Sul palcoscenico di Adda Danza, Irregular Pearl e Rasa, due creazioni di Alonzo King.

Chi, da bambino, non ha danzato liberamente nello spazio, ignaro delle regole eppure all’unisono con la musica? Chi non si è mai perso nel fluire dei ritmi dei tamburi tribali? Chi non ha mai sognato di aprire le ali e volare sulle note, riempire l’aria che ci circonda con movimenti dettati da un’armonia interna, che sembra renderci parte del tutto?

Quell’emozione infantile e insieme atavica ha coinvolto ieri sera il pubblico di Adda Danza di fronte alle performance del Lines Ballet di San Francisco, la Compagnia del coreografo Alonzo King. Un senso di gioia profonda che ha pervaso la sala, entusiasmando l’intera platea.

Irregular pearl. Coreografia Alonzo King. Corey Scott-Gilbert. Foto di Marty Sohl.

Il primo pezzo, Irregular Pearl, su musiche barocche, richiede una certa attenzione per riuscire a comprendere cosa intenda King con il termine danza. Amante del contrasto, utilizza il contrappunto per stupire lo spettatore con i movimenti discordanti dei ballerini. In una successione di quadri, l’esuberanza del barocco inteso come massima libertà visiva si trasforma in qualcosa di più profondo e coinvolgente, fino al pas de deux, dove è l’espressività degli splendidi interpreti a colpire lo spettatore, coinvolgendolo completamente. Utilizzando dei termine culinari, che ben si concilierebbero con il gusto per la festa, il gioco, e i passatempi divertiti e goderecci del Seicento, questa è però solamente l’entrée, dato che il piatto forte è Rasa.

Costumi essenziali ma evocativi, una scenografia ridotta all’osso dove il panneggio leggero riflette le luci creando un’atmosfera calda e avvolgente, primordiale e perfettamente intonata ai suoni e ai ritmi della tabla di Zakir Hussain, sono i mezzi che permettono un’immersione totale nella libertà dell’espressione corporea quando si fa arte – la danza con la D maiuscola. In un’atmosfera rarefatta, quasi da alba dell’umanità, i ballerini si risvegliano alla vita per impossessarsi dello spazio circostante.
Con la stessa abilità tecnica e il rigore del virtuoso – che permetteva a Chopin di sembrare “semplice” – tutta la Compagnia realizza con naturalezza le elaborate coreografie di King, tanto da coinvolgere lo spettatore in un autentico risveglio dei sensi. Il trasporto totale emoziona il pubblico, trascinandolo in un turbine di gioia incontenibile: finalmente liberi di muoverci, padroni dello spazio, come il superbo Keelan Whitmore. Ma l’applauso va a tutti e a ognuno per i momenti di “shared humanity” che King sa regalare al suo pubblico.

Dispiace solamente che i fondi per Adda Danza non siano sufficienti a coprire i costi anche per le esecuzioni musicali dal vivo che, soprattutto nel caso dei pezzi barocchi, sono mancate. E anche una speranza, che Trezzo sull’Adda e i paesi che compongono il Polo Culturale Adda e Dintorni organizzino maggiori attività collaterali nelle giornate dell’evento per favorire un turismo consapevole e non il mordi e fuggi, di chi si reca a Trezzo per vedere gli spettacoli e torna prontamente a Milano. Vista l’importanza e l’altissima qualità degli interpreti che ogni anno intervengono, iniziative come conferenze e laboratori, ma anche l’organizzazione di passeggiate o biciclettate naturalistiche, un’offerta gastronomica adeguata e una maggiore vitalità, potrebbero avere ricadute positive sul territorio e trasformare la manifestazione coreutica in un autentico evento festivaliero.

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