Non bastano due sopravvissuti per fare notizia

Torna al Litta di Milano Il venditore di sigari di Amos Kamil: un dialogo serrato tra due sopravvissuti alla catastrofe del nazismo. Un bel lavoro, che aggiunge poco.

Alle 6,30 del mattino il dottore, Herr Doktor, ex professore di filosofia, si presenta come ogni mattina alla porta del negozio di sigari di Herr Gruber. E anziché comprarne uno di buona qualità, comincia a torturare con le domande e le chiacchiere il pover’uomo, che, da parte sua, vorrebbe solo mettere a posto gli scaffali e ascoltare Bach. Il professore è convinto che Herr Gruber sia uno di quegli approfittatori (quanti, anche in Italia!) che si sono impossessati di un negozio sequestrato a un ebreo e adesso, nel 1947, se ne stia lì, nell’ex quartiere ebraico ormai svuotato, a fare “affari”.

In realtà anche Gruber è ebreo: si è abilmente sottratto alla persecuzione, ma non ha lasciato la Germania, come invece ha fatto Herr Doktor, pronto adesso a partire per la Palestina e partecipare alla nascita dello Stato di Israele. Nello spettacolo Il venditore di sigari, che torna al Teatro Litta di Milano, sempre per la regia di Alberto Oliva, la persecuzione si trasforma così in un processo capovolto, che rievoca le parole di Primo Levi: a salvarsi dall’Olocausto non sono forse stati i “migliori” ma i più abili. Il che ovviamente non salva nessuno dei persecutori e dei complici. Ma pone il problema, serio, di come affrontare la sopravvivenza e se sia possibile una “nuova vita”.

La pianista praghese Alice Herz-Sommer, sopravvissuta a Theresienstadt e morta nel 2014 a 110 anni, ha sempre risposto: sì. Era perfino convinta che si potesse
dimenticare. Ma i resilienti così puri, oltre che fortunati, sono rari. E forse, appunto, moralmente, non sono di facile imitazione. Il testo di Amos Kamil, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista d’inchiesta statunitense, pone un problema interessante, lo banalizza un po’. Ma alla fine resta soprattutto un buon esercizio di logica e oratoria. In sostanza aggiunge poco a un dibattito così serio come quello della Shoah e anche al problema di come si può continuare a vivere dopo aver sperimentato il male assoluto. Paradossalmente sarebbe stato più interessante se Herr Gruber fosse stato davvero un tedesco non ebreo.

Bravi i due interpreti, Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza, nonostante qualche impiccio da “prima”. Bella la scena. Il tempo dello spettacolo scorre in fretta. E comunque utilmente.

Lo spettacolo è in scena
MTM Teatro Litta

Corso Magenta 24 – Milano
fino al 27 gennaio 2019
da mercoledì a sabato ore 20:30 – domenica ore 16:30
Visto il 23 gennaio 2019 alle 21,00

Il venditore di sigari
di Amos Kamil
traduzione di Flavia Tolnay con la collaborazione di Alberto Oliva
regia Alberto Oliva
con Gaetano Callegaro, Francesco Paolo Cosenza
scene e costumi Francesca Pedrotti
realizzazione scenografia Ahmad Shalabi
disegno luci Fulvio Melli
direttore di produzione Elisa Mondandori
produzione Manifatture Teatrali Milanesi

(durata: 1 ora e 15 minuti)

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