Da Isacco a Shakespeare in direzione Luna

61568741 1596092490523325 6159044632165482496 NSeconda giornata per il Festival diretto da Luca Ricci e Lucia Franchi, che respira l’atmosfera rinascimentale di Sansepolcro

Il mondo dei ricordi veri o presunti, personali o altrui, torna spesso quale tema portante nei lavori di Cuocolo-Bosetti. Anche in questo Imitation of Love – in collaborazione con Officine Papage – si affrontano sentimenti che non sono mai stati esplicitati, per vari motivi. Nel raccolto atrio del Palazzo delle Laudi, trasformato per l’occasione in un ipotetico ring, si scontrano i cinque componenti di questa famiglia ben poco ideale. Il riferimento alle Sacre Scritture (il sacrificio di Isacco) esplicita ed esemplifica il rapporto padri/figli, potere/obbedienza – in cui quest’ultima arriverebbe fino ad acconsentire a una morte iniqua. I racconti, a volte sussurrati, in altri urlati e portati sino al confronto fisico diretto, si intersecano; ma sono i primi quelli che colpiscono maggiormente grazie a una superiore capacità di coinvolgimento. Nonostante la vicinanza attori/spettatori, con il pubblico praticamente in scena, alcune sezioni drammaturgiche non si giovano della stessa incidenza emotiva. I rintocchi del gong, che scandiscono le fasi del confronto, inficiano la continuità emotiva. L’impossibilità della riconciliazione traspare con maggiore forza, paradossalmente, nei momenti di maggior raccoglimento, laddove ognuno racconta la propria verità e l’impossibilità di realizzarsi pienamente. Le voci “fuori campo” – bimba e cagnolino – generano quella casualità che, in alcune occasioni, può tornare utile per ricreare il senso di unicità e di caos intrinseco a ciascuna esistenza. Rimangono comunque dei dubbi sulla necessità di utilizzare la metafora del ring per la messa in scena, e che una maggiore scorrevolezza gioverebbe alla performance aumentandone l’incisività.

In prima serata Shakespearology che, nella forma, strizza ironicamente l’occhio a un format televisivo di successo (Mai Dire…) e, come sempre, anche in questa scelta stilistica si dà immediatamente la cifra dei suoi ideatori, Sotterraneo, che qui si avvalgono della presenza scenica di Woody Neri – il quale è, di volta in volta, mattatore, narratore di sé stesso e sagace provocatore. Le voci fuori campo, ottimamente utilizzate, danno il ritmo dello spettacolo aprendo squarci sulla Gran Bretagna all’epoca del Bardo, sulle dinamiche del piccolo borgo, ma anche sulla Londra elisabettiana evocata attraverso il brano Desolation Row, uno tra i tanti momenti musicali che fanno da contrappunto eppure ricreano il mood delle situazioni narrate. Vero e falso, aneddoti e dicerie, tessono il filo di una performance decisamente originale. Le provocazioni rispetto alle opere minori o all’essere più mercante che artista sono rintuzzate dal maggiore drammaturgo di lingua inglese a una a una, e sollecitano risposte a domande altrettanto imbarazzanti: “Cos’è il teatro contemporaneo? Con questo lavoro riuscite a mantenervi? Che genere di teatro fate e come definireste un Festival come quello che ci ospita?”. L’attualità entra in gioco e palesa, in poche incisive battute, tutte le difficoltà del settore, e di coloro che intraprendono questa strada con professionalità scontrandosi, quasi quotidianamente, con la scarsa redditività o addirittura la richiesta di prestazioni gratuite in cambio del proprio impegno. Non lascia un attimo di respiro, lo spettacolo, con sollecitazioni continue – tra passato e presente. La scenografia minimale è compensata dalla duttilità dell’attore – ottimamente assecondato dalle luci. Cantante e ballerino, Neri è in grado di stare al passo con i continui cambi di ritmo: le improvvise accelerazioni, i momenti d’introspezione, le restituzioni musicali che si intrecciano ai racconti – a volte epici, altre goliardici, senza dimenticare i rapporti con la famiglia, abbandonata a Stratford-upon-Avon, e con i potenti dell’epoca (Elisabetta I ma anche Giacomo I d’Inghilterra). Ma nella vita si muore solo una volta? Dipende. Se sei un drammaturgo, anche più volte e sempre in maniera differente. Alla fine rimane solo una domanda inevasa: “Questo, che teatro è?”. Al pubblico, la risposta. E la suddetta, al momento, è solo l’ultima, intelligente provocazione di Sotterraneo.
Gli anniversari di scoperte o conquiste, nascite o morti, stanno diventando, e sempre con maggiore frequenza, motivo di rievocazione anche a teatro, così da proporre gli aspetti meno conosciuti di fatti eclatanti. Arditodesìo fruga nel passato per portare alla luce un personaggio secondario rispetto all’epica massmediatica, un astronauta che non ha mai toccato la Luna eppure ha contribuito al successo della missione Apollo 11. Fly me to the Moon, a 50 anni dallo sbarco dell’uomo sull’unico satellite naturale della Terra (evento allora trasmesso da tutti i mezzi d’informazione di massa), affronta il tema attraverso il rapporto familiare tra un astronauta, sua moglie e i figli (adombrati nei discorsi ma non in scena). Da una parte, un’unione difficile messa in ombra dalle esigenze della Nasa e dalle ambizioni dell’astronauta; dall’altra, il racconto di quella spedizione, e delle successive, che si giova di un piglio scientifico e arriva a spiegare le scoperte e le tecniche che hanno reso possibile l’impresa. L’aspetto scientifico e quello dei rapporti personali hanno, però, difficoltà a coniugarsi a livello drammaturgico e solo in alcuni momenti acquisiscono la dovuta pregnanza – ossia, la nascita della Luna e la scelta estrema dell’astronauta a causa del proprio fallimento. Troppo spesso, d’altro canto, i due percorsi avanzano paralleli con l’aspetto scientifico che, a tratti, risulta specialistico e asettico, o poco coinvolgente, in quanto pura informazione. Vi è, peraltro, un’esaltazione delle capacità umane, anche da parte della donna, nel momento in cui tenta di seguire il percorso del compagno, che dà un buon ritmo in crescendo ad alcune situazioni. La lunghezza dello spettacolo non aiuta a coglierne le parti essenziali che, alla fine, si disperdono tra le pur curate e precise informazioni scientifiche.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Kilowatt Festival 2019:
Sansepolcro (AR), varie location

sabato 20 Luglio 2019
ore 18.00
Palazzo delle Laudi
Cuocolo – Bosetti / Officine Papage presentano:
Imitation of Love

ore 20.15
Teatro alla Misericordia
Sotterraneo presenta:
Shakespearology
con Woody Neri

ore 23.00
Chiostro Santa Chiara
Arditodesìo presenta:
Fly me to the Moon

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