La vita è teatro

Uno spettacolo originale che aiuta a capire le infinite potenzialità dell’arte scenica attraverso la decennale esperienza di un importante maestro

L’esperienza, il rispetto e la passione per l’arte scenica del maestro Giuliano Vasilicò si esprimono appieno in questa efficace prova di teatro nel teatro. Importante esponente del teatro di ricerca degli anni ’70 e ’80, il regista e autore del testo mette in scena le enormi e spesso nascoste potenzialità della settima arte. Portavoce dei suoi obiettivi è il giovane attore Manuel Fiorentini. Tema dello spettacolo è il teatro stesso: il teatro come una grotta da esplorare. Le immagini del regista che devono diventare realtà, il percorso, a volte faticoso, dell’attore nel lottare con le proprie paure e lasciare il campo libero al nuovo personaggio. L’atmosfera magica del teatro è subito rievocata non appena si spengono le luci e la voce teatrale di Manuel Fiorentini avvolge lo spazio. Il teatro è raccontato attraverso quattro ruoli, che per Vasilicò, sono evidentemente i più rappresentativi: il regista, l’aiuto regista, l’attore e infine il pubblico. Manuel Fiorentini si alterna come un trasformista tra queste quattro figure che, insieme, costruiscono quell’organismo vivente che è l’arte scenica. Il regista, devoto e esperto conoscitore del teatro, possiede i magici ingredienti che rendono vivo questo organismo. Sul palco l’attore può sperimentare nuovi modi di essere uomo, può mettere in scena il conflitto e il dualismo di ciascuno. Si dice interpretare una parte. Sarà forse che ogni volta si interpreta una parte dell’essere umano? Nel teatro va in scena, quindi, l’invisibile e le infinite potenzialità dell’essere. Anche nello spazio, apparentemente circoscritto in quattro pareti (se si considera anche quella immaginaria tra pubblico e attori) le coordinate spazio temporali diventano infinite. Camminare su un palcoscenico non è come farlo su una superficie comune, pena la reazione anche aggressiva del corpo vivo del teatro. Ogni passo comporta una vittoria e un rischio allo stesso tempo, poiché lo spazio teatrale respira insieme all’attore. Con lo scopo di mettere in scena uno spettacolo mai visto prima, regista e attore lavorano insieme, in un delicato rapporto creativo che ritualmente si trasforma in uno scontro, vitale per il processo creativo e per la realizzazione dello spettacolo. In una scena povera, costruita solo di quattro pannelli neri, dietro ai quali avviene la trasformazione da attore a regista, da aiuto-regista a pubblico si snoda, tra l’ironico e il serio, la struttura interna del teatro e l’energia che dentro vi pulsa. Il regista, Vasilicò, rinuncia al naturalismo e l’immaginazione dello spettatore, guidata magistralmente dall’attore in scena e da una luminotecnica efficace, è libera di costruire ogni dettaglio. Infine, l’ultima ma non meno importante delle quattro figure, il pubblico, esterna le sue impressioni, i motivi per cui ogni volta esce di casa per andare a teatro, le sue aspettative e il suo desiderio misto a paura di riconoscere se stesso in scena. Questo spettacolo soddisfa le aspettative del suo pubblico e realizza il suo obiettivo: portare via con sé un po’ della luce eterna del teatro.

Lo spettacolo continua:
Teatro in scatola
Lungotevere degli Artigiani, 12
fino a domenica 26 maggio, ore 21.00

Il regista in scena
testo e regia Giuliano Vasilicò
con Manuel Fiorentini
luci Danilo Facco

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