Grandi speranze

La sera del 6 luglio a Inequilibrio 2019 ci aspettano Roberto Latini con In Exitu e Oscar de Summa con Soul Music

Con questi spettacoli non sono le aspettative a essere deluse. Se per Bella Bestia (di Sarteanesi Bosi, visto venerdì 5), dallo spettacolo si sperava altro e, quindi, il problema, in definitiva, era solo dello spettatore, in questo caso no. Perché non è molto bello vedere un attore che finge (Roberto Latini) e un autore/attore (Oscar De Summa) che “ha finito la penna”, chiude tutto e se ne va. Ovvero conclude uno spettacolo “perché sì”.

Per quanto riguarda In exitu – dal testo di Giovanni Testori – si può dire che è molto suggestivo l’inizio: grande stanzone bianco, materassi a terra, come isole, tutte vicine, e veli che delimitano lo spazio e che si muovono al vento: mistero e ancora mistero. Spiriti del vento. Musica da grande film. Suspance. E poi entra lui. La sua figura si intravede mentre si avvicina alla scena, dietro i veli, ma già si intuisce che qualcosa non torna: l’attore fa finta, finta di camminare male, finta di appoggiarsi a un bastone (che è poi il microfono), finta di barcollare. Finge l’ubriaco, il malato e il drogato. Finge di avere gli arti contorti, finge di essere consumato. C’è poco altro da aggiungere. Anche il girare in tondo nella stanza come mosca imprigionata rivela una forzatura. I gesti fisici, l’atteggiamento del corpo: tutto è esteriore, non intrinseco, non necessario, non sgorga da dentro. Scollamento costante fra gesto e intima necessità.
La qualità della serata, da questo punto di vista, si può dire che si esprima emblematicamente in quelle banconote da trenta Euro che piovono dal cielo. False. Nella rete da tennis che scende e non si ferma – un attraversamento inspiegabile; nella pallina da tennis gigante in cui l’attore si fa inglobare con un gesto anche qui non naturale, incastrato a forza. E per dirla tutta, questo simbolismo estremo del tennis cosa rappresenta? Che cosa è poesia?
Il testo è commovente. E certo l’interpretazione ne veicola la forza e anche la tenerezza. Bella la scena, pulita, molto connotata: ha il sapore di un manicomio più che di una stazione o, forse, è lo stanzone di un orfanotrofio, con l’ombra di Peter Pan, che viene a prendere in giro il povero derelitto, Gino. L’uomo e la sua ombra, materia e sostanza. La vita solida, paradossalmente, appartiene all’ombra (crudele e cattiva), che prende in giro e si fa beffe della fragilità confusa del tossico devastato.

Veniamo a un altro grande nome, Oscar De Summa, che torna a Castiglioncello con Soul Music, racconto di un’avventura musicale nel Sud Italia degli anni 90, in cui un gruppo di ragazzi deicide di creare una band di musica soul. Scelta coraggiosa e controtendenza, che va al cuore e all’essenza della musica laddove, al contrario, tutt’intorno il mercato e il commerciale avanzano.
La forma è quella usuale di De Summa, il one man show, questa volta in consolle, nelle vesti di personaggio radiofonico e poi di tutti i personaggi ai quali dà voce. Avvincente la storia. Anche se è curioso ritrovarsi, dopo una buona parte di spettacolo, a pensare che: “Fra poco dovrà pur finire… anche se, per come procede, non si capisce come riuscirà a chiudere bene…”. E neanche a dirlo, dopo poco, Oscar De Summa termina lo spettacolo semplicemente così: chiudendo, dicendo (metaforicamente parlando) che è finito. Esce di scena. Parafrasando con ironia, ammette: “Maestra, ho finito l’inchiostro. Ho finito pure il foglio protocollo. Consegno il tema”. Così, senza senso. Senza seguire l’andamento dell’energia, di quella forma impalpabile del tempo, scultura delle emozioni – del misterioso percorso che si snoda attraverso la sua voce. Dimenticandosi lo spettacolo. Chiude e se ne va.
Dalle note di sala leggiamo che quell’esperienza di vita (un temporale estivo passeggero, come sembra nello spettacolo) avrà comunque ripercussioni per i giovani protagonisti. Non si direbbe da ciò che si è visto in scena. Non arriva. Non ne risulta una storia esemplare e tantomeno epica. L’unica cosa che si sa è che il cantante trova la pace con se stesso solo cantando e solo in quel momento. Basta. Ma anche di questa salvezza nella musica arriva troppo poco, onestamente.
Forse il lavoro ha bisogno di altro tempo per organizzarsi meglio, essere più stringente e cogente. Intenso fino alla fine. Fino a un finale vero. Magari con un fraseggio di chiusura. Quarto, quinto, primo.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Inequilibrio Festival 2019:
Rosignano Solvay, Castiglioncello (LI), varie location

sabato 6 luglio
ore 21. 30
Castiglioncello, Castello Pasquini
Tensostruttura
In Exitu
Fortebraccio Teatro
dall’omonimo romanzo di Giovanni Testori
adattamento, interpretazione e regia Roberto Latini
musica e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
scena Luca Baldini
produzione Compagnia Lombardi Tiezzi

ore 22.45
Anfiteatro
Soul Music – dal lato opposto
di e con Oscar De Summa
progetto luci e scene Matteo Gozzi
realizzazione scene Maurizio Tell
arrangiamenti musicali Davide Fasulo
produzione La Corte Ospitale

armunia.eu/inequilibrio-2019

Oscar De Summa Inequilibrio 22 Foto Di Antonio Ficai 8

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