«Io, piccola come sono»

All’Antù Spazio Teatro Off continua la rassegna femminile Ritratto di signora con un intenso omaggio all’indimenticabile Alda Merini.

Un palco nero, e una luce chiara che filtra, tagliente come una lama, da una fessura verticale. A terra, oggetti posti in circolo: indumenti, soprattutto, ma anche sigarette, un taccuino, una lavagnetta, dei gessi. La donna sta al centro, china a terra, sulle spalle tutto il peso della follia che la tormenta. È giovanissima, i lineamenti del viso ora addolciti da una posa vaga e intenerita, ora tesi nel tremore delle labbra che pronunciano rabbia e scherno. Un’immagine di Alda Merini molto diversa da quella che generalmente si ricorda, il volto anziano incorniciato dal grigio dei capelli, le sopracciglia scure distese in un pensiero lontanissimo. Ma l’essenza di questa donna eterna, delle sue figure terribili e struggenti è tutta lì, a pochi passi dal pubblico, pronta per essere afferrata e, finalmente, protetta.

Lentamente si alza in piedi, mentre una luce leggera si diffonde dall’alto. Ha inizio il monologo, un fiume in piena di versi e prosa. La voce di Elisa Pavolini – interprete giovane e piena di talento, che veste il suo ruolo con grandiosa credibilità – racconta i temi cari alla poetessa: l’amore «che viene dal dolore» e che di esso si nutre, un sentimento senza memoria, necessario alla vita quanto la morte; la carnalità e la passione, mai peccaminose, anzi «diritto sacrosanto» degli esseri umani, da esercitare senza rimorso; il manicomio, un «figlio stupido che si è laureato in legge», ricordo feroce di un orrore che non si cancella.

Mentre recita, la Pavolini si muove all’interno del cerchio di oggetti, e di volta in volta cambia abito e cappello, si accende una sigaretta, scrive sulla lavagnetta con il gesso, creando l’illusione di un quotidiano divenire, di un’esistenza costruita su piccole cose e momenti infiniti.

Desiderio, trepidazione e delirio emanano da ogni sillaba, proiettando in scena le visioni di una donna che non cedette mai al ricatto del dolore e della negazione, ma vi si oppose anzi con ogni arma in suo possesso – la penna sopra ogni altra.

Il tormento delle figure evoca l’universo di Alda Merini con potenza sbalorditiva, e lo fa quasi sottovoce, senza grida né eccessi, restituendone così tutta la magia.

Lo spettacolo è andato in scena:
Antù Spazio Teatro Off
via di libetta 15/c – Roma
fino a domenica 20 marzo, ore 21.00
(durata 1 ora circa senza intervallo)

Il tormento delle figure. Omaggio a Alda Merini
di Elisa Pavolini
regia Mario Schittzer
con Elisa Pavolini

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