Djelem, Djelem

Per il penultimo appuntamento della rassegna Exit – Emergenze per Identità Teatrali, va in scena la storia di Raymond Gurême, nomade di etnia rom sopravvissuto al Porajmos, versione meno conosciuta ma non per questo altrettanto cruenta dell’Olocausto nazista.

All’alba del 4 ottobre 1940 la vita di Kevin Gipsy, il piccolo acrobata di origini rom ma di patria francese portato in scena da Eduardo Ricciardelli, smise di correre libera nei campi come i cavalli tanto amati dal suo popolo e si ritrovò rinchiusa in un campo di detenzione per i rom, i sinti e, in definitiva tutta quelle persone (350 mila secondo le autorità degli anni ’70, anni in cui furono aboliti i libretti antropometrici) chiamate, con certa celia, Gens du voyage.

Celia e dileggio perché questi popoli nomadici non possiedono nemmeno il passaporto e attraversare confini nazionali per loro equivale (oggi come ieri) a piegare il capo alla diffidenza e alle angherie di quegli stessi funzionari che, all’epoca di Vichy, gestivano i campi voluti dalle leggi razziali. «Fuori i migranti dalla Francia libera», recita Ricciardelli, parafrasando o forse citando direttamente il testo Interdit aux nomades – ridotto in collaborazione con Susy Pariante – e attualizzandone la denuncia. Il lungo filo che unisce le peripezie e le sventure dello zingaro alla lotta per la dignità dei manouches si srotola a fatica sul palco del Teatro dell’Orologio, incastrandosi più volte tra i piedi del tutt’altro che funambolico attore.

Rientrando nel genere del teatro di narrazione, Kevin Gipsy pone davanti al pubblico un uomo solo che si sposta di quadro in quadro senza smettere mai di parlare quasi con svogliatezza, dando a una storia interessante e forse perfino necessaria in quest’epoca di fobia della diversità un’impronta accademica e didascalica che stronca qualsiasi possibilità di felice restituzione. I tagli di luce del regista Gino Auriuso (tra l’altro presidente Fed. It. Art.) costituiscono l’unico elemento narrativo “innovativo”, nonostante i vari scivoloni tecnici. Come già accaduto per lo spettacolo Rukeli, in scena per il Fringe Festival di Roma di quest’anno, puntare tutto su un testo storiografico poco conosciuto ed enormemente affascinante spesso e volentieri non è sinonimo di successo. La debolezza della drammaturgia, delle scenografie a tratti inutili e dei cambi di scena a metà tra l’amatoriale e l’intenzionalmente slavato rendono lo o styago le romengo – la bandiera del popolo rom) dispiegata per chiosare lo spettacolo – poco diversa da un copri-poltrona dai colori fin troppo vistosi.

I camminanti, dunque, sebbene abbiano iniziato a imbrigliare il proprio orgoglio nomadico anche grazie al libro di Raymond Gurême, dovranno attendere ancora qualche tempo prima di vedersi rappresentati in modo soddisfacente sul palcoscenico di un teatro italiano. A romale, a chavale.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Exit – Emergenze per identità teatrali
Teatro dell’Orologio
via dei Filippi 17 A – Roma
sabato 4 dicembre
ore 21.30

Teatraltro presenta
Kevin Gipsy – Storia di reclusione e di libertà nella Seconda Guerra Mondiale
riduzione e drammaturgia Eduardo Ricciardelli e Susy Pariante
con Eduardo Ricciardelli
regia Gino Auriuso
aiuto regia Tiziana Santercole
assistente regia e foto Emilia Meoli
realizzazione oggetti Francesca Serpe
consulenza tecnica musicale Fabrizio Morigi

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