Lo spirito dell’Africa

Quarantotto minuti di esotiche coreografie per una ricostruzione tormentata dell’ignoto al Teatro India di Roma. Niente giochi di parole, solo pura magia.

Impression d’Afrique è il teatro danza che ogni buon estimatore del genere spera di trovare sul panorama romano.
È ricerca la parola chiave dello spettacolo proposto dalla compagnia di Michele Di Stefano. Ricerca del sublime, del movimento che renda massima l’espressività corporea, di immagini e suoni che evochino ricordi primordiali, quasi mai reali. La pièce si apre con l’ingresso di una donna dalle mani legate. Il simbolo è inequivocabile: la forza vitale imbrigliata nelle corde di una fredda schiavitù che, una volta spezzata, lascia il posto a un movimento di corpi disordinato ma mai casuale.
Il ritmo dello spettacolo è incalzante, si alternano quadri governati dai rumori della natura e quadri connotati da una forte influenza rap/hip-hop. I protagonisti delle coreografie conservano la loro umanità ma, contemporaneamente, liberano il loro istinto animale, mentre le immagini si susseguono evocative sul palcoscenico illuminato da luci soffuse: due militari in avanscoperta, una gang di giovani in competizione fra loro, guerrieri esperti di tecniche di ipnosi e donne destinate al sacrificio.
L’atmosfera si colora di mistero e sembra quasi di assistere all’espletamento di un rituale magico che defluisce da un corpo all’altro, liberando energia attraverso movimenti dei protagonisti costruiti in loop capaci di andare al di là della danza contemporanea e sfociare nella sperimentazione.

La scelta dei brani che accompagnano la performance risulta estremamente interessante, perché se legare il corpo libero a espressioni più tipicamente appartenenti all’ambito della break dance e dell’hip hop può sembrare un’impresa impossibile, essa risulta stranamente armoniosa grazie alla precisione e alla bravura degli interpreti che diventano la voce di una storia tormentata, dai risvolti profondamente black.
L’allestimento è minimale, gli oggetti di scena si riducono a una bottiglia di whiskey, un frustino innalzato come una bandiera, una corda e niente più. Tutto è lasciato all’interpretazione dei ballerini che, con maestria, guidano la narrazione e regalano le immagini di un continente straziato dall’incertezza e dalla mancanza di un’identità omogenea. Peculiare anche la scelta dei costumi con il nero integrale che si alterna a pantaloncini corti, top colorati e tute da ginnastica, per uno spettacolo, la cui struttura somiglia molto a un chiasmo in cui i paradossi stilistici diventano la strada verso l’onirico e il misterioso. Un esperimento di commistione di generi e linguaggi a lieto fine.

La coreografia è andata in scena
Teatro India

Lungotevere Vittorio Gassman, Roma
20 e 21 giugno 2016
Lunedì ore 20:30, martedì ore 22:00

Impression d’Afrique
di Michele Di Stefano
regia Michele Di Stefano
interpreti Philippe Barbut, Biagio Caravano, Marta Ciappina, Andrea Dionisi, Laura Scarpini
musica BIGG, Riff Raff, Geir Jenssen, Mahmoud Ahmed
luci Roberto Cafaggini

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