Due di noi

india-argentina-roma-80x80Il 25 e il 26 febbraio al Teatro India Giulio Maria Corso e Eugenio Papalia sono i protagonisti di Io sono il vento di Jon Fosse. Un dialogo interiore sulla vita e sulla morte che parla alle identità di tutti.

Il rumore del mare si diffonde per la gremita sala del Teatro India dove continua la messa in scena dei testi raggruppati nel Trittico Jon Fosse – Suzannah, Io sono il vento, Invern. Il secondo dei tre testi, Io sono il vento del celebre scrittore e drammaturgo norvegese, è tornato sul palcoscenico il 25 e 26 febbraio con l’adattamento di Alessandro Greco, dopo il debutto a Rieti per il RIC Festival 2014. Due uomini, l’uno e l’altro, interpretati da Giulio Maria Corso (reduce dal successo di Rapunzel accanto a Lorella Cuccarini) e da Eugenio Papalia, sono sospesi tra la vita e la morte su una barca, realizzata con delle pedane di legno, che somiglia a una zattera.

Uno dei due forse è morto e i dialoghi che si scambiano sono soprattutto pensieri della mente, che rievoca e s’interroga sull’agire umano; come comportarsi quando l’individuo vuole liberarsi di un peso che non può più sopportare?

Il semplice bere e mangiare non basta a saziare la sete e la fame che l’uomo ha della vita, occorre altro, spingersi oltre il largo, senza soffermarsi troppo in quel mare di sensazioni che distolgono dal punto di arrivo. E se quel punto di arrivo fosse proprio la morte? Allora sì che ci si sente liberi di camminare col vento.

Entrambi gli attori, diplomati all’Accademia Silvio D’amico, son ben calati nella parte, vestiti allo stesso modo con una camicia bianca e un pantalone scuro, percorrono scalzi quella che è la barca, unico elemento scenico e metaforico; si presentano al pubblico, in un primo momento, semplicemente attraverso alcuni movimenti di scena che simulano un litigio, prima di entrare nel vivo della storia. Il testo è complesso, criptico, ma la loro interpretazione permette allo spettatore di seguire quell’ora di dialogo senza mai perdere il filo del discorso, che si sviscera in modo cadenzato. Le luci soffuse e dirette soltanto sugli attori aiutano a concentrarsi sulle parole, così come il sottofondo musicale, rievocando onde e temporali. I due uomini possono essere un padre e un figlio, forse amici o semplicemente due di noi, in base alla propria emotività ognuno intrappola supposizioni, mentre si pensa al senso di ciò che vuole essere esternato.
Il dramma è straziante, si esce dalla sala con molte domande, ma la risposta forse è racchiusa in quel vento che avvolge tutti noi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro India

Lungotevere Vittorio Gassman – Roma
mercoledì 25 e giovedì 26 ore 21.00
durata 60 minuti senza intervallo

Io sono il vento
di Jon Fosse
regia, adattamento, scene Alessandro Greco
con Giulio Maria Corso, Eugenio Papalia
disegno luci Pietro Seghetti
musica e sound design Enrico Minaglia
produzione Morel film in collaborazione con ATCL

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