Quello che doveva fare, non l’ha fatto in fretta

Pistoia Teatro Festival inaugura con un vorticoso e lineare testo di Stefano Massini, che esplora l’affascinante e controversa figura di Giuda Iscariota.

Impegnativo, durevole – forse difficile da seguire -, mormorano alcuni giovanissimi spettatori mentre si allontanano al termine dello spettacolo; sicuramente arricchito e movimentato dal fare di Luigi Lo Cascio, che pare recitare cantando, talvolta accelerando il ritmo, quasi alla maniera di un rapper sui generis, talaltra mangiando le note dei musicisti dal vivo, o abbandonandosi a esse. Il Vangelo secondo Judah, scritto da Stefano Massini e commissionato dalla Capitale della Cultura italiana, apre il Pistoia Teatro Festival, che per la prima sera si svolge sotto le volte del Fregio Robbiano, le cui sagome vivono eterne situazioni statiche, eppure dinamiche.
A Massini è stato chiesto di comporre un’opera ispirata proprio al bassorilievo policromo, in cui si susseguono le Sette opere di misericordia: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, curare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i defunti. Interessante la scelta, da parte del drammaturgo, di trasgredire e disubbidire il tema, in un salto di significati e consonanze, dal Fregio di Giovanni della Robbia fino a Giuda Iscariota: una figura contorta, controversa, succube delle interpretazioni della storiografia. Una tra le più misteriose, ambigue, labili e incompiute.
La fonte della scrittura è un Vangelo apocrifo, tuttora discusso e contrastato, il Vangelo di Giuda, in cui il traditore è descritto in una luce diversa, nuova: un complice di Gesù, colui che permette il compimento del disegno divino, favorisce il riscatto del genere umano. Non più personificazione del male, non solo il più colto tra gli Apostoli, ma collaboratore e amico, il più profondo e fedele. Forse vittima, ma non carnefice, a cui Gesù chiede un’enorme prova d’amore, favorire la sua cattura e la sua uccisione. E, in una visione gnostica, la liberazione dal corpo terreno, corazza pesante, gabbia dello spirito.
Da questa interpretazione, dal patto (non più il tradimento) tra Gesù e Giuda, parte Massini con la sua visione letteraria, fatta di abissi e marcature, attimi a volte polverosi, oppure lucidi come cristalli.
Ad accompagnare Luigi Lo Cascio in quella che è in definitiva una lettura scenica vi è Ugo Pagliai, costante in un’intonazione interrotta via via da accenti più rabbiosi, quasi gridati. Gli attori si alternano nell’interpretazione di Giuda, impersonificando con le loro voci l’uomo che, fin dalla sua nascita, sente il peso specifico di un destino che affetta il tempo come una lama. E raccontano una vita interrotta da lampi di terrore, dalla consapevolezza estrema e soffocante che il sacrificio debba avvenire, così come è stato scritto.
La densità dello spettacolo è altalenante. Gli scenari cupi e assolati dell’inizio, talvolta perdono intensità e potenza, fino a un finale forse non così carico di nervature emotive. Tuttavia, il testo permette di rivelare un Luigi Lo Cascio ultra-sensibile alle parole; parole da tradire o magnificare, sfidare o temere.

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito di Pistoia Teatro Festival
domenica 18 giugno
Piazza Papa Giovanni XXXIII, Pistoia
Il Festival continua fino al 25 giugno (varie location)

Il Vangelo secondo Judah
mise en éspace di Claudia Sorace
testo Stefano Massini
con Lui Lo Cascio, Ugo Pagliai
musiche Enrico Fink
eseguite dal vivo da Federica Gennai voce, Mariel Tahiray violino, Andrea Coppini sassofono, Mirco Capecchi contrabbasso, Francesco Ciampalini chitarra, Sergio Odori percussioni
in collaborazione Scuola di Musica e Danza “T.Mabellini”

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