Quando le zebre persero gli zoccoli d’oro

Al teatro della Cooperativa Renato Sarti e Bebo Storti, nei panni di Pio XII e Padre Pio, dimostrano con istrionica ironia che non è più tempo di teiere volanti.

«Zebre? Teiere?», vi chiederete voi. «Un po’ di quelle e un po’ di queste», rispondo io, nello spettacolo in scena al Teatro della Cooperativa.
Riprendendo una battuta di Bebo Storti – protagonista con Renato Sarti di Io Santo, tu Beato – e un paragone dei tempi di Russell – ricordato anche da Giulio Giorello: “Se qualcuno ci viene a dire che esiste quella «cosa» (la teiera) in orbita, poniamo, intorno alla Terra e che dovremmo inginocchiarci per adorarla, non spetterebbe a costui l’onere della prova?” – si può condensare in queste poche parole la storia della credulità popolare (vera o indotta) che, purtroppo, opprime e non libera perché induce ad accettare il qui e ora come immutabile in cambio di un aldilà che nessuno ha provato ci sia.
E allora eccoci – come pecorelle smarrite – in tempi di santificazioni e beatificazioni forsennate, a dover decidere se debba occupare il solo posto vacante in paradiso Padre Pio, il “santo” – che già nel lontano 1919 il professor Amico Bignami, ordinario di patologia medica, denunciava in una relazione al Sant’Uffizio perché si “autoinfliggeva” le famose stimmate con la tintura di iodio (come ricorda anche Piergiorgio Odifreddi nel suo libro) – o Pio XII, il “beato”, al quale Pasolini dedicò l’epigramma: “Lo sapevi, peccare non significa fare il male:/non fare il bene, questo significa peccare./Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto:/non c’è stato un peccatore più grande di te” – accusa feroce e puntuale per non aver preso una posizione chiara, durante il regime nazi-fascista, a favore degli ebrei, rimandando forse a un altro fustigato celebre, papa Celestino V, che nel canto terzo dell’Inferno Dante indica tra i dannati: “Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,/vidi e conobbi l’ombra di colui/che fece per viltade il gran rifiuto”.
Per farla breve, sul palco della Cooperativa, un santo fasullo e un beato vigliacco si contendono i favori di un dio canuto, maschio, bianco e sessuofobo finché… non scoprono che dio potrebbe essere giovane, donna, nera e sensuale e, a questo punto, i parametri di giudizio si confondono e lo spettacolo – già godibilissimo e scoppiettante – si trasforma da allegorica commedia dell’arte su testo scritto (ossimorico forse, ma pertinente) a spaccato di quotidianità di struggente lirismo – nel racconto di una ragazza africana morta a sedici anni – da denuncia puntuale – nelle parole della voce off, l’inconfondibile Daniele Luttazzi – a immagine di quel carnevale di Rio, simbolo per eccellenza della gioia di vivere.
Io Santo, tu Beato è tutto questo: in tempi di oscurantismo e ipocrisia, una ventata di aria fresca che porta con sé risate giocose e battute sagaci perché, oggi più che mai, sembra esserci bisogno di quel Castigat ridendo mores (correggere i costumi, ridendo. Perché, come scriveva Eco: “Il riso distoglie, per alcuni istanti, il villano dalla paura. Ma la legge si impone attraverso la paura, il cui nome vero è timor di dio. E da questo libro [ma verrebbe da dire: spettacolo] potrebbe partire la scintilla luciferina che appiccherebbe al mondo intero un nuovo incendio: e il riso si disegnerebbe come l’arte nuova, ignota persino a Prometeo, per annullare la paura”).

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cooperativa
via Hermada, 8 – Milano
da martedì 8 a domenica 27 novembre
orari: feriali, ore 20.45 – domenica ore 16.00
Io Santo, tu Beato (risate)
testo di Renato Sarti in collaborazione con Bebo Storti
con Renato Sarti, Bebo Storti e con Delma Pompeo
voce Radiomariacensura Daniele Luttazzi
scene e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
foto Roby Schirer
produzione Teatro della Cooperativa
Consigli per il lettore curioso:
Piergiorgio Odifreddi
Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
TEA – Tascabili degli editori Associati S.p.A., Milano – 2011
Longanesi & C., Milano – 2007
Giulio Giorello
Senza Dio. Del buon uso dell’ateismo
Longanesi & C., Milano – 2010
Umberto Eco
Il nome della rosa
LI Edizioni Tascabili Bompiani – 2005
RCS Libri S.p.A., Milano – 1980/2005
La Commedia di Dante, e un Pasolini d’annata, sempre e comunque.

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