Quando la vita inizia a 65 anni

tieffe-teatro-milano1In scena fino al 18 maggio una scoppiettante commedia sulla terza età, Il tramonto sulla pianura, dall’omonimo romanzo di Guido Conti per l’ adattamento e regia di Emilio Russo e Caterina Spadaro. 

È nato come una scommessa questo spettacolo. In pochissimi mesi Emilio Russo ha chiamato all’appello tutti i rappresentanti della terza età che si sentivano disponibili a tentare questa avventura teatrale. Neofiti, appassionati, attori amatoriali e attori che talvolta hanno affiancato grandi registi: in trenta hanno iniziato un laboratorio che, a partire da fine febbraio, ha visto poi sedici di loro calcare il palco del Ciro Menotti con la prima de Il tramonto sulla pianura, romanzo di Guido Conti adattato per la scena da Emilio Russo, aiutato in quest’impresa dalla mano registica di Caterina Spadaro.
Già la compagnia andrebbe lodata per l’impegno e la passione che, in meno di tre mesi, li ha portati a presentare uno spettacolo compiuto e divertente; ma questi arzilli agées risultano davvero bravi a reggere il palco per un’ora e mezza senza defaillances mnemoniche o impacciature gravi,  dando a molti passaggi una spontaneità e una naturalezza che spesso gli attori professionisti non hanno. Certo, si vede la differenza tra chi, più disinvolto, ha già calcato le “sacre tavole” e chi è alle prime armi; purtroppo la messa in scena pecca di frammentarietà ed è in molti punti disomogenea alternando personaggi poco riusciti e poco sviluppati – o quasi relegati al ruolo di “comparse” – ad altri invece  interessanti e “mattatori” della scena. Su tutti il Duca, che da buon napoletano è il saggio della situazione; o Frusta che con la sua irriverenza e genialità sicula compone poesie satiriche e propone riscritture del Vangelo; e ancora la suora bacchettona che nel finale si lascia andare ad un po’ di sana ironia. E ancora il Bertolotti che, scoperta la propria malattia ha deciso di lasciare la moglie e di relegarsi nella casa di riposo affinché lei, più giovane, sia libera di rifarsi una vita. Poi c’è il Pessina, un romagnolo fervente nostalgico del duce, e infine Eugenio il milanese che, parcheggiato nella casa di riposo dal figlio, si batte strenuamente per andarsene il prima possibile ma scopre in realtà di stare bene lì dentro, in un mondo protettivo e vicino alle sue esigenze mentre fuori infuria un 1989 caotico e pieno di avvenimenti storici epocali.
Una delle carenze della messa in scena è quella di aver usato il pretesto del periodo storico come riempitivo non approfondito: ogni tanto passano sullo sfondo le famose immagini di piazza Tienanmen e della caduta del muro, ma quasi a caso e quasi distraggono visto che sono poco sviluppate, messe lì ad indicare un periodo di caos storico che in realtà appartiene anche ai nostri giorni.
Si perdonerà l’elenco di pochi sparuti personaggi, ma una vera e propria trama nello spettacolo non c’è: ci sono sentimenti, situazioni, evoluzioni emotive e relazioni che vengono spesso accennate ma poi lasciate in stato embrionale. Luoghi comuni che si tenta di sfatare ma senza un reale approfondimento che sarebbe doveroso visto che, ormai da decenni, la nostra popolazione è composta per lo più da persone della terza età. Non a caso si parla ormai da anni di grey pound ovvero dell’influenza e del potere economico che questa fascia della popolazione esercita. Un target che ormai non si arrende più al ricatto che over 65 significa essere al capolinea della vita.

Lo spettacolo è andato in scena
Tieffe Teatro Ciro Menotti
via Ciro Menotti 11, Milano
dal 6 al 18 maggio

Il tramonto sulla pianura
dal romanzo di Guido Conti
adattamento teatrale Emilio Russo
regia Caterina SPadaro ed Emilio Russo
con Marco De Feo, Angelo De Marco, Domenico Galluccio, Ninni Picone, Mariella Clemente, Nadia Cortesi, Maria Stella Cerana, Pardo Kickhoeffel, Anna Maria Paino, Carlo Raimondi, Enzo Trovato, Fiore Cesca, Gianfrnco Barilli, Sonia Casoli, Federica Rivoli, Diego Ghilotti
musiche Alessandro Nidi
scene Elena Beccaro e Denise Carnini
costumi Mariella Visalli
luci Mario Loprevite

 

1 commento

  1. Ho apprezzato molto lo spettacolo e,in parte, anche la vostra recensione. Infatti, se è pur vero che certe emozioni e situazioni restano embrionali, comunque vengono trasmesse e contribuiscono a creare quella atmosfera sospesa fra la malinconia nostalgica dei tempi andati e l’allegria fanciullesca per quel che si può ancora fare.
    Anche la trama c’è, eccome! Volutamente semplice ma piena di riflessioni sul mistero del destino di ognuno di noi.
    Molto apprezzabili le scene corali.

Rispondi a gian carlo toppi Cancella la risposta

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.