Allo Zelig di Milano due comici molto diversi tra loro portano in scena uno stile nuovo e divertente, in cui l’unico fine è quello di far ridere con il potere della poesia e della parola.

Coloro che giovedì 10 giugno si sono seduti ai tavolini dello Zelig hanno avuto la fortuna di assistere a uno spettacolo dove il cabaret si è vestito a nuovo, associando alla risata fragorosa la letteratura italiana – ovviamente in chiave rivisitata. Ivan Fiore e Maurizio Lastrico sono stati protagonisti di uno show sfaccettato a livello di stile e linea di testo, ma uniforme in quanto a filo conduttore: la potenza della parola.

Il primo, siciliano di nascita e di accento – ma milanese di adozione – ha avuto un inizio di carriera legato alla produzione artistica insieme al trio Scarpe Diem e, dopo aver partecipato a programmi televisivi come Colorado Cafè e Bulldozer, ha trovato il suo spazio anche a Zelig. La comicità di Fiore si confonde tra i doppi sensi e i racconti della sua terra e della sua gente, in un continuo di rimandi verbali, in cui le battute si rincorrono a una velocità tale che, a volte, non si riesce ad afferrarne a pieno il senso. In circa un’ora di spettacolo il comico catanese, accompagnato dall’apporto abbastanza marginale della chitarra, ha consegnato al pubblico un’immagine di sé molto vicina a quella dei paggi di corte: sia per quanto riguarda la fisicità che diverte a prescindere dallo sketch, sia per lo scorrere continuo delle parole. Il punto di maggior spessore, però, Fiore lo ha raggiunto quando ha recitato in chiusura un brano riguardante Padre Pino Puglisi – l’eroico sacerdote del quartiere Brancaccio, ucciso dai sicari di Cosa Nostra in quanto personaggio “scomodo”. Un minuto molto emozionante in cui partendo dall’appellativo del curato soprannominato le “tre P” (Padre Pino Puglisi), il cabarettista ha cantato la storia della vita del prete palermitano facendo uso della sola lettera P, ma dando un senso compiuto al discorso: una poesia toccante e geniale per contenuto e realizzazione che potrebbe entrare di diritto nei libri di testo delle scuole italiane.

Diversa, invece, l’interpretazione di Maurizio Lastrico, comico genovese noto al pubblico televisivo per la sua rilettura in chiave moderna della Divina Commedia. Oltre al suo cavallo di battaglia, Lastrico ha elaborato una tipologia di cabaret nuova, intelligente e non snob, arguta e mai noiosa, in cui la vera protagonista è la poesia. Non solo gli endecasillabi danteschi, ma la poesia dialettale genovese e napoletana, ad esempio, narrata da un personaggio che si finge serio, ma che in realtà è trascinato dalle sue stesse battute. Il comico di Sant’Olcese ha raccontato la sua infanzia e la sua formazione: un iter artistico a cui hanno contribuito a pari grado sia l’Accademia del Teatro Stabile di Genova, sia i frequentatori del bar e dell’oratorio del suo paese natio. Le potenzialità di Maurizio Lastrico sono infinite: a coloro che pensavano potesse ricoprire solo il ruolo di novello Dante che parla di costipazione, parcheggi mancati e Geoviani testimoni, il cabarettista ligure ha dato dimostrazione della poliedricità della sua verve comica narrando vicende della propria vita e deridendo i cialtroni della poesia moderna come Tino Capuozzo – poeta napoletano che ha composto una metrica per ogni parola del vocabolario. In più, musica e canzoni in rima e interattività del pubblico, insomma uno show completo.

Se Ivan Fiore era il paggio, Lastrico è senza dubbio il cantastorie e la corte del grande pubblico è ben felice di ridere alle loro battute.

Lo spettacolo è andato in scena:
giovedì 10 e venerdì 11 giugno
Maurizio Lastrico e Ivan Fiore
Zelig Cabaret
viale Monza 140 – Milano

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