Al Teatro Ventaglio Smeraldo si tenta la messinscena del musical in lingua originale: alti e bassi, con un finale azzeccato.

Jesus Christ Superstar è semplicemente uno dei musical più belli che siano mai stati scritti e, quindi, è difficile che risulti noioso o sia rappresentato male. Eppure, nella versione di Massimo Romeo Piparo, alcune scelte non convincono.
Innanzitutto lo spazio: la metà sinistra del palcoscenico è occupata quasi esclusivamente dall’orchestra. Quando gli attori sono costretti ad agire nella parte destra, se si è seduti di fronte si perdono molte azioni e sembra che si muovano nel vuoto. Del resto, non esistono scenografie vere e proprie, a parte una scalinata posizionata al centro del palco. La scelta fatta è stata quella di utilizzare delle diapositive, proiettate su una struttura di metallo – sullo sfondo. Estremamente interessante il lavoro filologico compiuto, essendo sono tutte citazioni dai Vangeli, utilizzate poi da Tim Rice per la stesura dei testi delle canzoni.

Il musical si apre con un pezzo di grande impatto eseguito da Giuda (Matteo Becucci) e si è immediatamente catapultati nel vivo della vicenda. Purtroppo l’interprete non riesce a trasmettere quell’energia che, invece, traspare dalle parole del testo. Nel corso dello spettacolo, però, Becucci si riprende bene e dà una netta spinta verso verso l’alto a tutta la rappresentazione.

Paride Acacia nel ruolo di Gesù è da subito più convincente – e altrettanto si può scrivere per i Farisei e Pietro.
Lo spettacolo purtroppo inizia con venti minuti di ritardo e dopo un’ora l’emozione si spezza a causa di un’inspiegabile pausa di venti minuti – non motivata né da cambiamenti di scenografie né di costumi.
La serata, quindi, scivola via tra alti e bassi: lo spettacolo tocca vette di interpretazione, il corpo di ballo tiene la scena con forza. Ma spesso la tensione cala, i personaggi sembrano incapaci di comunicare mantenendo alta la tensione scenica, le azioni si perdono. Anche lo spazio, solo parzialmente sfruttato, non aiuta.

Colpisce, invece, la fulminante intuizione finale con il momento di teatro nel teatro. Giuda canta la sua ultima canzone che esemplifica la morale dell’intero spettacolo, partendo dal foyer del teatro – filmato da una videocamera e proiettato sul megaschermo del palco. Qui e oggi Giuda chiede a Gesù perché abbia scelto un tempo e una terra così lontani. Oggi: era della comunicazione di massa, per lui sarebbe stato molto più semplice parlare alle masse, raggiungendo con la sua voce l’intera nazione.
Spettacolo nel complesso gradevole, ma non un capolavoro.

Lo spettacolo è andato in scena:


Teatro Ventaglio Smeraldo

piazza XXV Aprile, 10 – Milano
fino a domenica 28 novembre



Jesus Christ Superstar
di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice
uno
presentato da Planet Musical

su licenza di Anfiteatro Musica per The Really Useful Group – London
con Matteo Becucci e Paride Acacia 

e con la partecipazione di Mario Venuti, Simona Bencini e Cristian Ruiz

spettacolo firmato da Massimo Romeo Piparo

orchestra dal vivo
(versione in lingua originale inglese)

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