The beautiful people

Per la quarta giornata di Kilowatt vi raccontiamo il progetto Nuova Didattica Popolare; la prima Nazionale di The Effect di Fabrizio Falco-Silvio Peroni; e Sketches of freedom – firmato Tommaso Monza/Natiscalzi.

The Beautiful People, oltre a essere il titolo di un pezzo di Marilyn Manson utilizzato nell’ultimo spettacolo che vi presentiamo, è anche un’interessante categoria attraverso la quale leggere e interpretare questa quarta giornata di Kilowatt Festival.
The Beautiful People è quella classe di persone convinta di sapere in che direzione va il mondo e come stanno le cose. Può essere quella che gestisce le sperimentazioni dei farmaci sulle persone, come uno dei protagonisti di The Effect; ma anche il padrone della Città Alta di Metropolis, o della fabbrica – che gestisce il tempo dell’operaio. Questa classe gestisce i rapporti umani in base a parametri altri rispetto alla semplice umanità. Governa in base a un potere dichiarato. Sa la risposta giusta e pensa di avere sempre ragione. Questa casta, dall’alto della sua posizione, governa, giudica e gestisce le vite degli altri.
Nuova Didattica Popolare è un progetto nato a Guilmi, in Abruzzo, presso GuilmiArtProject, e curato dal critico d’arte Pietro Gaglianò. Vede la collaborazione e il dialogo fra il critico e la popolazione locale, che ha la possibilità di avvicinarsi all’arte in modo diverso dal consueto, più accessibile, e grazie al principio dell’apprendimento reciproco.
Per Kilowatt Festival, e il suo settore artistico – Kilow’Art – è stato realizzato un breve ciclo di incontri intitolati al Tempo e alla Polvere. Nel secondo, Gaglianò ha approfondito il rapporto fra tempo e lavoro, grazie a una carrellata di immagini e video dedicati al lavoro, e a come il mondo dell’arte abbia elaborato il concetto di tempo e, con esso, quelli di libertà e autonomia, difendendo strenuamente la libertà del tempo personale e collettivo.
In The Effect di Fabrizio Falco-Silvio Peroni, su una scena asettica, come quella di una clinica, e letteralmente sotto i riflettori che vi puntano addosso le loro luci, si snoda una vicenda in cui l’ambiguità e la manipolazione del pre-potente personaggio maschile regnano sovrane – manipolazione attraverso la quale si instilla il seme del dubbio e della colpa, mentre l’uomo, sicuro di sé, avanza verso la conquista del potere.
Lo spettacolo è caratterizzato da una drammaturgia di impianto molto solido, classica, ben fatta, e tratta problemi di estrema attualità con sottigliezza, restituendo i colori e le complessità della psicologia, e della perdita di sé nella depressione. Vi si scontrano manipolazione, calcolo, tremenda lucidità e capacità di conservazione maschile, versus l’abilità tutta femminile di non credere in se stesse, di lasciarsi sviare, di mettersi in discussione. Vi troviamo inoltre un’interessante riflessione sulla definizione di malattia e di normalità e sulla medicalizzazione dell’esistenza.
Senza retorica o pontificare, lo spettacolo offre un quadro chiaro sulle dinamiche di potere, fra le persone e fra i due sessi, mettendo in discussione coloro che detengono oggi il sacro potere della “normalità”.
Riflessione complessa sul significato della depressione, fra visioni mediche e olistiche dell’essere umano.
Studio condotto da un gruppo di lavoro molto giovane composto da Tommaso Monza/Natiscalzi, e progetto finalista del premio Prospettiva Danza 2016, Sketches of Freedom è un insieme di brevi schizzi sulla libertà – sulla possibilità di essere liberi, sull’eventuale problematicità di un’assenza di libertà – caratterizzato da momenti ironici e sornioni.
Nei diversi quadri i performer sembrano esplorare altrettanti gradi di libertà. Il primo: il movimento è omogeneo, ripetuto, uniforme. Poi la deviazione dal movimento omogeneo, lo sfaldarsi del gruppo, mentre il singolo non riesce a stare al passo. Rivoluzione: piccole idee e pensieri che ognuno scrive e proietta nel futuro. La rivoluzione è faticosa/complicata. Si può rimandare. Tumultuosa, si nutre di fermo immagini rivoluzionarie. Improvvisazione: senza di essa non c’è innovazione, così viene proiettato sulle pareti. Quadro finale: un uomo nudo (forse una statua) e tre figure che se lo passano, come un manichino in carne e ossa. Poi tutti prendono parte a un finale in cui scandiscono il percorso del quadrato, rimandando forse al Quad di Beckett, per poi perdersi in una danza quasi tribale.
Degenerazione o liberazione dal tempo stabilito, da un ritmo e un percorso stabile, ferreo, quasi matematico – fino alla condivisione delle energie nel movimento.
Tutto finisce, come in un gioco di performer, che, quasi fossero in prova, semplicemente smettono di giocare.
Un gruppo molto giovane e certamente ancora acerbo, ma che ha presentato soluzioni intriganti per quanto riguarda l’uso delle proiezioni e le idee drammaturgiche sottostanti alla performance. Nonché per questa visione giovane del vuoto che ci sta risucchiando. Accidia.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Kilowatt Festival:
lunedì 18 luglio, ore 18.30
piazza Garibaldi – Sansepolcro
Kilow’Art#1 e Pietro Gaglianò presentano:
Nuova didattica popolare
(arte visiva, 60 minuti)

ore 20.30
Misericordia
Fabrizio Falco – Silvio Peroni presentano:
The Effect
(teatro, 80 minuti, prima nazionale)

ore 23.15
Santa Chiara
Tommaso Monza / Natiscalzi presentano:
Sketches of Freedom
(danza, 50 minuti, anteprima nazionale)

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