Le atrocità della guerra civile in Libano sono il doloroso e inquietante sfondo di una saga familiare, di una tragedia moderna intessuta dei topoi del teatro classico greco.

Il referente tematico e narrativo più immediato è la tragedia di Edipo, ma la struttura drammaturgica di Incendi fa piuttosto pensare al procedere discontinuo e spiazzante dell’argentino Spregelburd, pressoché coetaneo dell’autore, Wajdi Mouawad, libanese naturalizzato canadese. C’è un altro elemento che sembra apparentare i due drammaturghi: un reverenziale interesse per la matematica che, nel testo di Mouawad, si rivela nelle dissertazioni sulla valenza metaforica di certe relazioni numeriche, ma specialmente in una battuta: “Benvenuti nel paese della solitudine: nella matematica pura”.

Lo spettacolo è duro, appassionante e coinvolgente come un noir – come peraltro è anche l’Edipo Re. In prima approssimazione, Incendi è una saga familiare, percorsa a ritroso, ma in essa risuonano gli echi dei classici greci, dall’Orestea, all’Antigone, alle Troiane: la sua natura è quindi piuttosto quella di una tragedia moderna, ove i temi universali (la memoria, la ricerca di una verità, la responsabilità, il perdono) sono ancorati alla storia recente, alla guerra civile che, alla fine del secolo scorso, ha insanguinato il Libano.
La regia di Renzo Martinelli non cerca di ammorbidire gli scarti, di sciogliere i nodi, i grumi emotivi che sembrano rapprendersi nel tessuto narrativo e drammaturgico. Lo spazio scenico si incunea nella platea; svela, dietro un sipario sul fondo, azioni apparentemente incongrue. Una scelta coraggiosa, che si rivela felice, coerente con la poetica dell’autore. E, incredibilmente, malgrado i frequenti salti spaziali e temporali, l’invasivo, irrompere della storia nella faticosa ricerca di una memoria familiare, la fabula si dipana, per oltre due ore, con dolorosa, razionale consequenzialità, fino alla inattesa ma ineluttabile agnizione finale, sconvolgente ma catartica, come nei classici greci.
Efficace la costruzione attorale dei complessi personaggi del testo: il ringhioso, quasi blasfemo, eppur tenero Simon di Francesco Meola; la più dolce, ad un tempo dubbiosa e determinata gemella Jean di Valentina Picello, il multiforme enigmatico profilo della madre, Nawal, tratteggiato con duttile sensibilità da Federica Fracassi; il notaio Lebel, grottesco personaggio coro – quasi un Fool shakespeariano – cui Roberto Rustioni riesce a conferire una sua sconcertante plausibilità; la difficile, sfuggente presenza, in bilico fra il simbolico e il reale, cui dà vita e spessore teatrale Libero Stelluti.

Con questi valorosi attori, e con una molteplicità di riusciti espedienti registici e scenografici (le enigmatiche suggestioni della scenografia, apparentemente povera, dimessa; la scelta delle musiche; l’uso espressivo dell’amplificazione), Renzo Martinelli vince un’ardita sfida artistica, creando uno spettacolo di grande spessore, fra i più fascinosi e stimolati visti quest’anno.
E gli va anche riconosciuto il merito – da condividere con Federica Fracassi – di aver dato spazio a giovani seri e di talento, impegnandoli in ruoli di primo piano, alla pari con colleghi di maggior esperienza: un tratto di generosità oggi non così diffuso nel mondo teatrale.

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Lo spettacolo continua
Teatro i

via Gaudenzio Ferrari 11, Milano
fino a lunedì 14 maggio 2012
Orari: mercoledì – lunedì ore 21 / domenica ore 17 / martedì riposo

Incendi, di Wajdi Mouawad
adattamento di Francesca Garolla
regia e scene di Renzo Martinelli
con Federica Fracassi, Francesco Meola, Valentina Picello, Roberto Rustioni, Libero Stelluti
produzione Teatro i, in collaborazione con Face à Face – Parole di Francia per Scene d’Italia,
delegazione Québec a Roma e Institut Français Milano

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