Un pigmalione fumé

Nell’ambito di Exit, bella rassegna romana dedicata alle nuove istanze teatrali, in scena al Teatro Furio Camillo ha debuttato il 7 dicembre Il tempo di una sigaretta, melò sulla passione amorosa tra un maturo professore e la sua allieva. Un po’ nebuloso e precario come il suo titolo.

Secondo appuntamento della rassegna Exit – Emergenze per identità teatrali, in corso a Roma nel raccolto e suggestivo Teatro Furio Camillo, lo spettacolo Il tempo di una sigaretta, della compagnia Overlook, è andato in scena il 7 e 8 dicembre, in prima nazionale. La kermesse romana di nove spettacoli, promossa da Fed.It.Art (Federazione Italiana Artisti) e giunta alla sua quarta edizione anche con il contributo della Provincia di Roma, ha un obiettivo da trincea: essere «un’uscita d’emergenza», che permetta l’incontro tra il pubblico e realtà teatrali alternative ai grandi circuiti. E questo in un momento buio per lo spettacolo dal vivo, con i nuovi tagli al Fondo unico per lo spettacolo, le incertezze di una nuova legge regionale (di cui si è parlato al Piccolo Eliseo il 5 dicembre), difficoltà per i teatrini off e le minuscole compagnie, ma anche per i teatri storici della Capitale – dal Vittoria al Valle occupato. Exit si conferma allora «un teatro fatto e non detto», in un’ottica di mutualità tra spazi e artisti: una no man’s land (volutamente) priva di una direzione artistica, in cui dal 5 al 18 dicembre si esibiscono le nove compagnie affiliate, tra giovani ed “ex giovani”. Tutti inediti i lavori, tra cui un testo di Emilio Genazzini sul senso di Hesse per gli alberi (Abraxa), la ripresa di un agrodolce Ennio Flaiano con Gabriele Linari (Labit), la musica di Mozart proposta dal pianista Stefano Caponi (Kipling Academy).
Se coraggiosa e definita è l’idea alla base della manifestazione, più malferma sembra invece la mano di Massimiliano Zeuli, regista e interprete di questo secondo spettacolo in cartellone: da un fragile testo di Enrico Antognelli, Il tempo di una sigaretta è la storia di un amore tormentato tra l’anziano professore di letteratura Dante e la sua allieva Ginevra, che scomoda un topos letterario già frequentato in modi diversi e indimenticabili: da Pygmalion, a Lolita, a L’Angelo Azzurro (ma viene in mente anche il recente, sensibile film An Education). Sulla scena, il giovane scrittore Livio (lo stesso Massimiliano Zeuli) batte sui tasti di una vecchia macchina il romanzo della sua vita, ricucendo anche il proprio passato amoroso. Tra crisi creative e fogli accartocciati, nasce un racconto in cinque “capitoli”, con Livio stesso come voce narrante e i personaggi che, dalla sua mente, si “accendono” sul palco: Ginevra, la donna amata (Francesca Palmas), e Dante, il professore per cui la ragazza lo ha abbandonato (Roberto Mantovani). Apparentemente incompatibili – senile e distaccato Dante, giovane e istintiva Ginevra – i due vivono una storia appassionata finché Dante, scoprendosi malato, interrompe il rapporto. La donna torna da Livio e, appreso solo allora il motivo per cui il suo pigmalione l’ha lasciata, riflette sulla vicenda giusto «il tempo di una sigaretta», mentre Dante riaccende una “bionda”, forse l’ultima.
Un dubbio. Perché dovrebbe far scandalo, in Italia e oggi, una relazione tra un vecchio e una giovane? Al limite, perché è un amore vero, e non il solito mercato di favori e sesso nelle stanze del potere. Ma Dante e Ginevra non hanno spessore, e la loro passione, che si vuole presentare peccaminosa, conflittuale e ispirata alla poesia («un sano, sereno incesto, con il gusto dell’antico, che successe anche a Elettra e Agamennone», dichiara Dante), è invece un carosello di freddi amplessi, vaghi contrasti esistenziali e deboli boutades letterarie, che la rendono retorica e poco credibile. Non convince la dannazione erotica di Ginevra per lo stordito professore in gilet e mocassini (quanto lontano dal terribile Humbert di Nabokov!). E non si capisce dove Dante peschi l’incanto per Ginevra: una caricatura di giovinezza, che riduce l’inflessibilità idealista dei vent’anni a capricci leziosi da collegiale. In assenza di realismo, resta confuso il senso ultimo della pièce. Di cosa si parla: di amore impossibile? Di scontro generazionale? Di letteratura? Si poteva eventualmente spostare la poetica – se non sulla grazia di Shaw o l’ironia disperata di Nabokov – proprio sull’iperrealismo delle maschere: tanto più che proprio un’intuizione metateatrale è l’aspetto più promettente dello spettacolo. Si infrangono i ruoli e la finzione del “teatro nel teatro”. Livio dialoga con i suoi personaggi; Ginevra a tratti è impersonata dalla cantante Ana Karina Rossi o dalla danzatrice Ambra De Angelis, che incantano con canzoni e passi di tango; anche Dante, in una scena, ha il corpo maturo e muscoloso del coreografo e ballerino Mauro Barreras. Ma l’idea non ha sviluppo, così come restano staccate dal contesto le piacevoli entrées di Rossi, De Angelis e Barreras, accompagnati dal vivo dall’ottima PromArt Tango Orchestra diretta da Teodora Ristic.
È un dispiacere che non decolli questo curioso melò. Anche per il rispetto con cui ci si accosta sempre ad artisti coraggiosi, esuli dai circuiti blasonati e dalle arene luccicanti, che si autoproducono e faticano a trovare i luoghi in cui esprimersi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Furio Camillo
via Camilla, 44 – Roma
mercoledì 7 e giovedì 8 dicembre, ore 21.00
biglietti: intero 12 euro, ridotto 2 biglietti 16 euro
info e prenotazioni al 06.7804476

Overlook presenta
Il tempo di una sigaretta
di Enrico Antognelli
regia di Massimiliano Zeuli
con Roberto Mantovani, Francesca Palmas, Massimiliano Zeuli
cantante Ana Karina Rossi
danzatori Mauro Barreras, Ambra De Angelis
PromArt Tango Orchestra: Teodora Ristic (pianoforte e direzione musicale), Claudio Tievoli (flauto), Salvatore Di Russo (clarinetto), Endrit Haxhiaj (violino), Adorel Haxhiaj (violoncello), Ksenija Ristic (arrangiamenti)
disegno luci Danilo Sabelli
scene e costumi Paola De Marco
coreografie Mauro Barreras

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