Ritratti d’autore

Continuiamo la nostra conversazione con Luca Marengo, iniziata su Inthenet.eu, entrando del merito dei progetti che il Direttore ha in mente per rilanciare l’immagine del teatro di Cascina (in provincia di Pisa). Uno spazio con una lunga storia alle spalle, che nasce nel 1993 grazie a un nucleo artistico-creativo, la Cooperativa Sipario – già attiva dagli anni Ottanta – che aveva ideato un modello di fare teatro che univa teatro ragazzi e formazione, da un lato, radicamento nel territorio e ricerca espressiva, dall’altro, contando altresì sull’apporto della vicina Università di Pisa.

La Città del Teatro è oggi una struttura complessa, in grado di offrire a organizzatori, artisti e pubblico tre sale – da 722, 198 e 90 posti – spazi per le prove e le residenze creative, cortili interni e uffici, e un bar/ristorante con posti a sedere sia all’aperto che al chiuso. Una struttura che, negli ultimi anni, ha perso, in parte, il suo smalto a causa di una serie di problemi di gestione. Prima, con la lunga diatriba tra l’ex Direttora, Donatella Diamanti, e i sindacati di categoria a causa di alcuni tagli del personale tecnico, a cui è seguito l’allontanamento della stessa Diamanti e una causa legale; e, poi, con la nomina a direttore artistico di Andrea Buscemi che non ha soddisfatto né il pubblico né la critica – ricordiamo, tra l’altro, eventi quali la consegna della cittadinanza onoraria a Magdi Cristiano Allam che, con il teatro, pareva avere ben poco a che fare.

Inutile negare che, quando Luca Marengo ha preso in mano il timone, i marosi erano tali da temere che la barca affondasse. Nonostante queste premesse e gli ultimi 15 mesi di pandemia che hanno costretto i teatri italiani prima a chiudere del tutto, poi a riaprire con numeri contingentati e per un breve periodo (tra l’altro, estivo e, quindi, per sua natura non favorevole alle attività teatrali al chiuso) e, infine, a una nuova chiusura con il permesso di lavorare dietro le quinte e l’input di optare per attività in streaming, Luca Marengo non si è perso d’animo e oggi può parlare, con estrema tranquillità, delle tante produzioni in fieri, dei primi successi conseguiti e del progetto a medio-lungo termine perché La Città del teatro riacquisti il prestigio che le spetta e l’affetto degli spettatori di cui ha goduto per anni.

Lei è arrivato a La Città del Teatro in un momento difficile per questo teatro, dopo le polemiche per l’allontanamento dell’ex Direttora, Donatella Diamanti, e la direzione successiva di Andrea Buscemi che non ha mietuto successi. Una doppia difficoltà a cui si è aggiunto il periodo pandemico con relativa chiusura. Da dove si riparte?
L. M.: «Si riparte provando a pensare all’organizzazione, alle produzioni e alla distribuzione rivolgendoci a un ampio spazio temporale: credo che occorra una visione almeno quinquennale, anche perché i tempi del teatro sono molto lenti. Non ho conosciuto Donatella Diamanti personalmente e ho dovuto riprogrammare quello che era stato impiantato dalla precedente direzione artistica sia livello di ospitalità sia a livello di produzioni. Quindi, il primo impatto è stato abbastanza difficile – in quanto ho dovuto parlare con la Regione e con il Ministero spiegando che avevo tutta un’altra idea di teatro. La mia figura era molto diversa da quella della precedente direzione artistica. Ho dovuto fare i conti con i risultati di quella gestione e ho scelto di puntare sulla qualità perché credo che, a lungo termine, sia l’unica decisione che ripaga. Così come ripaga il rapporto che si è capaci di costruire con gli artisti – che ci permette di fare produzioni e co-produzioni da distribuire in tutta Italia. Non a caso, dal 1° al 6 giugno potremo rivedere Davide Enia al Piccolo Teatro di Milano – e sarà già la seconda volta; ma siamo stati anche all’Argentina di Roma e andremo al Bellini di Napoli. Credo che La Città del Teatro abbia bisogno, da un lato, di intrattenere un rapporto forte non solamente con la città di Cascina ma con l’intero territorio e, dall’altro, di uscire da queste sale per farsi conoscere come centro di produzione di qualità in tutta Italia. Mi fa piacere ricordare che siamo stati presenti alla Biennale Teatro di Venezia, nel 2020, con Una cosa enorme di Fabiana Iacozzilli; al Napoli Teatro Festival con Il dolore di prima – con Arturo Cirillo per la regia di Mario Scandale; a Primavera dei Teatri, a Castrovillari, con Il problema di Paola Fresa – che aveva vinto la menzione speciale al Premio Platea. In breve, credo che piano piano, mattone su mattone, si stia ricostruendo una solidità basata sulla qualità. Produzione, quindi, per adulti dove puntiamo su ricerca, sperimentazione e drammaturgia contemporanea e, nello stesso tempo, di teatro ragazzi – data la mission di questo spazio teatrale. E a proposito, vorrei ricordare che stiamo per debuttare a Milano con Briciole di Pollicino a Segnali Festival».

