Ritratti d’Autore

Ketty Roselli torna in scena dal 24 novembre al 5 dicembre con lo spettacolo Women in Rock, un percorso musicale, ma non solo, in cui vengono raccontate quattro star internazionali. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per farci raccontare qualcosa in più di questo e altri suoi progetti.

Se dovesse descriversi come lo farebbe Ketty Roselli?
Ketty Roselli: «Che domandona da cui iniziare! Sicuramente sono una donna che mette tanta passione in tutto quello che fa, se poi lo fa bene o male questo non spetta a me dirlo. Sono una persona che si dedica molto al suo lavoro, appassionata di tante cose, dal cinema alla natura, dalla cultura agli animali e per alcune cose mi definisco anche molto estrema. Ammetto però di avere anche dei difetti. Sono poco paziente, poco tollerante, ma molto empatica e questa cosa insieme all’ironia e all’auto-ironia, mi salva molto: il lato “comico” mi aiuta molto nella vita, soprattutto in questo lavoro in cui d’ironia ce ne vuole veramente tanta».

Come ha vissuto il lungo periodo lontano dalle scene?
K.R.: «Decisamente è stato un periodo di lunghe riflessioni, in cui mi sono posta molte domande, soprattutto sul lavoro che ho scelto di fare. Mi sono chiesta se avessi ancora quella voglia, che mi contraddistingue, di continuare. È subentrata la paura di non avere più quell’energia che ho messo sempre in questi anni. Nel momento in cui si ricomincia, però è come se non avessi mai smesso: ritorna tutto l’entusiasmo e la forza, che mi danno soprattutto le persone che mi seguono. Affermo sempre che sono i miei amici, i miei fans, che mi scrivono e sostengono da lungo tempo, a rinnovare la voglia di portare avanti i miei progetti. Farlo da sola sarebbe molto faticoso».

Cosa può dirci di Women in Rock, e cosa unisce queste quattro donne del rock che lei ha scelto di raccontare?
K.R.: «Di questo spettacolo nel 2014 feci un’unica data estiva, anche per testarlo con un pubblico consistente e fu sold-out. Piacque tantissimo, ma poi lo accantonai perché nel frattempo erano nati altri progetti. Women in Rock è indubbiamente diverso dall’ultimo one-woman show che ho fatto e unisce le vite di quattro donne piene di vissuto, che sono Janis Joplin, Tina Turner, Etta James e Amy Winehouse. Non calco la mano sulla pesantezza e sui drammi delle protagoniste. Si tratta di un happening musicale costruito sulla vita di queste quattro artiste ed è composto da vari momenti in cui si riflette, seppur il potere della musica risolleva tutto, tanto che ci sono passaggi in cui il pubblico canta con me, essendo tanti i brani conosciuti. Quello che voglio far arrivare sul palco è l’energia che queste donne hanno sempre emanato. Ho creato quindi il giusto equilibrio tra recitato e cantato e credo che il risultato sia stato raggiunto. Lo spettacolo è ritmano, variegato e intervallato da alcuni video in un mix di vissuto e canzoni di queste grandi, importanti, star.
La cosa che le caratterizza tutte e quattro e che mi colpisce, al di là del loro modo individuale di cantare, è ciò che riguarda la loro sfera affettiva. Tutte nel loro privato sono state sfortunate, l’unica a riscattarsi col tempo – e l’unica a essere ancora vivente tra l’altra – è Tina Turner. Etta James, morta comunque a 74 anni nonostante una vita di eccessi, è stata sposata con un uomo che aveva i suoi stessi problemi di alcool, droga, per cui questa ricerca spasmodica, giustissima di trovare qualcuno che le amasse, per quello che erano e non per quello che rappresentavano, mi ha colpito molto.
Amy anche è stata circondata sempre da persone che l’hanno sfruttata, come il suo ex o il padre. Janis – morta anche lei a 27 anni come Winehouse – dichiarò che sul palco faceva l’amore con cinquemila persone, poi la sera tornava a casa da sola.
Tutto ciò mi suscita tanta tenerezza e me le mostra molto più umane, al di là del loro divismo».

