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Prosegue l’epopea performativa del perAspera in quel di Budrio, dove le perle contemporanee risplendono per gli occhi di pochi – lasciandoli comunque senza parole.

La città natale degli strumenti aerofoni labiali non ama gli schiamazzi. Se nel lontano 1853 un certo Donati Giuseppe inventava l’ocarina, in questa terra di mezzo emiliana, oggi, non c’è spazio per le voci concitate nel cuore silenzioso della notte. Eppure l’interesse per questo caravanserraglio di artisti nazionali (e non) c’è eccome e chi sente la chiamata riceve in dono due momenti decisamente sublimi (per il terzo, purtroppo, si dovrà aspettare data da destinarsi).

La serata, come la vita d’antan, comincia con una bella rasatura. Il Teatro dell’Elce, infatti, regala una «performance sensoriale» di gran classe, riportando il pubblico (a due a due) dentro i saloni dei barbieri di una volta: piazze al chiuso dove si assolvevano le irsute incombenze quotidiane tra un canto popolare e una strimpellata di chitarra. «Dal barbiere si imparava a vivere», racconta il barbitonsore budriese in persona, commosso dall’esperienza della compagnia fiorentina che immerge l’avventore in un vortice melodioso di sforbiciate e spazzolate, tutto rigorosamente a occhi chiusi. Andando oltre un moto iniziale di diffidenza per deprivazione, si esce dagli otto minuti di cecità di controvoglia e con un po’ di nostalgia, come se in quel panno caldo che friziona il volto si fosse ritrovata una carezza materna ormai perduta. Chissà se, proprio come in passato, anche il pennello de Il salone di Z***, alla fine del servizio, sembrava un tulipano.

Il teatro popolare di qualità lascia poi spazio alla danza contemporanea catalana, introducendo la produzione solista di Anna Borràs. SIQ, cluster verbale che ammassa in sole tre lettere un universo di emozioni crude, ricerca tramite una fisicità esplosiva e una cinetica tesa tra due estremi, cosa accade in un momento ben preciso nella vita di chi della danza fa mestiere: l’audizione. Seguendo uno scheletro coreutico predefinito, Borràs intesse nella sua tela di farina sempre diversa una poetica di sforzo, estasi e disfatta, riuscendo finalmente a creare una performance che comunica con estrema facilità la passione viscerale di un artista che vuole a tutti i costi dipingere con il proprio corpo, nonostante tutte le cadute e tutti i rifiuti affrontati.

«Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento», dice Franco Arminio, ma abbiamo anche bisogno di persone che si ostinino a remare contro la corrente per pescare pesci rari e prelibati come quelli di questa serata emiliana.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di perAspera, festival di arti performative contemporanee – IX edizione:
Sala Auditorium
via Saffi 50 – Budrio
mercoledì 29 giugno, ore 20.00

Sagrato della Chiesa di S. Domenico
Piazza Antonio da Budrio
mercoledì 29 giugno, ore 22.00

Il salone di Z*** – performance sensoriale
ideazione e interpreti Roberto Caccavo, Marco Di Costanzo, Stefano Parigi
video Jean François Fardulli
produzione Teatro dell’Elce
con il sostegno di Regione Toscana

SIQ
di e con Anna Borràs
luci Anna Borràs
costume designer Montserrat Picó
graphic designer Neus Borràs
photograpy, programmer and film producer Carles Busquets
management Neus Pallarés

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