Non ci resta che nuotare

La XXII edizione del Festival Segnali si congeda con un gioiello per i bambini dai tre anni: Silvano Antonelli naufraga su un palco tutto blu con mamme, papà, maestre, bidelle e allenatori. Per ridere tutti insieme delle debolezze dei grandi e   abbandonarsi sereni sulle onde dello stupore. Uno spettacolo che fa bene.

Quanti degli adulti di oggi hanno rimpianto, da bambini, di non aver potuto incontrare sulla propria strada una tata come Mary Poppins? Di non essere potuti entrare in disegni fatti coi gessetti sull’asfalto, di non aver preso il the sul soffitto e non aver ballato sopra i tetti della città? Alcune (purtroppo rare) volte il teatro, più spesso il teatro per bambini, riesce a colmare i vuoti e le nostalgie; ecco, In fondo al mare è una di quelle necessarie ricompense per tutte le Mary Poppins mancate.

Un grandissimo rettangolo di legno ondeggia maestoso nel mare del palco. È una nave, vicina ma lontanissima, è una casa, un armadio, è il mare stesso. Dietro si nasconde quel mondo buffo che è la realtà quotidiana, rivelandosi poco a poco, volta per volta, con dettagli precisi e inequivocabili: una tazza, un cappello, un quaderno, un ombrello, uno straccio, una macchinina, un macchinone. Tutto, inevitabilmente, blu. Blu perchè siamo in fondo al mare, perché Silvano Antonelli è naufragato tra le onde degli impegni di tutti i giorni e, proprio come può capitare a chiunque, grandi e piccoli, si è perso nell’immenso oceano della vita, e ora, aggrappato alla sua minuscola chitarra blu, aspetta una nave che lo venga a salvare.

Sembrerebbe complesso, invece non lo è. Tutto è misurato, preciso, mai vuoto, e ogni oggetto, ogni movimento, ogni scena, persino i più irriverenti, sono carichi di una grazia speciale difficile da raccontare. Forse perchè il punto di vista è quello del bambino che guarda al mondo adulto con curiosità, incomprensione e perplessità, chiedendosi se sia davvero necessario agitarsi tanto e correre sempre, da un impegno all’altro; forse perchè gli sketch e i personaggi sono tutti verissimi, anche se visti attraverso l’incredibile caleidoscopio di una fantasia che sfiora la genialità; forse perchè sotto la divertente patina demenziale, dietro alle battute così naturali, si nasconde un sapiente lavoro di costruzione drammaturgica e scenica e prima ancora un lavoro di ricerca sul mondo del bambino, del suo rapporto con gli adulti, con gli oggetti, con tutte le infinite sfaccettature della realtà. Tra semafori, telefoni, lavatrici e tanti piccolissimi ma rigorosamente veri strumenti musicali, tutti blu ovviamente, accompagnati dal fil rouge di una canzone degli anni 30 – debitamente modificata  e riadattata per le giovani orecchie del ventunesimo secolo, e insegnata ai bambini entusiasti a fine spettacolo – gli spettatori nuotano da una situazione all’altra incontrando frasi quotidiane e banali rese vitali, esiilaranti e  sorprendenti dall’incontro con il teatro. Uno spettacolo che conquista, in cui all’invenzione scenica si aggiunge una comunicatività altissima e una magia fatta di trucchi semplici e perfettamente riusciti.

Quando alla fine la nave, sicura perché di carta, compare all’orizzonte e il carillon di sorprese si ferma e lascia che tutti scendano, la platea si riscopre diversa, allagata di sorrisi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Festival Segnali
Teatro Sala Fontana
via Boltraffio, 21 – Milano

In mezzo al mare
Unoteatro / Stilema
i e con Silvano Antonelli
collaborazione drammaturgica Alessandra Guarnero

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