Sul palco del Teatro Oscar, reso spoglio nella regia di Massimiliano Speziani, si consuma la separazione tra un padre e un figlio con disturbi psichici.

Una separazione inevitabile è in atto tra un figlio con disturbi psichici e un padre già fragile e incapace di prendersene cura.

Il rapporto fisico-gestuale tra i due personaggi è assai ben orchestrato dai due attori Massimiliano Speziani – qui anche regista – e Filippo Gessi, che creano due figure fortemente caratterizzate per disegnare una relazione tenera quanto insostenibile, lavorando prevalentemente sul ritmo, sulla prossemica, sulla postura e in generale sulle qualità formali della recitazione più che sull’immedesimazione.

Già la fisionomia della strana coppia ci dice molto: il padre è piccolo e il figlio grande e grosso, fisicamente impossibile da gestire, di cui non conosciamo l’età ma che potrebbe verosimilmente essere un uomo già fatto e finito. E il padre, non più giovane, ha ben da penare, per rispondere alle continue richieste di attenzioni del figlio che non manca di prenderlo a morsi all’occorrenza.

Seguiamo con particolare attenzione l’esasperata mimica del padre, con un’espressione che è più una maschera fissata in una smorfia di esasperazione.

Sul testo di impianto realistico di Tommaso Urselli, che prende le mosse da fatti vissuti e osservati in prima persona, la scelta registica è quella di svincolarsi dal vero per collocare la vicenda in un universo surreale che quasi ci rimanda a Godot.

E la strada sembra proficua, tranne per il mancato sviluppo di alcune aperture emotive di cui si sente talvolta la mancanza.

L’aspetto infatti più interessante della pièce è l’intuizione di uno spessore, di una complessità di una relazione in cui l’affetto convive con l’insofferenza, la tenerezza con la violenza, la disperazione con l’ironia. E se il rapporto ci viene inizialmente presentato come insostenibile, man mano si rivela in realtà intenso, persino simbiotico. Peccato non possa essere vissuto nel mondo reale, che nel caso specifico dei due protagonisti è fatto anche di miseria, di solitudine, di incombenze pratiche inconciliabili con l’energia e gli strumenti che la situazione richiede.

Le scelte registiche appaiono a tratti non del tutto incisive nell’esplorare il sottotesto del dramma e le sue pieghe emotive; il risultato è che, sebbene non manchino le premesse – dalla bravura degli interpreti alle potenzialità del testo – la performance sembra, su certi passaggi, non riuscire a decollare e la temperatura emozionale non sale quanto potrebbe.

Ambigua, interessante anche se non del tutto definita la figura della dottoressa, una presenza che riflette nella sua impotenza quella dello spettatore e che sembra incarnare in alcuni passi la figura assente della madre-moglie o di un archetipo femminile che accomuna il senso di vuoto dei due personaggi.

Nel complesso, sebbene manchi un affondo nel vivo del dramma, un’interessante prospettiva da cui osservare la disarmonia delle relazioni umane e i suoi risvolti.

Lo spettacolo continua
Teatro Oscar
via Lattanzio, 58 – Milano
fino a domenica 14 ottobre
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.00

Il Tiglio. Foto di Famiglia senza madre
regia Massimiliano Speziani
con Filippo Gessi, Massimiliano Speziani, Teresa Timpano
luci Beppe Sordi
immagine locandina Vittoria Pasca Raymondi
produzione Speziani&Urselli / ScenaNuda

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