In margine a un Festival di teatro ragazzi

Il teatro professionale rivolto all’infanzia e alla gioventù non deve essere – e di regola non è – un’alternativa artistica di ripiego, ma può svolgere un ruolo prezioso nell’educazione ai valori etici e alla bellezza.

Il festival Segnali, nato alla fine degli anni Ottanta come vetrina lombarda del teatro ragazzi, è andato assumendo (verrebbe da osservare con amara ironia, in modo ancor più evidente da quando l’amministrazione regionale ha tagliato i finanziamenti) una dimensione nazionale che, con scadenza annuale, consente uno sguardo aggiornato sull’evoluzione dei contenuti e della poetica di un filone teatrale che, nel corso dei decenni, ha sviluppato una sua identità etica ed estetica.
Pur ridotta nel tempo (due giorni, neppure completi, all’inizio di maggio) la XXIV edizione ha allineato 13 spettacoli che costituiscono un campione significativo, dalla cui analisi si possono formulare alcune riflessioni sullo stato dell’arte.
Una prima osservazione riguarda una rinnovato interesse verso la fascia adolescenziale, cioè quell’età in cui, se è bene che i ragazzi comincino ad andare a teatro a vedere (meglio se alla sera, assieme a un pubblico cosiddetto normale) Ibsen o Čechov, possono ancora essere destinatari di messaggi teatrali mirati, che veicolino valori che riguardino esplicitamente il loro mondo. Accanto a ciò, vi si individua un’attenzione all’educazione alla bellezza, elemento che, nel disastro dei modelli di diseducazione, anche estetica, ammanniti dal piccolo schermo, assume una valenza etica. E ciò diventa particolarmente importante negli spettacoli destinati agli spettatori più piccoli, dove è più sfumata e indiretta la comunicazione di valori.
È il caso di Scherzo a tre mani di Teatro all’improvviso, ove la consumata abilità grafica di Dario Moretti si sposa a una partitura musicale, eseguita al pianoforte da Saya Namikawa su musiche di Béla Bartók. Anche con Piccolo passo – Storia di un’ocarina pigra, di Kosmocomico Teatro, Valentino Dragano, utilizzando il suo versatile talento musicale, non rinuncia ad offrire ai piccolini, dai 4 ai 7 anni, in forma di favola, un percorso di iniziazione e di crescita. Analogo, sia per la fascia d’età cui è rivolto, sia per la presenza di un messaggio etico, è Il giardino di Quelli di Grock. Con la totale rinuncia alla parola, il linguaggio del gesto, con la sua suggestione polisemica, sollecita l’integrazione fantastica del piccolo spettatore, in una variazione sul tema del Brutto anatroccolo che si sviluppa in un messaggio sul valore dell’attenzione e della cura della diversità (ambito mai troppo frequentato, di questi tempi).
A mano a mano che cresce l’età dei destinatari, l’educazione ai valori si fa più esplicita. Il tema dell’amicizia e della solidarietà percorre la maggior parte dei lavori, a cominciare da L’Arca parte alle otto, del Buratto: una favola spiritosa, supportata da gustosi disegni animati, ove tre pinguini dissertano sull’esistenza di Dio. Nato ieri, di Eco di fondo, è una toccante parabola surreale, che tratta anch’essa, con delicatezza e fantasia, il tema della diversità.
Nello stesso solco, ma rivolto alla fascia fra i 12 e i 18 anni, si situa La peggiore, di Fondazione Sipario Toscana, ove la nitida scrittura di Donatella Diamanti, sostenuta da una efficace prestazione attorale, traccia il ritratto di due ragazze, per motivi diversi in fuga dalla società: una struttura drammaturgica punteggiata da momenti didascalici sulla condizione adolescenziale, come siparietti brechtiani, che esorcizzano la tentazione di un finale consolatorio.
Anche Gilgamesc di Mimmo Conte e della compagnia lucana Gommalacca Teatro tratta, in un prospettiva al maschile, il tema del disadattamento giovanile, mettendo in scena il confronto – a tratti scontro – fra due giovani emarginati: un cinese e un ragazzo del sud d’Italia, ognuno portatore di una sua propria cultura. L’epopea sumerica, cui si richiama il titolo, rimane sullo sfondo, come fascinoso ma vago paradigma di modelli di comportamento che, nell’eclisse dei valori della società contemporanea, ne riempie i vuoti. Ne risulta uno spettacolo claustrofobico, a volte volutamente aspro e violento, che vede in scena lo stesso autore e regista, efficace contraltare del cinese Ye-He, e rivela nell’autore una conoscenza attenta e simpatetica degli ambienti del disagio e della deprivazione.
A John Tammet fa sentire le persone molto così :-?, de L’Organizzazione, diretto e interpretato da Davide Giordano e Federico Brugnone, è andato il premio della giura di Generazione Scenario Infanzia 2012 (che aveva segnalato anche Gilgamesc). Non tutte le ambizioni dello spettacolo, che prende le mosse da una rara forma di autismo (la sindrome di Asperger), hanno forse avuto modo di realizzarsi, mancando il momento interattivo previsto dal progetto (e citato dalla giuria di Scenario Infanzia); desta poi qualche perplessità la dichiarata destinazione (dai 9 ai 99 anni). Da riconoscere, tuttavia, una ricerca che si avventura su temi non scontati, rifiutando la rassicurante banalità di strade collaudate.
Con È arrivato un gommone carico di europei, prodotto da Elsinor, Stefano Braschi e Andrea Soffiantini interpretano con efficacia la parabola un po’ surreale (ma neanche tanto) di un mondo rovesciato, ove gli europei del titolo sono emigranti clandestini, alla volta di un’Africa felix. I loro ricordi, le loro nostalgie, le loro fragilità, in uno scoperto gioco di specchi sulla realtà odierna, obbligano lo spettatore (dagli 11 ai 14 anni) a guardare con occhi diversi gli sbarchi a Lampedusa.
Per i bambini dai 7 anni cui si rivolge Cenerentola Across the Universe, prodotta da Tra il dire e il fare, La luna nel letto, Teatri Abitati, è una spiritosa, attualizzata edizione della fiaba classica ma, per spettatori un po’ più maturi, l’inquietante figura della madre/matrigna restituitaci dalla brava Nunzia Antonino induce una riflessione critica sull’ambiguità dell’amor materno, una coraggiosa demistificazione di certi stereotipi affettivi, che da almeno un secolo ammorbano la letteratura infantile.
Anche nel classico, dickensiano Un canto di Natale – racconto in musica, di Ca’ Luogo D’arte, Théâtre Jeune Public Centre Dramatique D’Alsace De Strasbourg, è presente un’istanza educativa, ma lo spettacolo si fa specialmente apprezzare per la fantasia delle invenzioni registiche e drammaturgiche, per l’assetto scenografico, per la varietà dei linguaggi (parola, danza, musica dal vivo, teatro di figura), che ne fanno un pregevole oggetto teatrale a tutto tondo, godibile per ogni tipo di pubblico.
Buon’ultima, la deliziosa, surreale favola Il miracolo della mula, de Il Labirincolo, di Gigio Brunello e Marco Lucci: un lavoro che, nel solco di una tradizione artigianale raffinata, pur veicolando una bonaria morale popolaresca, si impone come modello di educazione estetica, a dimostrazione della intramontabile, accattivante tenuta spettacolare del teatro di figura.

Il Festival è andato in scena:
9 e 10 maggio 2013
a Cormano (Mi) e Milano

Segnali
Festival di Teatro per ragazzi
XXIV edizione

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