La saggezza dei bambini insegnata agli adulti

Per la rassegna Tramedafrica, nel chiostro di via Rovello, Manfeï Obin canta la Costa d’Avorio attraverso storie che, pur avendo per protagonisti i bambini, fanno riflettere soprattutto i più grandi.

Seduto per terra al centro del chiostro del Piccolo di via Rovello, un gruppo nutrito soprattutto di giovani (e di alcune persone più grandi) è subito catturato da Manfeï Obin, dalla simpatia, dalla mimica, dalla voce e dai particolarissimi strumenti tipici della regione (arco musicale o flauto in bambù) di questo cantastorie originario della Costa d’Avorio che da 25 anni porta in giro per l’Africa e la Francia i suoi racconti e, per la prima volta (in occasione della rassegna Tramedafrica) in Italia.

Fin dall’inizio l’attore cerca d’instaurare col pubblico un rapporto diretto e confidenziale, necessario nella cultura africana quando un cantore inizia il proprio racconto. Il fascino che esercita Obin e il coinvolgimento che riesce a suscitare fanno superare il disagio della location e della barriera linguistica e, nonostante la narrazione alterni dialetto africano e francese (con il supporto di un attore che traduce simultaneamente, Olivier Elouti), anche chi non comprende altro che l’italiano riesce a ridere, a commuoversi, a indignarsi nei momenti giusti – persino prima che arrivi la traduzione di Olivier.

Ad aiutare sicuramente la simpatia, la saggezza e la tenerezza di due storie tipiche della cultura di Manfeï e legate tra loro: entrambe, infatti, hanno per protagonisti dei “piccoli saggi” che hanno molto da insegnare ai più grandi – nonostante questi ultimi si comportino da scettici nei loro confronti solo perché convinti che i bambini non siano abbastanza intelligenti per insegnare qualcosa agli adulti.

Lo stesso protagonista, Manfeï, ci avvisa: “queste sono storie che di solito si raccontano a genitori troppo severi, autoritari e poco indulgenti”. Nella prima, infatti (ambientata molto indietro nel tempo, quando “le galline non sapevano ancora bere ma parlavano”), un piccolo pulcino insegna ai polli adulti come bere; dopo la diffidenza iniziale tutti ringraziano il piccolo per aver svelato un gesto semplice, rimasto nel mistero per generazioni.

Nel secondo racconto – che mescola saggezza popolare, riflessioni filosofiche e spiegazioni mitologiche sull’origine di alcuni elementi della natura – il cantastorie ci racconta di Kpombossou-Ambombossou-Kokofoussou–Andoh, bambino che a soli quattro mesi di gestazione, vuole uscire dalla pancia della madre: dopo le prime discussioni, riesce a emergere dal suo ginocchio e a dimostrarsi molto più utile, intelligente e risoluto in molte situazioni che gli adulti non riescono a fronteggiare.

Aldilà degli spunti divertenti e comici, lo spettacolo fa riflettere su tematiche importanti quali la rivendicazione della libertà personale, la necessità di vivere a contatto con gli altri, la capacità di affermare la propria identità oltre ogni pregiudizio e, cosa ancora più importante, il saper ammettere i propri errori e le proprie mancanze rinunciando alla presunzione e aprendosi al confronto con l’altro.

È soprattutto quest’ ultimo punto il nodo fondamentale delle storie di Manfeï Obin: attraverso due piccoli protagonisti – sagacemente raccontati in toni tra il divertente e l’umoristico – le sue storie ci insegnano, senza retorica, l’importanza di accettare chi è diverso da noi; ci insegna, insomma, che molte persone che riteniamo erroneamente insignificanti, possono essere invece incontri preziosi per la nostra crescita, se sappiamo interpretare ogni situazione nel modo giusto, fuori da un’ottica di presunzione e di superiorità. Lezione basilare in una società multietnica come la nostra, che però è ancora incapace di accettare e accogliere chi è considerato diverso; lezione ancora più importante se a farla è un diretto interessato, chi sta dalla parte di quelli che di solito sono allontanati, esclusi, guardati con sospetto.

Unico “difetto”, l’eccessiva lunghezza della narrazione: quando il racconto sembra finire e consegnare al pubblico la propria morale, l’attore chiede al pubblico se vuole sentire il seguito della storia: il segreto risiede nel trovare compagni non troppo curiosi, che “rischino” di far prolungare il racconto per ore.

Lo spettacolo continua:
Rassegna Tramedafrica
Chiostro del Piccolo Teatro Grassi
via Rovello, 1 – Milano
mercoledì 21 settembre e venerdì 23 settembre, ore 19.30
Kpombossou-Ambombossou-Kokofoussou–Andoh
di e con Manfeï Obin e con Olivier Elouti (traduttore in scena)
Prima nazionale

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