L’inferno dei vivi

Francesca Romana Miceli Picardi porta in scena al Teatro Tordinona di Roma Io rifiuto, un atto unico in cui la morte è l’occasione per due giovani donne di visitare l’aldilà di una vita senza amore.

La scena è una discarica, una sorta di inferno senza Dio. Forse è semplicemente un’aldilà, in cui, come la luna per il paladino Orlando, vanno a raccogliersi le cose perdute dagli uomini. I corpi di due donne giacciono confusi a ciarpame, buste di plastica, sanitari sbeccati, avanzi di cibi, in un grottesco “paese delle meraviglie” dove il sopra è sotto, la vita si confonde alla morte e, forse a causa di una ben strana grazia, ci si trova a commentare da morti la vita, vissuta come cani tenuti alla catena.

Carmela e Carolina si trovano compagne di viaggio in un ade buio, in cui il rammarico di non esser più viste, si confonde con l’assenza di riconoscimento come donne. Lo avrebbero desiderato da un padre in grado di modulare con la pietas necessaria parola e amore, senso del limite e tenerezza, apertura al mondo e protezione. Parola, limite e apertura si sono rispettivamente rivelati ingiuria, onnipotenza mortale, carnale possesso. Amore, tenerezza e protezione sono stati liquidati come degradazione fallica, indulgendo all’equivoco della donna come portatrice di un “meno” rispetto all’uomo. La donna è un uomo “mancato”, quindi in possesso di una dignità revocabile.

Lì dove Amleto si chiese se la morte non possa essere il prolungamento della vita come incubo, Carmela e Carolina scoprono che al di là di tutto l’incubo finisce e inizia la libera vita del pensiero, della fantasia, dei propositi felici, da vivere solo nella confidenza a un diario fatto di carta igienica stranamente bianchissima (ancora Lewis Carroll, in cui gli oggetti cambiano molto rapidamente valore d’uso, permettendo l’andare avanti e indietro contemporaneamente sulla linea del tempo). «I sogni sono pericolosi» sentivano ripetersi, ma se la morte potesse essere un sogno – come del resto appare – le due donne sperano non possa finire mai.

Carolina ha la «lingua affilata come una lama» e si educa contro suo padre a usarla come un rasoio, tanto da sentire di non poter più baciare. Carmela rammenta di aver rubato la spugnetta dei francobolli alla bottega dei tabacchi, per esercitarsi con questa a baciare con la lingua. A tredici anni ha un fidanzato che la fa sentire importante perché tutti ne hanno paura, ma la fa sentire anche oscenamente “sporca”, perché per quanto lei lo desideri, lui si guarda bene dal toccarla.

Le due donne capiscono che qualcosa di loro fa paura a quegli uomini educati a un codice tribale arcaico: è il desiderio capace di suscitare il loro corpo a essere osceno. Il matrimonio giunge a proposito: è un modo di chiudere il “senza confine” femminile in un enclave domestico, in cui l’atto sessuale è pura ripetizione. Carolina ricorda che, per permettere i doveri coniugali, i figli dovevano tutti uscire dall’angusta casa, di notte come di giorno, esposti agli ansimi ben udibili dell’amplesso. Carmela pensa che l’abito da sposa di sua madre avrebbe dovuto essere nero. Vorrebbe strapparsi le gambe dal tronco, rimanere un esile fusto, un oggetto senza desiderio.

Il testo risuona di vaghe suggestioni tra i fantasmi necrotici di Cronenberg (La promessa dell’assassino su tutti) e la musicale scrittura di Elsa Morante (La serata a Colono). Le interpreti masticano un sofferente slang meridionale, tra dialoghi secchi, improvvisi monologhi, reminiscenze di memoria, giochi che tentano di recuperare un’infanzia sconosciuta. Se a Carolina sta la rabbia verso suo padre, a Carmela sta un’aura sognante e dolorosa, quell’ingenua e mistica predisposizione a trovare il buono perfino all’inferno. Ma quello in cui vagano ora non è un inferno. L’inferno, quello vero, appartiene ai vivi.

Lo spettacolo continua
Teatro Tordinona

Via degli Acquasparta 16, 00186, Roma
dal 14 al 19 marzo, ore 21. Domenica, ore 18.

Io rifiuto
scritto e diretto da Francesca Romana Miceli Picardi
interpretato da Marina Cappellini e Manola Rotunno
aiuto regia e tecnico audio luci Lara Panizzi
trucco ed effetti Marzia Croce

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