A ciascuno il suo

Dopo il grande successo di pubblico e di critica riscosso nelle scorse stagioni, torna al Teatro Litta Il venditore di sigari. Uno spettacolo che aiuta a riflettere sulla storia dell’umanità – che è anche la nostra storia.

Uno spettacolo davvero difficile quello affrontato da Alberto Oliva, ancora una volta sulle scene milanesi con la propria delicatezza e il proprio gusto per il vero. Scritto da Amos Kamil – israeliano di nascita – il testo è stato scelto, studiato e tradotto da Oliva per la profondità non solo della storia che racconta, ma anche per la vera e propria essenza del messaggio morale del quale si fa portatore.

La regia di Oliva è, come summenzionato – e in altri spettacoli abbiamo avuto modo di constatare – limpida e funzionale al testo. Affatto invasiva né tanto meno ingombrante, è un intervento delicato, finalizzato a far emergere un testo di grande intensità. Un’intensità scandita anche dalla sapiente scelta di musiche contrapposte e drammaturgicamente valide, quali quelle di Johann Sebastian Bach e Jakob Ludwig Felix Mendelssohn.

La vicenda si svolge all’interno di un negozio di sigari della Germania del secondo Dopoguerra, in un tempo che sa ancora di Shoah. Qui, ogni mattina, Reiter, un professore di origini ebraiche, si reca per incontrare Gruber, il negoziante di tabacchi – seppur appaia chiaro fin da subito che le sue visite mattutine non sono ben accolte dal commerciante. Hanno entrambi un segreto, qualcosa da nascondere – impossibile da confessare – e, quando giungono al culmine accuse e recriminazioni, le prospettive mutano e i protagonisti riescono finalmente a scoprire chi sono realmente e quanto abbiano contato sulle loro vite gli eventi storici, le loro origini e la Guerra. Callegaro e Cosenza mostrano grande sintonia sul palcoscenico, il che rende la messa in scena assolutamente credibile e ritmicamente sostenibile.

Quello che, a poco a poco, il pubblico scopre, dalle rivelazioni fatte con cautela e con misurato tempismo, è che non sempre chi appare vittima non possa anche essere carnefice. Il tema della colpa e della responsabilità è da sempre dibattuto e sentito, particolarmente dalla comunità israeliana. E tale soggetto si dipana, insieme alla coscienza dell’identità e dell’appartenenza sociale – che marchia non soltanto la nostra esistenza, ma il corso delle nostre vite e le nostre scelte.

«Affrontare questo testo, da non ebreo, – ha dichiarato Alberto Oliva – è per me l’occasione di indagare sulla difficoltà universale di scegliere se rimanere nascosti a combattere il nemico da dentro, o partire, abbandonando le proprie radici, per combattere il nemico da lontano, ma a viso aperto. Ho pensato a uno spettacolo che, partendo dalla questione ebraica, sappia trascenderla e arrivare a parlare di tutti, perché tutti prima o poi siamo chiamati a fare i conti con la nostra identità e a scegliere i tempi e i modi della nostra partecipazione sociale, oggi più necessaria che mai».

Dialoghi serrati, duri, accuse reciproche, discussioni accese: filosofia e storia scandiscono questo atto unico fatto di vita vissuta, per arrivare a una sola verità: il tragico nella vita è che ognuno ha le proprie ragioni.

Lo spettacolo continua:
Teatro Litta
Corso Magenta, 24, 20123 Milano
fino a domenica 22 gennaio
orari: da martedì a sabato, ore 21.00 – domenica, ore 17.30 (lunedì riposo)
 
Il venditore di sigari
di Amos Kamil
traduzione Flavia Tolnay con la collaborazione di Alberto Oliva
regia Alberto Oliva
assistente alla regia Francesca Prete
con Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza
scene e costumi Francesca Pedrotti
disegno luci Fulvio Melli
realizzazione scene Ahmad Shalabi
datore luci Marco Meola
direttore di produzione Antonella Ferrari

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