Hilary Hahn: grazia, bravura e musicalità

La giovane violinista statunitense approda a Milano, tappa della sua tournée In 27 pieces: the Hilary Hahn Encores alla scoperta della musica contemporanea, ma non solo.

Finalmente anche a Milano la giovane stella del violinismo mondiale, che non perde occasione per approfondire aspetti della musica interessanti, ma poco frequentati, come l’accostamento di classici a brani contemporanei da lei commissionati per questa tournée – iniziata nel 2011 e che la vedrà impegnata fino al 2013. Annunciata a inizio stagione con la pianista Valentina Lisitsa, l’accompagna sul palco Cory Smythe, vicino alla musica contemporanea e ottimo improvvisatore.

La serata prevede una ricca carrellata di brani brevi che sembrano letteralmente cuciti addosso alla Hahn e che, se anche presentano caratteristiche diverse proprio perché composti da autori differenti – in tutto otto – hanno come comune denominatore una linea armonica e melodica ben definita e sempre rintracciabile dall’ascoltatore. Pur trattandosi di musica contemporanea non si perde il gusto per la consonanza, per la cantabilità e un certo riferimento alla tradizione. Nel contempo, non mancano dissonanze e formule ripetute monotematicamente come in Memory Games di Avner Dorman o Blue Curve of the Earth di Tina Davidson – ma siamo molto lontani da pezzi alla Berio o alla Sciarrino.
Anche per questo, all’interno del bouquet, si inseriscono perfettamente tre capolavori per eccellenza: la Sonata n. 2 in la maggiore op. 12 per violino e pianoforte di Beethoven, la Sonata n. 2 in la minore per violino solo BWV 1003 di Bach e lo Scherzo in do minore dalla sonata FAE per violino e pianoforte di Brahms. Tre esempi lampanti di altrettante età della musica: in Beethoven si declina il Classicismo, Bach è la punta di diamante del Barocco e Brahms il caposaldo del Romanticismo.
Musicalmente incantevole, la Hahn si trova a proprio agio in ogni epoca, qualsiasi genere di scrittura e fraseggio, riuscendo a coniugare eleganza, freschezza e il giusto stile per ogni brano. Il suono è sempre pulito e corre per l’intera sala senza mai spezzarsi, la sicurezza dell’esecuzione arriva diretta al pubblico che, anche grazie a una sensazione di estrema stabilità, si trova facilitato nell’ascolto.
Innegabile è che Hilary Hahn si rivela la star indiscussa della serata, lasciando un po’ in ombra il proprio partner – molto preciso e affidabile nella virtuosità beethoveniana, ma senza la travolgente musicalità brahmsiana. I brani contemporanei sembrano un giusto compromesso, il miglior punto d’incontro tra i due.
Il fulcro della serata, tuttavia, è il momento in cui Hilary Hahn occupa da sola il palco per un Bach che fa letteralmente esplodere la platea in un applauso entusiasta a metà sonata, dopo una Fuga costruita con particolare attenzione: un’esecuzione che ha alle spalle un’attentissima analisi della forma e dell’intreccio delle voci, tutte e sempre udibili chiaramente.
Al termine della serata non si può far altro che prendere atto di aver assistito alla performance di un’eccellenza che – seppure giovane – vanta una tale esperienza e un bagaglio culturale da far impallidire molti colleghi “anziani” – che continuano imperterriti a occupare i palchi di mezzo mondo senza suscitare nemmeno la metà dell’interesse che la Hahn è in grado di produrre con brani sconosciuti e recentemente composti.

Lo spettacolo è andato in scena:
Conservatorio G. Verdi – Sala Verdi
via Conservatorio, 12 – Milano
lunedì 7 maggio, ore 21.00

Somei Satoh Bifu
Gillian Whitehead Torua
Paul Moravec Blue Fiddle
Jennifer Higdon Echo Dash
Ludwig van Beethoven Sonata n. 2 in la maggiore op. 12 per violino e pianoforte
Johann Sebastian Bach Sonata n. 2 in la minore per violino solo BWV 1003
Tina Davidson Blue Curve of the Earth
Avner Dorman Memory Games
Bun-Ching Lam Solitude d’Automne
Einojuhani Rautavaara Whispering
Johannes Brahms Scherzo in do minore dalla sonata FAE per violino e pianoforte

violino Hilary Hahn
pianoforte Cory Smythe

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