Lettere al di là del muro

carcere-rebibbia1L’officina culturale del carcere di Rebibbia a Roma si arricchisce di un pionieristico progetto d’impresa editoriale sull’accessibilità ai libri e sul diritto alla lettura firmato Fabio Cavalli e Laura Andreini Salerno.

«Non vi è libertà ogni qualvolta le leggi permettano che, in alcuni eventi, l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa» affermava il giurista milanese Cesare Beccaria paladino dei diritti umani dei condannati già nell’Illuminismo. E dall’art. 27 della Costituzione alla Legge Gozzini passando per la riforma del ‘75, un progetto di rieducazione detentiva è da sempre prioritario nelle agende politiche dei governi. Tra le attività riabilitative volte al reinserimento in società a seguito di un percorso carcerario, generalmente, si pensa al lavoro agricolo, alla manodopera artigianale, all’operatività in mense e lavanderie. Non certo al settore culturale e men che meno alle moderne tecnologie informatiche. Proprio qui risiede la straordinarietà del progetto presentato lo scorso 5 dicembre, presso il carcere di Rebibbia a Roma, da Fabio Cavalli e Laura Andreini Salerno all’interno del Festival dell’Arte Reclusa. Il progetto Segnalibro, ideato da Cavalli in collaborazione con Cristina Mussinelli e Giorgia Turchetti, al proposito di rendere accessibili i testi letterari al vasto pubblico attraverso le piattaforme degli eBook – che rappresenta in sintesi la finalità di intenti della fondazione LIA (Libri Italiani Accessibili) – vi associa la realtà del carcere. Tra i 1600 reclusi a Rebibbia, sono stati selezionati venti detenuti nella sezione di massima sicurezza per avviare un programma formativo specializzato nell’editoria digitale. Un laboratorio d’impresa volto a trasmettere ai partecipanti, in gran parte laureati e laureandi, le maggiori competenze possibili per la fattiva creazione e produzione di testi in digitale. Intento virtuoso anche per l’attenzione rivolta all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, in rappresentanza di una categoria spesso esiliata dalla letteratura, se non fosse per l’intervento della tecnologia, in primis il Braille Board, oggi anche per l’eBook, che facilita la leggibilità consentendo di regolare luminosità e grandezza dei caratteri. E ancor più per la scelta di impiegare Segnalibro nella diffusione di testi teatrali, settore che nel catalogo complessivo dell’editoria attraversa la crisi peggiore. Ecco quindi che Cavalli resta fedele al suo primo amore, il teatro. Da anni impegnato come regista del collettivo di detenuti a Rebibbia, Cavalli ha ospitato la presentazione del progetto patrocinato dal MIBACT e forte della preziosa consulenza da parte del Presidente della Commissione Culturale in Europa, l’on. Silvia Costa, sullo stesso palco che lo ha visto protagonista e scenografo del pluripremiato Cesare deve morire. Di fronte alle istituzioni, alla stampa e a un gruppo di reclusi, la giornata si è svolta tra presentazione di libri, interviste agli autori, rappresentazioni teatrali sul fronte culturale e delucidazione del progetto imprenditoriale con dati alla mano, propositi di intenti e valutazioni di mercato su un piano più concreto. Perché Segnalibro non si pone come progetto di propaganda salottiera per distribuire e impegnare fondi ministeriali in attività generiche di sensibilizzazione e sviluppo del mondo carcerario, ma come proposta di valorizzazione e utilizzo delle risorse reali, comprese quelle carcerarie. I brani letti dal linguaggio braille da Luciano Domenicali e poi presentati sulla scena dai comici della compagnia capitanata da Antonio Frasca sono tratti dal primo volume figlio del progetto, una rilettura in chiave dialettale di Brecht, Arturo Ué – ovvero Brecht a fumetti, spettacolo che andrà in scena il prossimo 17 dicembre. L’atmosfera surreale ispirata dal drammaturgo tedesco bene si addice a quella della sala, nella quale, in un pastiche post-moderno si mescolano le elucubrazione di un alter ego di Hitler calabro/napoletano al messaggio di ringraziamento e speranza letto dai detenuti romani; le sonate di accompagnamento al pianoforte del maestro Franco Moretti ai ricordi personali di passate esperienze nelle carceri italiane da parte delle istituzioni; i meritori propositi del Provveditore rispetto alla dignità e alla solidarietà, ai buffi racconti sulle difficili condizioni dalla piccola editoria indipendente da parte del docente Paolo Benvenuto; le lucide riflessioni del Presidente del Coordinamento Nazionale delle University Press, Claudia Napolitano, ai dati tecnici forniti in loco dal detenuto Patrizio Rovato. Sono tutti d’accordo nel tratteggiare aspetti di un progetto saldo, ben organizzato, potenzialmente remunerativo. Utilizzare detenuti come forza lavoro rende possibili, per loro, percorsi interiori di costruzione e riscoperta di un sé diverso da spendere nel lento processo di reintegrazione, ma è anche conveniente per motivi fiscali. L’Italia inoltre è rimasta indietro rispetto all’Europa e al mondo occidentale per quanto concerne il mercato della digitalizzazione editoriale. Molti, e positivi, i presupposti; e se qualcuno si chiedesse il motivo per il quale lo stesso impegno, la stessa volontà e partecipazione non sono impiegati dalle istituzioni competenti per far sì che i giovani disoccupati, magati laureati, con fedina penale ancora tutta da sporcare debbano investire in corsi di formazione alquanto esosi piuttosto che godere delle stesse preziose opportunità, potrebbe trovare la risposta già chiara a Rousseau, «l’uomo è nato libero e dappertutto è in catene». Le parole che più restano sono quelle dell’assessore alla cultura di Roma Capitale, Lidia Ravera, che racconta di aver visitato più volte gli istituti detentivi, ma sempre per presentazioni di progetti, apertura di biblioteche, reading. «La cultura», afferma Ravera «è l’unico ascensore sociale possibile», unico vero potere capace di evasione. In tutti i sensi, in ogni ambiente. A questo tende lo sforzo del lavoro di Cavalli e Andreini Salerno, della Fondazione LIA e di tutte le persone coinvolte in Segnalibro, di cui possibilmente leggeremo ancora.

PROGRAMMA DEL FESTIVAL
Ingresso gratuito con obbligo di accreditamento
11 dicembre
Teatro Palladium – Università Roma 3 ore 21
Incontro/spettacolo – Sasà Dentro l’Avventura
In collaborazione con Università Roma 3 Dipartimento di Filosofia Comunicazione e Spettacolo
con Sasà Striano
Regia e drammaturgia Fabio Cavalli

12 dicembre
Teatro Palladium – Università Roma 3 ore 15.30
Dieci anni di teatro in carcere – Decennale Compagnia G12 A.S.
Proiezione e dibattito con gli esponenti del mondo artistico, culturale e istituzionale.

17 dicembre
Teatro del Carcere di Rebibbia n.c. ore 16
Anteprima Arturo Ué – Incontro speciale: teatro/fumetto/musica
liberamente tratto da Arturo Ui Di Bertolt Brecht, regia Di Fabio Cavalli
compagnia dei detenuti attori della sezione G12 alta sicurezza

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