Un inaspettato Stradella per rientrare a teatro

Sono passati solo 6 mesi ma sembra essere trascorso davvero troppo. La pandemia che ha caratterizzato questi mesi ha cambiando sicuramente l’esistenza di molte persone sin dalla loro quotidianità ma tra le categorie e i servizi che più hanno riscontrato difficoltà (come se già non dovessero affrontarne) sono stati proprio i teatri. Per non parlare poi nello specifico, della lirica. Ma tutto questo non hafermato il teatro genovese che ha aperto la stagione, sebbene sottotono nel contorno cittadino, con un’opera datata ma tutto sommato nuova: Il Trespolo tutore di Alessandro Stradella.

La prima rappresentazione dell’opera risale al 1679 proprio a Genova al Teatro Falcone. Per i genovesi infatti il nome di Stradella richiama l’antica nobiltà della città e in particolare le famiglie seicentesche come i Lomellini, quest’ultimi colpevoli, nella figura del nobile Giovan Battista Lomellini, della morte dello stesso compositore, assassinato il 25 febbraio del 1682. Nonostante il legame con la città, non si può negare che l’opera fosse pressoché sconosciuta ai più tra i presenti in sala e dunque, in un modo o nell’altro, si è rivelata una sorpresa.

Sia premesso, le norme di sicurezza imposte dal virus Covid-19 non hanno semplificato di certo nella scelta dei soggetti previsti in questi prossimi mesi in scena al teatro e nemmeno nella loro rappresentazione.
Andando con ordine, brevemente la trama si basa sul classico equivoco tra amante e amato e vede in scena pochi personaggi (6 limitati appunto nel rispetto delle distanze), no coro e scarno organico orchestrale (14 musicisti).

Artemisia è innamorata del suo tutore Trespolo, che di ciò non si accorge, e che allo stesso tempo è, innamorato di Despina. I fratelli Ciro e Nino sono innamorati di Artemisia: il primo impazzirà mentre il secondo, pazzo anch’egli, guarirà entrambi per amore. Trespolo non comprende le attenzioni di Artemisia e pensa che la giovane sia innamorata prima di Ciro poi di Nino e, infine, persino della vecchia balia Simona. L’opera si conclude con il matrimonio tra Artemisia e Ciro e l’unione tra Trespolo e Despina.

Questo intricato racconto si presenta a un pubblico abituato a ben altri intrighi, messe in scena e musiche. Nulla di ineccepibile nella direzione musicale del Maestro De Carlo: sia detto che la musica barocca può piacere ed essere apprezzata oppure no, resta il fatto che, sebbene il gusto del pubblico genovese sia principalmente romantico, nessuno ha risparmiato gli applausi: il Maestro, già nei giorni precedenti, aveva dimostrato una perfetta conoscenza non solo del compositore ma della “complessa semplicità” della partitura della quale esistono ben poche registrazioni di esempio. Colpisce infatti il ridotto organico orchestrale non per il numero ma per gli strumenti: viola da gamba, tiorba, chitarra e arpa barocche e clavicembalo accompagnano strumenti più tradizionali. Il Maestro coordina e armonizza tutto l’insieme di strumenti e voci nel miglior modo possibile.

Si venga agli interpreti: vincitori senza se e senza ma di una sfida musicale lanciata davvero a pochi. Nonostante un piccolo e quasi impercettibile momento di dimenticanza del libretto, tutti i personaggi emergono per la loro singolarità vocale.

Applauditissima la scelta di mantenere le indicazioni di Stradella (e questo va concesso alla regia) dei due i ruoli en travesti di Simona (Juan Sancho, Tenore) e Ciro che nella versione di Stradella era un castrato (Silvia Frigato, Soprano).

È da apprezzare, nella scelta di rappresentare il Trespolo, la possibilità di sentire un ruolo vocale quale il Contro Tenore, in questa messinscena Carlo Vistoli (Nino) che, in armonia con gli artisti, ha garantito un’immersione nel Seicento Barocco.

Lascia perplessa la scelta registica di ambientare l’opera all’epoca dei gangster americani (con tanto di intervento forse poco opportuno di personaggio in cappotto, mitra e borsalino alla Al Capone) e le magre scene (nessun elemento scenico se non un divano, un manichino e poco altro): entrambe risultano grigie e scure, poco barocche. Le scene in particolare utilizzano vari fondali per essere ridotte e creare l’effetto di stanze diversificate sebbene in trasparenza senza garantire colore o chiarezza nella delimitazione spaziale (necessaria visto la grandezza del palcoscenico).

Infine, parere di chi scrive, per quanto riguarda l’aspetto visivo, si sarebbe potuto pensare a un orchestra a vista, data la particolarità degli strumenti utilizzati, sul palco, senza utilizzo del golfo mistico (si conceda l’opinione ben conscia dei limiti Covid che poco hanno aiutato gli artisti nelle scelte sceniche e registiche).

Genova, nella figura del Sovrintendente Claudio Orazi, ha comunque dato la possibilità di conoscere un’opera che, molto probabilmente, in altri contesti sarebbe rimasta sconosciuta quindi nel complesso il voto della messinscena è positivo.
L’opera ha visto la collaborazione di Sky Classica.

«Ti torno a dir Despina, ch’il marito si piglia come la medicina, che quando può giovare non bisogna badare, ma se ben contro a gusto, senza pensarvi più bisogna serrar gli occhi, e mandar giù»
Simona, Atto I scena 1

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Carlo Felice
passo Eugenio Montale 4, Genova
martedì 29 settembre ore 20.00
giovedì 1 ottobre ore 20.00
venerdì 2 ottobre ore 20.00

Il Trespolo tutore
di Alessandro Stradella
Direttore d’orchestra, Andrea De Carlo
Regia, Paolo Gavazzeni/Piero Maranghi
Scene, Leila Fteita
Costumi, Nicoletta Ceccolini
Luci, Luciano Novelli
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice
Orchestra del Teatro Carlo Felice
Personaggi e interpreti principali
Marco Bussi, Trespolo
Raffaella Milanesi, Artemisia
Carlo Vistoli, Nino
Juan Sancho, Simona
Silvia Frigato, Ciro
Paola Valentina Molinari, Despina
durata circa 150 min con intervallo

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