I coraggiosi prematuri di Sosta Palmizi

Un esperimento naïf e ancora acerbo tra giocoleria, musica e (poca) danza: al Vascello è andato in scena il 27 e 28 novembre Just another normal day di Francesco Sgrò, nell’ambito di una rassegna della storica associazione di danza.

Tra picchi di poesia e ingenuità, la performance Just another normal day di Francesco Sgrò al Vascello corrisponde a un atto di fiducia, onore e rischio di Sosta Palmizi, storica compagnia di danza contemporanea e “incubatore” artistico che ha l’illuminata direzione di Raffaella Giordano e Giorgio Rossi.
Sgrò, giocoliere‚ danzatore e acrobata che proviene dalla scuola del Circo Flic – tra i giovani “artisti associati” promossi dall’Associazione Sosta Palmizi – in questi giorni è infatti protagonista di buona parte della breve rassegna dell’Associazione, in cartellone dal 27 novembre al 2 dicembre al teatro romano di Monteverde con tre spettacoli e un laboratorio di “comicità fisica”. In questa cornice, l’artista torinese non solo è uno dei docenti del corso di arti circensi e uno degli interpreti di Scarpe di Giorgio Rossi, ma anche autore e protagonista di Just another normal day, che ha aperto la piccola kermesse mercoledì 27 e giovedì 28 novembre scorsi.
A metà tra clownerie e teatro danza, lo spettacolo è un dialogo tra un danzatore, lo stesso Francesco Sgrò, e un musicista, lo svizzero-italiano Pino Basile, percussionista e ricercatore nell’ambito dei tamburi a cornice e a frizione di tutta l’area mediterranea. Dimessa è la scena, che si popola di vari strumenti musicali, una pianola elettrica, fiati andini, xilofoni, uno scacciapensieri siciliano, e di pochi oggetti comuni, come palline da giocoliere, un enorme cerchio da ginnasta, un banchetto di legno e una bottiglia d’acqua. Il gioco è scoperto e senza sorprese: un tandem di delicate gag a due, che donano alle cose e agli spazi una seconda vita, quella del sogno e dell’interiorità.
Si sente e si rispetta la sincerità dell’intento, e si vorrebbe che lo spettacolo volasse alto per catturare i cuori. Ma aleggia una sensazione di manierismo, di déjà vu da esercizio, e di incompiuto, come se la scrittura si affidasse solo a un accumulo di azioni e non portasse alle estreme conseguenze le idee migliori. Tra i due interpreti, il più appassionato e credibile è Sgrò, che comunica quello sguardo puro – di bambino, di clown, di “idiota” – che ammanta il mondo di nuova magia. Merito della sua espressività, dell’adesione emotiva e di alcune intuizioni poetiche; un po’ meno della danza, alla quale riserva rari momenti a favore delle innumerevoli giocolerie (purtroppo: visto che quando Sgrò regala un po’ di movimento, lo fa con immaginazione e fluida grazia). Spesso stucchevole, invece, è il ruolo del musicista, sorta di pifferaio magico delle evoluzioni coreutiche del danzatore. In scena, il minuetto con il “menestrello” Basile e le sue sperimentazioni sonore è abusato e reiterato, al punto che sono un sollievo alcuni assoli di Sgrò (ma anche uno di Basile, che canta con voce acuta un brano popolare lucano). Oltre a suonare dal vivo, il musicista campiona in scena note e rumori di oggetti, tamburellio di dita e gorgoglii di gola, sospiri e sillabe, restituendoli poi in un loop a tratti suggestivo, ma, anche questo, a rischio di tedio.
L’impressione è che Just another normal day sia un frutto precoce. Lo stesso autore, nelle sue note, conferma che una vera regia non c’è: «Con Just another normal day metto in scena il mio mondo interiore‚ che non necessariamente risponde alle leggi fisiche e comportamentali normali. Non intendo mettere in scena una storia‚ né comunicare un messaggio preciso», scrive ancora Sgrò, «ma una drammaturgia emotiva e quindi differente per ognuno». La conseguenza di questa anarchia è che la dinamica del teatro “all’improvviso” schiaccia un afflato coreutico che poteva essere più profondo. Ma attimi di poesia ci sono davvero. Sono il valzer con un diafano foglio di carta, o una danza trasformista con una pallina, o la maglia nera che diventa tana fatata per braccia e oggetti. È l’assolo di Sgrò, da seduto, con un disegno di faccia sorridente appuntato con una molletta sulla faccia vera. Cattura poi, Sgrò, quando ruota veloce, sempre più veloce, a bordo del cerchio da ginnasta, con cui diventa un tutt’uno leggiadro e potente, un vorticoso uomo vitruviano. Vi si aggancia con mani e piedi, e si trasforma in un’orbita planetaria, in una creatura fiabesca. E di certo ogni bambino vorrebbe tornare a casa, o andare a scuola, o viaggiare, a bordo di questa fantastica invenzione.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Vascello
via Giacinto Carini, 78 – Roma
mercoledì 27 e giovedì 28 novembre, ore 21.00

Just another normal day
di Francesco Sgrò
con Francesco Sgrò, Pino Basile
direzione Francesco Sgrò
musiche Pino Basile
disegno luci Luca Carbone
con il sostegno di Flic scuola di Circo, MCF Belfiore danza, Sosta Palmizi

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