Variazioni shakespeariane

Cinque testi del drammaturgo inglese Tim Crouch per cinque personaggi shakespeariani diretti da Fabrizio Arcuri al Teatro i di Milano.

La ricerca di Fabrizio Arcuri trova nel teatro didattico di Tim Crouch un approdo naturale. Il regista fondatore della romana Accademia degli Artefatti (e anche co-direttore artistico del Teatro della Tosse di Genova) si è formato proprio sulla moderna drammaturgia inglese (Sarah Kane, Mark Ravenhill, Martin Crimp), rielaborando nel frattempo i presupposti teorici del teatro epico tedesco (Orazi e Curiazi, Fatzer Fragment di Brecht, ma poi anche Fassbinder). I, Shakespeare, il ciclo di Tim Crouch composto da cinque testi ispirati ad alcuni personaggi minori del Bardo, racconta da un altro punto di vista le storie delle sue pièce.

Per la scena in lingua anglosassone l’operazione non è nuova: Rosencrantz e Guildenstern di Tom Stoppard è il capofila illustre di questa tradizione, continuamente rinnovata anche nei teatri off. Si tratta di una operazione dichiaratamente politica, in cui la riflessione sulla realtà, sulla storia e, soprattutto, sul potere sono il principale interesse dello scrittore e del regista. Questa concezione militante del teatro trova consonanze e palesi rispondenze nella drammaturgia epica di Brecht, soprattutto nei suoi drammi didattici.

I cinque brevi testi di Crouch decostruiscono l’opera shakesperiana e sono politici nel momento stesso in cui riflettono sul rapporto attore spettatore. L’attenzione è così principalmente posta sulla relazione tra parola e verità e, conseguentemente, sul grande problema della responsabilità individuale.

Con intelligenza il Teatro i di Milano ha presentato questa minirassegna Crouch/Arcuri intitolata I, Shakespeare, che comprende Io, Fiordipisello, Io, Banquo, Io, Calibano, Io, Cinna e la lettura scenica di Io, Malvolio. In questa recensione ci soffermeremo solo sui primi due spettacoli, che sono esemplari del modo di procedere del drammaturgo e del regista, anche perché la riscrittura lavora su differenti scritture, una commedia e a una tragedia.

Fiordipisello è uno dei folletti del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Il personaggio è assolutamente secondario. Crouch lo rappresenta addormentato in mezzo a quel che resta di una festa nuziale, in un variopinto disordine di piatti, maschere, coriandoli. Stanco, vuole raccontare allo spettatore quel che è accaduto, i sogni che ha fatto, ma il racconto si arresta sempre di fronte alla sensazione angosciante di avere dimenticato qualcosa, di una verità essenziale posta proprio “sulla punta della lingua”. Tutti i personaggi della commedia sono rievocati e distribuiti tra gli spettatori, con l’aiuto di una mascherina e Fiordipisello li imbecca dando loro la battuta. Lo spettacolo è agile, intelligente, anche grazie alla recitazione naturale di Matteo Angius, mentre lo stesso Arcuri fa da tecnico del suono e magari da spalla. Certo non è facile ricostruire l’intreccio polifonico del Sogno e in questa complessità si avverte qualcosa di meccanico, controbilanciato dalla vivacità delle improvvisazioni.
Più facile raccontare una tragedia ossessiva e monomaniacale quale Macbeth. Banquo però, a differenza di Fiordipisello, non è propriamente un personaggio secondario: accompagna Macbeth nel primo incontro con le streghe, viene ucciso dal condottiero, il suo fantasma riappare durante un banchetto e i suoi discendenti sono destinati a occupare per otto generazioni il trono che fu di Macbeth. Possiamo dunque parlare di un antagonista e Crounch, sposta il discorso sul ruolo che ognuno di noi interpreta nella storia: che cosa avremmo fatto se fossimo stati al posto di Macbeth o di Banquo? Enrico Campanati, vestito di bianco, con aria da viveur (accompagnato dal musicista Matteo Selis), entra in scena attraversando un sipario argenteo e luccicante da avanspettacolo, discetta con nonchalance su grandi temi filosofici e sulla casualità della vita, di tanto in tanto sceglie qualcuno del pubblico a rappresentare il protagonista o la Lady, si sporca continuamente di sangue, che gocciola abbondantemente sulla scena candida. Il particolare splatter, con cui il regista si diverte a giocare, è segno della destinazione didattica e scolastica dell’operazione, che lascia tracce evidenti in tutta l’organizzazione tematica e stilistica del materiale: in Io, Fiordipisello, ad esempio, per lo stesso motivo la dimensione sessuale passa in secondo piano.

Entrambi gli spettacoli si presentano come un’efficace palestra per attori, costretti a esporsi alle reazioni del pubblico, su cui calibrare di volta in volta il ritmo di plays, in cui volutamente il confine tra improvvisazione e testo autoriale non è sempre chiaramente tracciato.

Gli spettacoli sono andati in scena
Teatro i
Via Gaudenzio Ferrari, 11 Milano
dal 12 al 20 dicembre 2016

I, Shakespeare
Cinque testi di Tim Crouch
di Accademia degli Artefatti

Io, Fiordipisello
da Sogno di una notte di mezza estate
di Tim Crouch
traduzione Pieraldo Girotto
regia Fabrizio Arcuri
con Matteo Angius e Fabrizio Arcuri
produzione Accademia degli artefatti

Io, Banquo
da Macbeth
di Tim Crouch
traduzione Pieraldo Girotto
regia Fabrizio Arcuri
con Enrico Campanati e Matteo Selis
Dal 12 al 20 dicembre
produzione Fondazione Luzzati – Teatro La Tosse di Genova

Io, Calibano
da La tempesta
di Tim Crouch
traduzione Pieraldo Girotto
con Fabrizio Croci
regia Fabrizio Arcuri
produzione Accademia degli artefatti,
L’Uovo Teatro Stabile d’Innovazione onlus

Io, Cinna (il poeta)
da Giulio Cesare
di Tim Crouch
traduzione Pieraldo Girotto
con Gabriele Benedetti
regia Fabrizio Arcuri
produzione Accademia degli Artefatti, CSS Stabile di Innovazione del FVG

Io, Malvolio
da La dodicesima notte
di Tim Crouch
traduzione Pieraldo Girotto
lettura scenica

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