Sordi richiami

Un uomo alle prese con i propri limiti nella pièce diretta da Renato Giordano, con Massimo Giuliani nel ruolo che fu del grande Albertone nel 1982, in scena al Manzoni di Roma

Ad aprire il sipario della nuova stagione del Teatro Manzoni la trasposizione del lavoro cinematografico Io so che tu sai che io so, portato al successo sul grande schermo da Alberto Sordi nella duplice veste di regista e attore protagonista, affiancato da Monica Vitti, nel ruolo della moglie.
Sono infatti due coniugi, i signori Bonetti, i protagonisti di questa storia: Fabio, rappresentato da Massimo Giuliani e Livia, che ha il volto di Gabriella Silvestri. Sono sposati da vent’anni, hanno una figlia, Veronica, la cui vita è un mistero, almeno per il padre, un uomo preso solo dal suo lavoro in banca, che ha una grande passione per il calcio e per Valeria, la sua segretaria, un tempo sua amante.
A scuotere l’illusorio equilibrio regnante in casa ci pensa un detective privato (a vestirne i panni lo stesso regista, Renato Giordano) che da cinque settimane pedina sua moglie – per sbaglio, si scoprirà successivamente. La donna infatti è colpevole solo di aver guidato l’auto prestatale dalla padrona di casa, che risiede nello stesso palazzo e che il marito, un politico geloso, aveva dato come indizio per identificarla durante i pedinamenti.
Fabio alleggerito dalla scoperta racconta divertito del malinteso alla moglie, che appare molto preoccupata. Insospettito dalla sua reazione, riesce a venire in possesso dei filmati che proietterà nella loro casa di campagna.
Quei filmati sospetti – e oggetto di discussione di tutto il primo atto – che l’investigatore ha consegnato a Livia dietro una cospicua somma di denaro, vengono proiettati su un grande telo all’inizio del secondo atto e, come fece pure Sordi, commentati a gran voce da Giuliani, svelando importanti e inaspettati retroscena. Improvvisamente dunque si assiste in sala a un vero e proprio film – c’è anche un cameo di Pino Insegno – montato come quello del 1982; i dialoghi sono identici, tanto che chi ha apprezzato la pellicola può sovrapporre quasi, per omaggiarla, la figura della Vitti a quella della Silvestri, che in questa ricostruzione ricorda molto uno dei personaggi di Lucia Ocone; la voce non è rauca infatti, bensì ha un bel timbro romanesco che provoca risate anche lì dove si evoca il dramma.
Cinema e teatro dunque si fondono quasi con sorpresa sulla scena, costituita da una scenografia geometrica ed essenziale, che ricostruisce l’abitazione dei Bonetti, focalizzando l’attenzione sul letto, al centro di tutto e luogo di simpatici siparietti per la coppia: «Omo stanco e donna brilla… me sa che s’addormentano!» recita giusto una battuta della Silvestri, accompagnata da risate, applausi e le suggestive musiche di Pericle Odierna.
Il testo di questa commedia dagli amari risvolti, liberamente ispirato al soggetto di Rodolfo Sonego, è indubbiamente brillante e ricco di riferimenti “moderni”: l’allusione ai festini con ostriche e champagne è un esempio inequivocabile, e la tematica della spettacolarizzazione dei media intorno a un fatto di cronaca, che tanto è messa in risalto sul palco, è un’altra dimostrazione che realtà e finzione vanno di pari passo, ma la realtà non è mai quella che si pensa di conoscere, almeno per Fabio Bonetti.

Lo spettacolo continua:
Teatro Manzoni
via Montezebio, 14/c – Roma
fino a domenica 28 ottobre
orari: da martedì a venerdì ore 21.00, sabato ore 17.00 e ore 21.00, domenica ore 17.30 (lunedì riposo)
(durata 2 ore circa intervallo escluso)

Io so che tu sai che io so
di Rodolfo Sonego
regia Renato Giordano
con Massimo Giuliani, Gabriella Silvestri, Valentina Marziali
scene Renato Giordano
costumi Clara Surro
disegno luci Marco Zara
musiche originali Pericle Odierna

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