Anfratti di aggregazione metafisica

Chiusa a Fiesole la mostra Isole del pensiero, dove i quadri, come pietre miliari, segnano il percorso ideologico che da Böklin giunge a Nunziante – passando per De Chirico.

La metafisica era la vera protagonista della mostra ospitata nelle suggestive stanze della Sala detta del Basolato, nel palazzo comunale di Fiesole, dal 16 aprile al 19 giugno scorso: come un ombrello aperto da Böklin, infatti, la metafisica copre dapprima il genio di Giorgio De Chirico e, giunta sino ai giorni nostri, conforta con il suo riparo Antonio Nunziante.

Considerata l’attenzione dedicata da questi artisti al patrimonio mitologico dell’antichità, si potrebbe definire la metafisica come l’egida: lo scudo che Zeus realizzò con la pelle della capra che lo aveva allattato. Così la metafisica dapprima nutre, poi protegge i pargoli che ad essa si affidano.
Il percorso della mostra rivela il pezzo più pregiato del proprio forziere al principio, lasciando sgomento il visitatore dinanzi a un inizio in medias res: Laggiù dove tutto è possibile, olio su tela firmato Nunziante che si riallaccia senza mediazione alcuna alla celeberrima Isola dei morti bökliniana. In primo piano un pittore di profilo imprime sulla tela il soggetto inquietante dell’isola prospiciente, dalla quale un rigagnolo d’acqua scende impercettibile ma inarrestabile e crea, più a valle, intorno al pittore stesso e al suo cavalletto, una pozza d’acqua limpida, trasparente, percettibilmente liquida. L’acqua sgorga amica da una sorgente – al contrario, sinistra – e avvolge materna, quasi fosse liquido amniotico.

Il percorso continua con la rivisitazione del Prometeo dove chiare appaiono, invece, le influenze di De Chirico e dei suoi manichini: nell’eroe che si dimena cercando di sottrarsi all’imminente supplizio dell’avvoltoio, diretto in volo verso di lui. Voltandosi dal Prometeo si scorgono, dapprima, le tele di De Chirico: Castello di Rapallo (1947-48), Cavaliere con cane (1948) e Vita silente con marina (1950) – piccole tele nelle quali è però possibile notare gli aspetti confluiti nell’opera di Nunziante. E, subito dopo, si giunge al più rarefatto Böklin, al suo Pan che suona lo zufolo (1897) e all’incompiuto Pan in girotondo fra i bambini – risalente agli ultimi anni dell’artista, trascorsi a Villa Bellagio. I colori meno nitidi e il contrasto meno evidente costituiscono una differenza sostanziale fra l’artista svizzero e Nunziante.

La mostra appare, quindi, proprio come un flashback nella formazione artistica di Antonio Nunziante: una retrospettiva lucida e cosciente di coloro che possono dirsi suoi modelli o anche suoi antecedenti. Bisogna però rifuggire il titolo di maestri per Böklin e De Chirico in relazione a Nunziante, il quale non sembra porsi in una condizione di discepolato quanto piuttosto collocarsi sulla medesima linea di esigenze artistiche: la metafisica e il sentimento lirico si configurano, nel rapporto fra i tre, non come insegnamenti trasmessi dai maestri all’allievo, quanto una dimensione dello spirito nella quale tutti e tre gli artisti si sono ritrovati: una piazza dell’interiorità dell’anima nella quale Böklin, De Chirico e Nunziante si sono ritagliati uno spazio per dialogare, al di sopra e al di fuori dei parametri terreni oltremodo limitanti.

La mostra si è svolta:
Isole del pensiero. Böklin, De Chirico, Nunziante

a cura di Giovanni Faccenda
Palazzo comunale, Palazzo del Basolato
Piazza Mino, Fiesole
da sabato 16 aprile a domenica 19 giugno