuolo plasma a modo suo: allusioni continue all’ambiguità sessuale, travestimenti e doppi sensi sono la costante di questo spettacolo che ripercorre settant’anni (dal 1880 al 1950) di canzoni “per soli adulti”, da Fatte fa ‘a foto a In riva al Po, passando per Casta Susanna e Come son nervoso!. Ma non mancano riferimenti alla canzone colta: Era de Maggio e Malafemmina per fare degli esempi. Una rassegna percorsa senza volgarità, con spirito poetico e un fondo di nostalgia che si trasforma anche in una riflessione sul mestiere d’attore, come quando nel secondo tempo una parte di palcoscenico riproduce l’interno del camerino di Cannavacciuolo che qui si trucca, cambia d’abito, instaura un dialogo a senso unico con il pubblico. E in questo dialogo ripercorre la storia della canzone napoletana e, anche se tacitamente, di tutta quella tradizione su cui si è formato, e che a distanza di tanti anni rievoca come omaggio commosso ai suoi antichi maestri. A quel teatro di cui oggi sembra il più significativo, geniale erede.

Lo spettacolo continua:
Teatro Quirinetta
Via Minghetti, 5 – Roma
fino a domenica 1° gennaio
orari: dal martedì a sabato ore 21.15, domenica ore 17.45, speciale San Silvestro ore 19.45
biglietti: intero 25 Euro, ridotto 20 Euro, speciale San Silvestro 40 Euro
(durata 2 ore circa intervallo incluso)

Il Peccato erotico nella canzone napoletana
di Gennaro Cannavacciuolo
con Gennaro Cannavacciuolo
musiche eseguite dal vivo Trio Bugatti: Marco Bucci (pianoforte), Claudia Della Gatta (violoncello), Andrea Tardioli (clarinetto e sax contralto)

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