Quale canzone di ognuna di queste immense artiste, che celebra sul palco, le suscita più emozione?
K.R.: «Difficile scovarne solo una, essendo tante le canzoni che di ognuna mi colpiscono molto. Posso dire quelle a cui sono più legata: di Etta sicuramente At last, una canzone che canta l’amore di questa donna, che vede finiti finalmente i suoi giorni di solitudine.
Di Tina a me piace la sua versione rock, quella del periodo Ike & Tina Turner. Di James non ti saprei dire, forse Piece of my heart, ma anche Cry Baby, impossibile dire se più bella l’una o l’altra. Per quanto riguarda Amy, Love is a losing game, canzone scritta quando si è lasciata col marito: ogni volta che la cantava piangeva. Adoro anche Valerie, una canzone molto più allegra, che propongo anche durante lo spettacolo e Tears dry on their own, rifacimento del brano di Marvin Gaye Ain’t no mountain hight enough».

Se per magia dalla radio, nel suo spettacolo, irrompesse una voce rock maschile, quale vorrebbe fosse e perché?
K.R.: «Beh, sicuramente quella di Freddie Mercury (tra l’altro proprio il 24 novembre saranno trent’anni dalla sua scomparsa), perché è lui e con quella voce straordinaria poteva fare quello che voleva, cantare sia cose melodiche con una delicatezza e una morbidezza vocale incredibile, ma in grado anche di cantare in modo sporco, più rock».

Che altri progetti ci sono nel futuro di Ketty?
K.R.: «Da gennaio porterò in scena altre tre progetti differenti, con altre produzioni e colleghi, per cui fino a fine aprile sarò impegnata a teatro. Poi sarà protagonista di una puntata della fiction Nero a metà al fianco di Claudio Amendola e con la regia di quest’ultimo, inoltre, ho preso parte al film I Cassamortari, che uscirà al cinema».

Com’è stato lavorare al fianco di Claudio Amendola?
K.R.: «Con Claudio non avevo mai lavorato e sono rimasta piacevolmente stupita dal suo modo di lavorare e di confrontarsi con tutti, dai tecnici, alle maestranze, agli attori, sempre molto gentile, educato, deciso sul lavoro e mai una parola fuori luogo sui colleghi; anche con me è stato molto carino, accogliente, mi è piaciuta veramente tanto quest’esperienza. In Nero a metà poi ho avuto poi l’opportunità di recitare con Fortunato Cellino, che tutti ricordano in Gomorra, pur avendo ricoperto un’infinità di ruoli: oltre a essere un attore meraviglioso, è una persona stupenda. Contenta di aver lavorato con entrambi».

A proposito di incontri, nel corso della sua carriera ha avuto l’onore di lavorare con due mostri sacri dello spettacolo, che ci hanno lasciato recentemente: Gigi Proietti e Raffaella Carrà. Che ricordo ha di entrambi?
K.R.: «Vero. Sono stata una delle ballerine di “Carràmba…” e di Raffaella ho ben impresso il modo indefesso di fare le cose, di essere sempre super preparata, una professionista instancabile di grandissimo livello.
Di Gigi, invece, quello che mi ha sempre lasciato a bocca aperta era il modo di ascoltare il pubblico, di prenderlo per mano e di trascinarlo per tutto lo spettacolo, non so se queste cose ce l’ho, ovviamente non oso accostarmi a tanto, ma aver avuto la possibilità di lavorare con loro mi fa sentire veramente molto fortunata».

Ketty, se la sente di fare appello a tutte quelle persone che temono i luoghi chiusi come il teatro?
K.R.: «Assolutamente. Non si deve avere paura a teatro, altrimenti non dovremmo prendere nessun treno, aereo, bus. A teatro siamo comunque tutti con la mascherina, non si parla, si vede lo spettacolo, come al cinema si segue un film, per cui tornate a condividere le emozioni, quelle non ce le potrà togliere mai nessuno».

Foto Paolo Gavardi.

Lo spettacolo andrà in scena:
Teatro delle Salette
vicolo del Campanile, 14 – Roma
dal 24 novembre al 5 dicembre
orari da mercoledì a sabato ore 20.30, domenica ore 17.00

Women in Rock
di Ketty Roselli
regia Ketty Roselli
con Ketty Roselli
collaborazione Musicale Luciano Micheli
costumi Ketty Roselli
disegno luci Davi Barittoni

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