kilowattfestivalIl mito della seduzione, la metamorfosi della nascita, l’ironia della quotidianità digitale: tra qualche errore e molta buona volontà, il vivaio di Visionari al Festival Kilowatt di Sansepolcro.

Quanta paura fa Salomè! Lo spettacolo che ha aperto la seconda tornata dei Visionari, il 26 luglio, al Festival Kilowatt di Sansepolcro, ha colpito nel segno. Il titolo è banalotto, Salomè ha perso il lume. Le due parti di cui è costituito lo spettacolo sembrano piuttosto giustapposte (la prima, basata sul racconto della storia della decollazione di Giovanni Battista, gira intorno a una scacchiera; la seconda è tra teatro-danza e performance artistica, con la manipolazione di una maschera di argilla in scena). In più, la scena della follia è forse troppo lunga. Eppure, la bravura della creatrice e interprete, Costanza Givone, il gioco delle luci e la struttura di scena, architettati da Samuele Mariotti, ma soprattutto il tema lasciano il segno. Lo dimostra anche la discussione animatissima che si è accesa il giorno dopo, il 27 luglio, sotto il loggiato del Palazzo delle Laudi, tra attori, spettatori-giurati (ossia i Visionari, come vengono chiamati al festival), critici (detti Fiancheggiatori) e altri osservatori. Costanza Givone, che da quattro anni vive in Portogallo («Perché i portoghesi sono più in crisi di noi, ma amano la cultura e laggiù riesco a vivere del mio lavoro; qui no», spiega lei), ha difeso con passione il suo lavoro. E ha toccato il punto: Salomè fa ancora paura perché è davvero l’icona della bambina-seduttrice, che riesce ad assumere un potere totale sui maschi, ma viene distrutta da questo stesso potere. Il problema è attuale: la differenza è che ora la narrazione non è più monopolio maschile.

Più filosofico-esistenziale il tema della breve performance della coreografa veneta Laura Boato, che, in 15 minuti, in Incarnazione, impegna i suoi tre danzatori sul tema della nascita di una figlia: «Nasciamo con infinite potenzialità», ha spiegato. «Ma poi finiamo con svilupparne poche e forse neanche quelle che avremmo voluto». Tema un po’ trito (si potrebbe obiettare che non è vero che qualsiasi neonato porta in sé il genio di Mozart e che, comunque, non ci sarebbe Mozart senza un contesto in cui crescere). Ma il tutto è svolto con una straordinaria fluidità. I movimenti della danzatrice-figlia (ahimè troppo donna per sembrare, all’inizio, un essere ancora indifferenziato) sono eleganti e intensi: si finisce insomma col dimenticare il tema e farsi ipnotizzare dal flusso della performance.

Infine, deliziosa l’ironia di Display, gioco tra video e performer, ideato e interpretato da Davide Calvaresi. La tecnica non è nuova. Ma il coreografo statunitense Daniel Ezralow, che l’ha scelta, per esempio, nel suo spettacolo Open, ne fa un uso monumentale e ludico. Calvaresi sceglie invece l’ironia e il minimalismo. Lo spettacolo fa parte di una trilogia: in Handplay la Compagnia, che si chiama 7-8 chili, affronta con più amarezza la quotidianità di una coppia sposata. In Replay si svela come certi gesti propri dei personaggi televisivi o del web entrino nella nostra vita.

 

Le performance sono andate in scena:
Festival Kilowatt 2013 – Sezione Visionari

San Sepolcro (AR)
venerdì 26 luglio
ore 17.30 e 22.30: Auditorium di Santa Chiara

7-8 chili presenta:
Display
ideazione, coreografia e interpretazione Davide Calvaresi
in collaborazione con Valeria Colonnella
(durata 20 minuti)
ore 20.45: Auditorium di Santa Chiara
Salomè ha perso il lume
di e con Costanza Givone
scenografia e disegno luci Samuele Mariotti
assistente alla regia, design e video João Vladimir
(durata 45 minuti)

ore 21.45: Teatro Dante
Incarnazione
coreografia Laura Boato
performer Sandro Bullo, Michela Dal Bo e Laura Gagliardi
musiche Telefon Tel Aviv, Monolake
disegno luci Luca Ferro
costumi Daniel Tuzzato
(durata 15 minuti)

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