Una struttura grande come La Città del Teatro di Cascina, forse sovradimensionata per il suo bacino d’utenza, è sostenibile? E se non lo è, quali cambiamenti bisognerebbe operare per renderla tale?
L. M.: «Le residenze, in primis, sono un punto a favore rispetto agli spazi di cui disponiamo. Recentemente abbiamo ospitato Instabili Vaganti, compagine bolognese, e continueremo ad ospitare artisti e Compagnie. Rispetto ai costi di gestione, la proprietà è ancora formalmente di Comune e Provincia e, di conseguenza, la manutenzione straordinaria – che è indubbiamente la più costosa – deve essere considerata a carico di Comune e Provincia. Io non credo che La Città del Teatro sia una cattedrale nel deserto o che sia uno spazio sproporzionato rispetto al territorio. Credo, al contrario, che occorra tenere le antenne ben tese per recepire le esigenze del territorio e credo, altresì, che vadano sfruttati tutti gli spazi – teatrali e non – come stiamo facendo. Se paragonassimo i nostri finanziamenti, ad esempio, a quelli dell’Associazione Teatrale Pistoiese – città che ha il doppio di abitanti – ci accorgeremmo che la stessa riceve un po’ meno di un milione di euro dal Comune mentre noi solamente 260 mila per gestire questo insieme di spazi che copre, come già ricordato, circa 5.000 metri quadrati. È chiaro, quindi, che i costi di gestione sono molto alti ma noi dobbiamo essere tanto bravi da utilizzare i finanziamento per coprire le spese di produzione, la distribuzione dei nostri spettacoli, l’ospitalità delle Compagnie e le residenze, ossia per finanziare tutto ciò che rappresenta il cuore dell’attività istituzionale. I teatri sono finanziati per fini precisi e per raggiungere degli obiettivi. Non vorrei che si creasse uno squilibrio tale che, a mano a mano, i costi di gestione finissero per incidere troppo pesantemente rispetto a quelli per la produzione artistica, che è la nostra ragion d’essere».

Riceviamo e pubblichiamo per ottemperanza al diritto di replica.

Gentile Redazione,
nonostante esista una causa in corso e io abbia scelto di evitare ogni esternazione, mi preme tuttavia precisare alcune cose a fronte di palesi inesattezze apparse nell'introduzione alla vs intervista a Luca Marengo, nella sezione Ritratti d'autore.
Voi scrivete:
"La Città del Teatro è oggi una struttura complessa, in grado di offrire a organizzatori, artisti e pubblico tre sale – da 722, 198 e 90 posti – spazi per le prove e le residenze creative, cortili interni e uffici, e un bar/ristorante con posti a sedere sia all’aperto che al chiuso. Una struttura che, negli ultimi anni, ha perso, in parte, il suo smalto a causa di una serie di problemi di gestione. Prima, con la lunga diatriba tra l’ex Direttora, Donatella Diamanti, e i sindacati di categoria a causa di alcuni tagli del personale tecnico, a cui è seguito l’allontanamento della stessa Diamanti e una causa legale…"
Bene, mi preme precisare che io ero all'epoca dei fatti da voi citati la Direttora Artistica de La Città del Teatro e le scelte connesse con i tagli non erano di mia competenza, bensì del Consiglio di Amministrazione; per correttezza l'ex Presidente ed oggi Sindaco del Comune di Cascina dottor Michelangelo Betti, ci legge in copia. I problemi che, personalmente, ho avuto riguardano il rapporto con la Amministrazione dell'ex sindaca Susanna Ceccardi e con il CDA da quella giunta nominato. Scelte che hanno portato da un lato a una causa legata al mio rapporto di lavoro, dall'altro all'impoverimento nell'offerta e alla perdita di pubblico, facilmente riscontrabili con un minimo di ricerca.
Sbagliato dunque tirare in ballo cose eterogenee; così facendo si finisce solo per fare un'indistinta massa, che non aiuta certo a mettere a fuoco i problemi o gli obiettivi.
Cordiali saluti
Donatella Diamanti

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