Realtà e surreale

Nella giornata di venerdì 24 luglio, Sansepolcro ospita il Teatro delle Ariette, Collettivo Superstite e Filippo Michelangelo Ceredi.

Il Cortile delle Laudi trasformato in aia, il grano maturo disteso sul pavimento a ricreare un ambiente naturale e affine allo spettacolo Trent’anni di grano – firmato dalle Ariette, che ne calpestano i chicchi facendoli entrare nel vivo del testo e dell’azione. Non solo parole, quelle raccontate da Paola e Stefano – sussurrate, nostalgiche o ironiche – ma anche lavoro quello che accompagna gli interpreti (ai quali si aggiunge Maurizio Ferraresi) – compagni di teatro e di vita nelle ultime tre decadi. Speranze e timori – la natura che rimane pur sempre imprevedibile – si alternano a momenti in cui un sogno si realizza o un progetto si trasforma in un campo solare di spighe dorate. È un viaggio, quello che sperimentiamo con i protagonisti, in giro per l’Italia, ma anche nel tempo che lentamente trascorre condizionando le nostre esistenze. Il tempo, nel suo volgersi, pone nuove problematiche, tra le quali accettare che ogni vita, animale o umana, abbia un suo ciclo e giunga a una conclusione. È un sogno ma anche un atto d’amore questo rievocare, compartecipato con gli spettatori/commensali. Un ritorno alla madre terra che accetta nuovamente nel suo grembo ciò che ha germinato. Una vita lontana dalla produzione consumista, che domina nella nostra società contemporanea, mentre quella di Paola e Stefano sembra affondare le radici nel passato e nei rapporti con coloro che li hanno preceduti, e che hanno trasfuso in loro bisogni e usi che testardamente sono stati presi in consegna e fatti propri. Il profumo della farina di grano duro, trasformata in tigelle, riempie il cortile con la stessa fragranza di un forno di paese. E intanto sorprende la caparbietà di chi si pone ancora la domanda se il denaro possa, in una situazione diversa, essere necessario e davvero utile – fondendosi così convivialità e spirito critico in un continuum piacevole e intelligente.

In seconda serata, Polvere di Collettivo Superstite. Una gabbia, una casa, un mondo e due esseri umani che consumano l’esistenza con gesti annoiati, mentre contemplano – cibandosi – un punto lontano. All’improvviso l’incanto è rotto, dapprima lentamente e, poi, con sempre maggiore veemenza. Ai primi segnali di sgretolamento non ci si bada, basta spostarsi un poco (dalle nostre certezze) o cercare un altro spazio, più sicuro, in cui rifugiarsi. Ma il perimetro è limitato, conchiuso, e la fine sembra giungere sempre più velocemente. Il parallelo con i cambiamenti climatici ogni giorno più incalzanti del nostro piccolo mondo pare materializzarsi in quel quadrato. Alla tranquillità e al fastidio iniziale, subentra la paura, che condiziona anche i rapporti interpersonali. Si pensa di porre rimedio alla catastrofe annunciata. Ma è troppo tardi. Si litiga, forse ci si trastulla, ci si ostina a fermare la deriva che li/ci sta travolgendo. Buon uso del materiale sabbia e del sonoro a evidenziare il procedere dell’azione e i momenti clou. Un racconto non verbale, tutto giocato sulla mimica e l’incalzare degli eventi che trova una soluzione finale (ammesso che ci sia) che, in parte, sfugge ma che, comunque, fa riflettere.

In chiusura di giornata, lo spettacolo Eve #2 di e con Filippo Michelangelo Ceredi, sotto il cielo stellato del Chiostro di Santa Chiara. La performance lascia perplessi, quasi privi di parole. Sulla scena si mischiano gesti quotidiani, come lavare il pavimento o mangiare una banana, ripetuti con lentezza, ad altri – soprattutto nella parte centrale – più lirici. La voce di una folla che acclama il dittatore di turno forse l’unico momento intellegibile. Sembra di assistere a un ciclo storico che si ripropone sempre uguale a se stesso. L’ossessione per la pulizia, segno dei tempi andati ma non ancora finiti, fa da padrona fino al parossismo. Una specie di monolite, porta e balcone, posto al centro del palco, muta di colore dall’argento metallico al nero pece, e rende possibile un minimale procedere dell’azione. Un’operazione mimica solo parzialmente comprensibile nel suo significato, in quanto i gesti usuali che vediamo sul palco paiono spesso fini a se stessi.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Kilowatt Festival 2020:
Sansepolcro, varie location
venerdì 24 luglio, ore 19.30
Cortile delle Laudi
Teatro delle Ariette presenta:
Trent’anni di grano
ideazione e interpretazione Paola Berselli e Stefano Pasquini
e con Maurizio Ferraresi
regia Stefano Pasquini

ore 22.10
Chiostro di San Francesco
Collettivo Superstite presenta:
Polvere
regia e interpretazione Riccardo Reina
con Annalisa Esposito e Giulio Bellotto

ore 22.45
Chiostro di Santa Chiara
Eve #2
di e con Filippo Michelangelo Ceredi
scene Adriana Renna
suono Maurizio Pini
spettacolo ideato per la Biennale Teatro Atto IV Niscondi(no)

(Polvere: Foto di Elisa Nocentini)

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